La quota del fornitore cinese è salita dal 18,5% del 2024 al 29,1% nel primo semestre 2025, davanti a Sif

29,1% contro 18,2%. Nel primo semestre 2025 Dajin Heavy Industry ha superato Sif Holding come principale fornitore di fondazioni per l’eolico offshore nel mercato europeo, secondo i dati di Frost & Sullivan. La quota di Dajin, misurata sul valore delle vendite di monopali, è salita dal 18,5% del 2024 al 29,1% nel primo semestre 2025; quella di Sif è scesa dal 23,1% al 18,2%. Lo scorso agosto, Haventus e Dajin Heavy Industry hanno firmato un memorandum d’intesa per esplorare opportunità commerciali congiunte nel mercato eolico offshore britannico ed europeo. Il sorpasso è diventato una testa di ponte.

Il dato di Frost & Sullivan non è fresco: fotografa il primo semestre 2025, ormai a quasi un anno e mezzo di distanza. Ma è la base di confronto da cui leggere l’accordo di agosto. Dajin non è un nuovo entrante che bussa alla porta: è il primo venditore europeo di fondazioni e ora cerca un approdo fisico sul Mare del Nord.

La testa di ponte di Ardersier

Il 29,1% non nasce dal nulla. Dietro c’è una macchina produttiva e logistica. Dajin realizza strutture di fondazione per impianti fissi e galleggianti e gestisce una propria flotta di navi specializzate. L’accordo con Haventus punta a combinare queste capacità produttive e di trasporto con le infrastrutture del porto di Ardersier, sulla costa orientale della Scozia, per sostenere progetti eolici a fondo fisso e galleggiante. Il porto dispone di terreni lungo banchina, accesso in acque profonde e una connessione elettrica ad alta tensione:
è stato sviluppato per strutture energetiche su larga scala.

“Questo MOU è un altro passo importante per rafforzare il ruolo del porto di Ardersier nella catena di fornitura dell’eolico offshore”, ha dichiarato Mark Gillespie, Chief Commercial Officer di Haventus. La formula è prudente: un memorandum non è un contratto vincolante, ma il segnale è chiaro. Dietro la banchina scozzese, però, c’è una storia di denaro pubblico e posti di lavoro perduti.

Il paradosso del denaro pubblico

Il denaro pubblico ha riacceso il sito proprio per ricostruire una filiera locale. Haventus, proprietario del porto di Ardersier a est di Inverness, ha ottenuto una linea di credito congiunta da 100 milioni di sterline dalla Scottish National Investment Bank e dalla UK Infrastructure Bank, con 50 milioni ciascuna. In pratica, il sito è stato capitalizzato con 50 milioni di sterline ciascuno di denaro pubblico: una scommessa sulla riconversione energetica di un territorio che aveva perso la sua base industriale.

La storia del cantiere spiega perché quei capitali sono arrivati. Aperto negli anni Settanta lungo la costa del Moray Firth, vicino a Nairn, per costruire piattaforme offshore per la neonata industria del gas e del petrolio del Mare del Nord, nel suo periodo di massimo splendore il cantiere impiegava circa 4.500 persone, ma chiuse nel 2001 con il calo della domanda. Il contesto politico spiega perché il denaro scozzese e britannico si incroci ora con un partner cinese: il primo ministro laburista Keir Starmer ha cercato di rilanciare le relazioni con la Cina in cerca di crescita economica.

L’arrivo di Dajin apre però una contraddizione. James Glennie di NorVind avverte che la preferenza degli investitori cinesi per i fornitori cinesi significa che Ming Yang potrebbe portare componenti dalla Cina e assemblarli in Scozia, senza sviluppare una filiera domestica. La sequenza è esattamente quella che i soldi pubblici dovrebbero evitare: il lavoro locale si ferma all’assemblaggio, mentre il valore aggiunto resta altrove. Se il denaro pubblico attira Dajin, resta da chiedersi chi ne beneficia davvero: la Scozia o la catena di fornitura cinese?

La concorrenza non si ferma alla Scozia

Il dubbio non è solo scozzese. Dajin ha già fornito fondazioni per diversi progetti europei, tra cui il parco eolico offshore britannico Hornsea 3 e i parchi scozzesi Moray West e Inch Cape. E ha firmato un altro memorandum con il gruppo industriale spagnolo Zima Equity Investments per sviluppare un impianto di produzione di fondazioni eoliche offshore al porto di Gijón, nelle Asturie, nel nord della Spagna. La mappa degli impegni di Dajin disegna un perimetro che va dal Mare del Nord alla costa atlantica spagnola. La tecnologia delle turbine eoliche offshore di Mingyang, per restare al parallelo cinese, risulta usata in Europa solo nel parco eolico offshore italiano di Taranto, secondo la fonte pubblicata il 21 agosto 2026. Quanto spazio resta a Sif e ai produttori locali se il prezzo cinese dei monopali è inferiore di circa il 20% rispetto a quello di banchina di Sif?

Il numero da tenere d’occhio non è il 29,1% del primo semestre 2025, ma la quota europea che Dajin segnerà nei prossimi semestri. Se continuerà a crescere, il “made in Scotland” rischia di restare una promessa.