Natura” nei documenti UE cresce da 0,34 a 1,71 volte ogni 100 parole.

Nel 2017, nei documenti di politica climatica europea, la parola chiave “natura” e i termini collegati comparivano circa 0,34 volte ogni 100 parole. Nel 2018 il valore sale a 0,94, nel 2019 arriva a 1,71: in due anni la frequenza è cresciuta di cinque volte. È il dato da cui parte l’analisi pubblicata da Sciences Po sulla coerenza delle politiche del Green Deal europeo, diffusa a inizio settembre. Non è una notizia di giornata, ma un’analisi utile per capire una cosa: il vocabolario della politica climatica dell’Unione è cambiato in modo misurabile. Resta da capire se, insieme alle parole, sono cambiate anche le scelte.

Contare le parole per misurare una svolta

Il metodo è semplice nella logica e molto ampio nei dati. Gli autori hanno costruito un corpus di documenti ufficiali e ne hanno misurato il lessico per categoria tematica, normalizzando le occorrenze ogni 100 parole. Così si possono confrontare testi di lunghezza molto diversa. La prima analisi comprende 51 bozze dei Piani nazionali integrati per l’energia e il clima (NECP), le 108 raccomandazioni ufficiali che la Commissione europea ha inviato agli Stati membri e i 51 NECP finali. In pratica copre tutto il ciclo: la proposta nazionale, il commento di Bruxelles, la versione definitiva. La seconda analisi completa la prima con 10 Conclusioni del Consiglio Ambiente sui negoziati COP dell’UNFCCC, cioè le posizioni con cui l’Unione si presenta ai vertici internazionali sul clima.

Il salto della categoria “natura” tra il 2017 e il 2019 coincide con un fenomeno già osservato in letteratura. Secondo Paleari (2024), all’interno della Commissione europea sta emergendo un nesso tra clima, biodiversità ed economia circolare: tre filoni che per anni hanno avuto direzioni generali, strumenti e obiettivi separati e che ora tendono a comparire negli stessi documenti. Il conteggio delle parole conferma questa convergenza sul piano del discorso. Il passo successivo è più difficile: se il lessico si avvicina così in fretta, la convergenza tiene anche quando si devono scrivere le regole?

Stessi traguardi, ricette diverse

Per rispondere bisogna partire da cosa quel linguaggio deve tradurre. L’11 dicembre 2019 la Commissione europea ha pubblicato il “European Green Deal”, il quadro che da allora orienta la politica climatica ed energetica dell’Unione. Come ricorda la pagina della Commissione dedicata al Green Deal, il programma è stato lanciato dalla presidente Ursula von der Leyen nel 2019. Fissava una riduzione delle emissioni di almeno il 50% entro il 2030, con l’intenzione di arrivare al 55%. L’obiettivo della neutralità climatica al 2050 è diventato giuridicamente vincolante con la Legge europea sul clima. Sono numeri precisi, e per gli Stati membri lo strumento principale per rispettarli sono proprio i NECP. Questi piani, spiega la Direzione generale Energia della Commissione, sono stati aggiornati per incorporare gli obiettivi ambiziosi fissati dal Green Deal.

Qui lo studio mette in discussione l’idea di una transizione già integrata. Secondo l’abstract dell’articolo scientifico, le sinergie apparenti tra obiettivi mascherano tensioni che nascono da prescrizioni divergenti e da priorità politiche diverse. La distinzione conta. Un obiettivo dice dove arrivare, per esempio meno emissioni, più biodiversità, meno rifiuti. Una prescrizione dice come arrivarci: quale tecnologia incentivare, quale uso del suolo consentire, quale materiale preferire. Due politiche possono condividere il traguardo e indicare strade che si escludono a vicenda.

Gli autori sono netti anche sul caso più favorevole: anche dove le strategie convergono sugli obiettivi, le tensioni di fondo restano. Quindi l’aumento delle menzioni della natura nei piani energetici non è un indicatore affidabile di coerenza. Può indicare che un tema è entrato nell’agenda, non che i diversi capitoli di un NECP siano stati resi compatibili tra loro. Il metodo stesso ha questo limite: contare le parole misura l’attenzione, non la qualità dell’integrazione. Gli autori lo usano proprio per evidenziare questo scarto. Rimane da capire chi sostiene il costo di questa frizione quando un piano passa dalla carta al progetto.

Dove la sinergia diventa un trade-off

Lo studio parla di implicazioni importanti per le politiche e per la pratica, e per chi progetta, autorizza o gestisce impianti il messaggio è concreto. Se un obiettivo comune non garantisce prescrizioni compatibili, a che punto del processo emerge il conflitto? Quasi sempre tardi: in fase autorizzativa o di cantiere, quando una regola pensata per il clima incontra una regola pensata per la natura o per l’economia circolare. Il trade-off va considerato già nella progettazione, non scoperto in conferenza dei servizi.

La transizione europea usa una lingua sempre più integrata tra clima, natura ed economia circolare, ma le regole che la attuano restano separate. Per chi installa e gestisce, la sinergia dichiarata nei documenti non basta. Bisogna leggere le singole prescrizioni e prevedere dove obiettivi compatibili sulla carta entreranno in conflitto nella pratica. La coerenza va verificata prescrizione per prescrizione.