Il fotovoltaico pesa quasi un quinto dei ricavi del gruppo, ma la filiera industriale ha chiuso il 2025 in perdita
Il marchio che compare sul televisore del salotto, o sul condizionatore in camera da letto, oggi installa anche pannelli fotovoltaici sui tetti. In Cina TCL lo ha fatto con quasi 360.000 famiglie rurali. Lo scorso agosto TCL Electronics Holdings ha comunicato di valutare lo scorporo della sua attività solare e una quotazione separata in Borsa. Non è una notizia delle ultime ore, ma conviene guardarla con attenzione perché segue una strada già presa da altri grandi nomi degli elettrodomestici. Spiega anche qualcosa di utile a chi oggi sta pensando di mettere i pannelli sul tetto: che cosa succede se compri l’impianto da chi fa televisori e quell’azienda decide che il solare deve diventare un’altra società?
Il televisore, il condizionatore e ora il tetto
Per TCL Electronics il fotovoltaico non è più un’attività di contorno. Secondo i dati della società, nel 2025 i ricavi del segmento solare sono saliti del 63,6%, arrivando a 21,06 miliardi di dollari di Hong Kong. Corrispondono a circa il 18,4% del fatturato complessivo del gruppo, che nel 2025 è stato di 114,58 miliardi. In pratica quasi un euro su cinque incassato dall’azienda arrivava dal sole. A fine 2025 TCL Electronics dichiarava 8 GW di capacità installata in Cina, oltre 340 progetti industriali e commerciali, più di 2.530 canali di distribuzione e, appunto, quasi 360.000 famiglie rurali sotto contratto.
Sono numeri da attività in forte crescita. Viene quindi spontaneo chiedersi perché un’azienda voglia staccare dal resto proprio la parte che cresce più in fretta.
Due facce dello stesso sole
Per capirlo bisogna guardare l’intero gruppo TCL e non solo la parte che vende impianti alle famiglie. Accanto al fotovoltaico domestico c’è la filiera industriale, che fa capo a TCL Zhonghuan. TCL aveva acquisito il produttore di wafer Zhonghuan nel 2020, come raccontava pv magazine in un resoconto di allora. In seguito lo aveva scisso e ricapitalizzato, prevedendo di investire oltre 2 miliardi di renminbi (circa 285,8 milioni di dollari) per sviluppare le attività nei semiconduttori e nel fotovoltaico.
Le dimensioni restano notevoli: stando ai dati diffusi da TCL Zhonghuan, nel 2025 la società ha registrato 22,725 miliardi di yuan di ricavi nel fotovoltaico e ha spedito 15,1 GW di moduli. I conti, però, sono un’altra cosa. Come riportava pv magazine a gennaio di quest’anno, nel 2025 TCL Zhonghuan ha chiuso con una perdita stimata tra 8,2 e 9,6 miliardi di yuan, perché l’eccesso di offerta ha fatto crollare i prezzi. Vendere molti pannelli, in questa fase, non ha significato guadagnare.
Anche il mercato cinese nel suo complesso ha frenato. Secondo i dati raccolti da OPIS sul rallentamento cinese, tra gennaio e maggio 2026 le nuove installazioni sono state 59,59 GW, quasi il 70% in meno rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente. È un calo molto netto, in un settore che fino a poco prima sembrava non conoscere battute d’arresto.
Su questo sfondo va letta la spiegazione ufficiale. Nel comunicato depositato da TCL Electronics si legge che la quotazione separata permetterebbe all’azienda di concentrarsi sugli elettrodomestici intelligenti a livello globale. Il ramo fotovoltaico, dal canto suo, potrebbe perseguire una strategia di crescita indipendente e ampliare i propri canali di finanziamento. È una motivazione plausibile. Letta insieme ai numeri della filiera, dice anche un’altra cosa: il solare è un settore promettente ma soggetto a forti oscillazioni, e un gruppo che vive di televisori e frigoriferi ha buoni motivi per tenerne separati rischi e capitali.
Quando tutti fanno la stessa mossa
TCL non è l’unica a muoversi in questa direzione. Skyworth Photovoltaic, il ramo solare dell’omonimo gruppo, sarà quotata sul listino principale di Hong Kong tramite una cosiddetta «introduzione». A differenza di una normale offerta pubblica, questa modalità non prevede l’emissione di nuove azioni né la raccolta di capitali: la società arriva in Borsa come entità autonoma senza chiedere soldi al mercato. Haier si era mossa già a fine 2025: il 31 dicembre Haier Energy Technology ha completato il deposito regolamentare che precede una possibile quotazione futura.
Tre grandi marchi dell’elettronica di consumo hanno quindi preso, con tempi e modi diversi, la stessa decisione: il solare deve avere un bilancio e una governance propri. Che cosa significa per chi valuta un impianto? Il nome stampato sulla scatola dei pannelli conta meno di quanto sembri. Un impianto fotovoltaico si ripaga in molti anni e nel frattempo servono assistenza, garanzie e ricambi. Dopo uno scorporo, a fornire tutto questo è la società che gestisce davvero il ramo solare, con i suoi conti e il suo accesso al credito, e non la capogruppo che produce televisori.
Le scelte di TCL, Skyworth e Haier non dicono che il solare domestico non convenga. Dicono che anche i grandi gruppi lo considerano un’attività diversa dalle altre, da tenere a parte proprio perché è molto instabile. Prima di firmare un contratto vale quindi la pena chiedere quale società seguirà l’impianto nei prossimi anni e quanto è solida. Il marchio che conosciamo dal salotto, da solo, non basta a garantire l’impianto sul tetto.




