Onuba a Huelva supera la FID: 300 MW in cantiere su 2.000 MW, con 304 milioni pubblici.
Trecento megawatt di elettrolisi per 45.000 tonnellate di idrogeno verde all’anno, con l’opzione di aggiungerne altri 105. Sono i numeri della prima fase dell’Andalusian Green Hydrogen Valley, il progetto che Moeve porta avanti a Huelva e che nel settore viene chiamato Onuba. «Oggi, da Huelva, abbiamo annunciato l’avvio della costruzione della prima fase», si legge nel post di Maarten Wetselaar pubblicato il 17 settembre. A poco più di un mese di distanza la notizia non è più fresca. Proprio per questo conviene guardarla con calma, per capire cosa dimostra davvero e cosa no.
300 megawatt che hanno superato la linea della FID
Il rapporto fra potenza e produzione dà la misura dell’impianto. Un elettrolizzatore usa elettricità per scindere l’acqua in idrogeno e ossigeno. Qui 300 MW di capacità corrispondono, secondo i dati diffusi da Moeve, a 45.000 tonnellate l’anno, cioè circa 150 tonnellate per megawatt installato. L’investimento cumulativo supera il miliardo di euro. Nel discorso pubblicato dal Governo spagnolo la cifra è indicata come «non inferiore a 1 miliardo», per una capacità iniziale di 300 MW espandibile a 405 MW.
La taglia, però, non è il dettaglio che conta di più. Di progetti da centinaia di megawatt ne sono stati annunciati molti. A fare la differenza è lo stato di avanzamento. Come riporta la testata IPE Real Assets, Onuba è il più grande progetto di elettrolizzatore del sud Europa ad aver raggiunto la Final Investment Decision e ad aver aperto il cantiere. La FID è il momento in cui gli investitori firmano e i soldi diventano impegni vincolanti: segna il confine fra un rendering e un impianto. Viene allora da chiedersi chi abbia reso possibile questo passaggio e quanto della scommessa sia davvero privata.
Fase uno contro visione da 2 gigawatt
La FID non è nata nel vuoto. Secondo l’agenzia di analisi energetica Enerdata, la Commissione europea ha designato il progetto come Project of Common European Interest (PCI). Il Governo spagnolo gli ha inoltre assegnato 304 milioni di euro per sviluppare 400 MW. I fondi arrivano dal Recovery, Transformation and Resilience Plan, finanziato da NextGenerationEU attraverso lo schema Hydrogen Valleys. In altre parole, una quota consistente del rischio della prima fase è coperta da denaro pubblico europeo, e la capacità finanziata coincide di fatto con la versione espansa del primo impianto.
Accanto a questi numeri c’è l’orizzonte dell’intera valle. Sempre secondo il Governo spagnolo, l’Andalusian Valley nel suo complesso potrebbe arrivare a 2.000 MW, con 3 miliardi di euro di investimenti e una produzione di 300.000 tonnellate. Il rapporto tonnellate per megawatt resta coerente con quello della prima fase. Ma i 300 MW oggi in costruzione sono appena il 15% della visione complessiva. Il verbo scelto per il resto è «potrebbe», non «sarà». Ne nasce una domanda scomoda: se anche un progetto con status PCI e fondi pubblici dedicati costruisce solo una frazione di ciò che promette, che cosa succede ai progetti che non hanno né l’una né gli altri?
Un momento storico in un mercato fermo ai blocchi
Nei commenti al post di Wetselaar, il Congreso Nacional Hidrógeno Verde ha definito l’approvazione della FID di Onuba un «momento storico» per il mercato europeo dell’idrogeno verde. L’aggettivo è legittimo, ma va letto al contrario: se raggiungere una decisione di investimento basta per entrare nella storia, significa che nel settore succede di rado. I numeri globali lo confermano. Secondo l’analisi di ING Research sull’idrogeno, nel mondo ci sono circa 1.700 progetti di idrogeno pulito in fase di pianificazione. Per la maggior parte della capacità di idrogeno verde, però, la decisione finale di investimento non è ancora arrivata.
Anche in Spagna, che con Huelva diventa la vetrina del sud Europa, i grandi operatori si muovono con prudenza. Come riporta la testata specializzata gasworld, Iberdrola ha ritirato due progetti di idrogeno verde dalla seconda asta nazionale per l’idrogeno. Repsol, invece, ha presentato due offerte per un totale di 183,2 milioni di euro. Sono due scelte diverse, ma raccontano la stessa cosa: un settore che seleziona con attenzione dove mettere i soldi, e che costruisce molto meno di quanto annunci.
Per chi progetta e gestisce impianti, Onuba fissa un riferimento concreto. Nel sud Europa un elettrolizzatore da centinaia di megawatt può superare la FID ed entrare in costruzione, se ha alle spalle una designazione europea e un contributo pubblico pari a una parte significativa dell’investimento. Il passaggio dalla prima fase alla scala piena, però, è tutto da dimostrare. Da una parte c’è una fase finanziata e in cantiere. Dall’altra un’espansione verso i 2.000 MW che per ora esiste solo nei documenti. Per il settore la domanda non è più quanti progetti vengono annunciati, ma quanti arrivano al cantiere come Onuba. E quante fasi successive seguiranno davvero la prima.




