Il progetto era bloccato da Regione e ministero, ma il Tar ha accolto il ricorso della società
In Italia i progetti agrivoltaici non mancano. Quello che manca è il tempo per costruirli. Lo mostra bene una sentenza del Tar Lazio che, come riportava Staffetta Quotidiana nell’articolo del 7 settembre, ha accolto il ricorso della società Sun Legacy 5 e annullato il diniego di Via del Mase, il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, per un impianto agrivoltaico da 87,3868 MWp nel Comune di Tarquinia, in provincia di Viterbo. Non è una notizia delle ultime ore. È però un buon punto di osservazione su un problema più ampio: perché un settore con tanti progetti in fila avanza così lentamente.
Due gigawatt sulla carta, uno da costruire
Partiamo dai numeri. Secondo i dati presentati al forum di Legambiente e riportati da La Nuova Ecologia, nell’ambito del PNRR sono stati selezionati oltre 700 progetti agrivoltaici, per una potenza installabile prossima ai 2 gigawatt. L’obiettivo del Piano era sostenere la realizzazione di 1,04 gigawatt entro il 30 giugno 2026. In altre parole, la potenza selezionata è quasi il doppio di quella che bisognava avere realizzato.
Conviene però ricordare di che cosa parliamo. Sono gigawatt di potenza, cioè la capacità massima degli impianti, non energia effettivamente prodotta, e soprattutto sono progetti selezionati, non impianti allacciati alla rete. La scadenza di fine giugno è ormai alle spalle da quasi quattro mesi. E secondo Legambiente il quadro di quest’anno era chiaro: aumentano gli investimenti e i progetti, «ma la loro realizzazione procede a rilento». Se i progetti abbondano, dove si fermano?
Tarquinia, cronologia di un diniego annullato
Un impianto da 87,3868 MWp non è una quota trascurabile in un mercato che si misura in gigawatt: vale poco meno di un decimo dell’obiettivo PNRR di 1,04 GW. La sua storia amministrativa, ricostruita nella sentenza del Tar Lazio, comincia il 1° agosto 2023. Quel giorno Sun Legacy 5 presenta l’istanza di valutazione di impatto ambientale, ai sensi dell’articolo 23 del decreto legislativo 152 del 2006, per un impianto agrivoltaico di potenza nominale pari, appunto, a 87,3868 MWp.
Passa più di un anno e mezzo. Il 14 marzo 2025 la Regione Lazio, con la Determinazione n. G03207, esprime parere negativo di Valutazione di Incidenza Ambientale, la procedura che verifica gli effetti di un progetto sulle aree naturali protette. A quel parere segue il diniego di Via da parte del Mase. La società ricorre, e il Tar Lazio le dà ragione, annullando il provvedimento ministeriale.
Che cosa succede adesso? L’impianto non ottiene automaticamente il via libera. Come spiega Quotidiano Energia, il Mase e le altre amministrazioni coinvolte dovranno riesaminare l’istanza di Via presentata da Sun Legacy 5. Il progetto torna così, di fatto, sul tavolo dei funzionari, più di tre anni dopo la presentazione della domanda. È questo il punto che i numeri aggregati non mostrano: tra parere negativo, diniego, ricorso e riesame, il tempo amministrativo pesa sul calendario di un impianto più di qualsiasi variabile di mercato. E ogni passaggio annullato in sede giudiziaria non accorcia la strada, ma la fa ripartire da una tappa precedente.
Sarebbe però sbagliato leggere la sentenza come il segnale di un tribunale schierato a favore di chi costruisce. Il Tar non annulla per principio. Lo dimostra un’altra decisione dello stesso giudice amministrativo.
Lo stesso tribunale, l’altro lato della bolletta
Sempre il Tar Lazio, come riferisce la stessa Staffetta, ha respinto il ricorso di Samaplast contro il diniego di iscrizione all’elenco delle imprese energivore per il 2024, quelle che grazie all’alto consumo di elettricità possono accedere ad agevolazioni sugli oneri. Qui il giudice è stato netto: come sintetizza l’analisi dello Studio legale Scarlino, la conformità della diagnosi energetica ai requisiti sostanziali dell’Allegato 2 al decreto legislativo 102 del 2014 è condizione essenziale per ottenere e mantenere l’agevolazione. Da una parte chi vuole produrre energia vince, dall’altra chi ne consuma molta perde. Il filo comune non è l’indulgenza, ma il controllo su come le amministrazioni applicano le regole: nel primo caso il diniego non ha retto, nel secondo i requisiti mancanti hanno avuto la meglio.
Per capire dove va l’agrivoltaico italiano, quindi, il numero da guardare nei prossimi mesi non è quello dei progetti selezionati, che già supera l’obiettivo. Sono due indicatori più concreti: l’esito del riesame sugli 87,3868 MWp di Tarquinia e quanta parte dei circa 2 GW scelti nel PNRR arriverà davvero in cantiere. È la velocità di questo passaggio, dall’autorizzazione al cantiere, a misurare la distanza tra i gigawatt sulla carta e gli 1,04 GW che il Piano voleva già realizzati entro giugno.




