La società compra progetti autorizzati con connessione per crescere senza code.
Due numeri, messi uno accanto all’altro, raccontano bene il mercato britannico delle rinnovabili. Il primo è un tasso di crescita del 180%, sostenuto da un finanziamento di portafoglio da 1 miliardo di sterline, che la sezione notizie di Enviromena rivendica come il risultato di «un anno enorme» per la società. Il secondo è il 2036: l’anno in cui, secondo quanto riportato, potrà connettersi alla rete un sistema di accumulo a batterie da 30 MW che la stessa azienda ha nel Northumberland. Dieci anni di attesa per un impianto la cui costruzione, in genere, è questione di mesi. La distanza tra la velocità con cui si muove il capitale e quella con cui si muove la rete è il punto da cui partire per capire la strategia di Enviromena.
Un miliardo di sterline e un’attesa di dieci anni
Il rinvio è stato deciso da Northern Powergrid, l’operatore della rete di distribuzione dell’area, che ha spostato ulteriormente in avanti la data di connessione della batteria. Il dettaglio è emerso in un articolo di Solar Power Portal sul parco solare di Horsey Levels, in Somerset, entrato in funzione attraverso uno schema di National Grid. Lo stesso operatore, quindi, ha un impianto che produce e un altro che resta fermo in attesa di un punto di allaccio.
Quanto al 180%, conviene leggerlo con una certa cautela: la società non specifica su quale base sia calcolato, né rispetto a quale periodo, e una crescita percentuale così alta dice molto anche sulle dimensioni di partenza. Resta però un’indicazione della direzione presa. E pone una domanda: se la rete blocca per anni chi sviluppa un progetto da zero, come si continua a crescere a questi ritmi? La risposta di Enviromena è comprare ciò che la coda di connessione l’ha già superata.
La strategia di chi compra progetti già pronti
Il caso più recente è l’acquisizione di un progetto solare da 27,5 MWp nell’Essex, presentata dalla società come il primo passo di una partnership da 233 MWp con lo sviluppatore Innova. Il MWp, megawatt di picco, misura la potenza massima dei pannelli in condizioni ideali, non l’energia effettivamente prodotta in un anno, che dipende da irraggiamento e ore di sole. Il punto, qui, è un altro: si tratta di progetti che hanno già fatto il percorso autorizzativo e, soprattutto, hanno già una prospettiva di connessione. In un mercato in cui l’allaccio è la risorsa scarsa, un progetto pronto da costruire somiglia a un posto prenotato in una sala d’attesa affollata: chi lo compra non paga solo i terreni e i permessi, paga il tempo risparmiato.
Lo stesso schema si vede nel progetto Longpasture, il secondo più grande progetto britannico di Enviromena finora, acquisito da Bluefield Solar e arrivato all’avvio dei lavori. E non riguarda solo Enviromena: in un’analisi sul mercato delle fusioni e acquisizioni pubblicata da Solar Power Portal, l’analista di mercato di Solar Media indica la società, insieme a Uniper e TotalEnergies, tra gli acquirenti più visibili di progetti pronti da costruire.
Il secondo pilastro del modello è mettere al sicuro i ricavi prima ancora di accendere gli impianti. Enviromena ha firmato accordi di acquisto di energia a lungo termine con EDF per tre siti solari che beneficiano di contratti CfD, il meccanismo pubblico che garantisce un prezzo di riferimento per l’elettricità venduta. Un altro esempio è Medebridge, premiato come Green Collaboration of the Year ai Green Awards UK 2026 grazie a un contratto di acquisto di energia aziendale della durata di dieci anni con un’università, che acquista l’80% della produzione annua dell’impianto. Qui la distinzione tra potenza e prezzo diventa concreta: la potenza installata determina quanto si può produrre, ma è il contratto a stabilire a quanto si venderà, e per quanti anni. Resta un dubbio di fondo: il vantaggio di chi compra progetti pronti regge solo finché questi progetti restano rari. Se la riforma delle connessioni funzionasse davvero, l’offerta aumenterebbe e il premio pagato per saltare la coda si ridurrebbe.
381,5 GW sulla carta, 233 MWp da verificare
Ed è proprio la riforma il quadro di sistema in cui leggere tutta la vicenda. Secondo NESO, il gestore del sistema elettrico britannico, la riforma delle connessioni ha sbloccato 381,5 GW di capacità pronta per essere costruita e potrebbe liberare fino a 40 miliardi di sterline l’anno di investimenti. Sono cifre che vanno lette per quello che sono: capacità riordinata in graduatoria e investimenti potenziali, non impianti già allacciati né capitali già spesi. Se la promessa si traducesse in connessioni più rapide, date come quella del 2036 dovrebbero diventare l’eccezione.
Sul fronte aziendale, il numero concreto da seguire è un altro. Secondo quanto riportato da Energy Global, Enviromena prevede di acquisire da Innova 233 MWp di solare e 75 MW di batterie co-locate entro la fine del 2026. A poco più di due mesi da quella scadenza, i 27,5 MWp dell’Essex rappresentano poco più di un decimo dell’obiettivo dichiarato.
Nei prossimi mesi, quindi, ci sono due cose da guardare. La prima è quanta parte di quei 233 MWp risulterà effettivamente acquisita entro dicembre. La seconda è se le date di connessione comunicate dagli operatori di rete cominceranno ad anticiparsi. Se la riforma di NESO funziona, la scarsità di progetti pronti si attenuerà, e con essa il vantaggio di chi oggi li compra. Se non funziona, una batteria che aspetta dieci anni per essere collegata resterà la regola più che l’eccezione.




