Europa: 10 milioni di tonnellate al 2030, ma pochi progetti sono operativi

Il problema dell’idrogeno verde in Europa non è l’elettrolisi. Scindere l’acqua in idrogeno e ossigeno usando elettricità rinnovabile è un processo maturo, che l’industria conosce da decenni. Il problema è il divario tra ciò che si annuncia e ciò che entra davvero in esercizio. Basta un numero per raccontarlo: solo circa il 7% della capacità di idrogeno verde annunciata è stata completata nei tempi previsti. È quanto emerge dall’analisi pubblicata lo scorso settembre da La Via Libera sull’idrogeno verde europeo.

La promessa elettrolitica e il 7% che racconta tutto

Già nel 2022 la strategia REPowerEU fissava l’obiettivo di produrre 10 milioni di tonnellate e importare altri 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile entro il 2030, come ricorda la pagina dedicata della Commissione europea. Per capire la scala: l’idrogeno verde si produce per elettrolisi, applicando corrente elettrica a una cella con due elettrodi immersi in un elettrolita; all’anodo si libera ossigeno, al catodo idrogeno. Se l’elettricità arriva da fonti rinnovabili, l’idrogeno è verde. La chimica non è il collo di bottiglia.

Il collo di bottiglia sta nei numeri di potenza installata. Nel 2022, a fronte di una capacità di elettrolisi annunciata di 2,8 GW, ne sono stati realizzati in tempo solo 0,62 GW, secondo uno studio pubblicato su Nature Energy. Nel 2023 il saldo è peggiorato: dei 7,1 GW annunciati, solo circa 0,92 GW sono stati realizzati e resi operativi. Se il 2022 si è chiuso con poco più di un quinto della capacità promessa effettivamente in funzione, nel 2023 la quota è scesa a poco più di un ottavo.

Il 7% complessivo, calcolato sui tempi di completamento previsti, non è un incidente: è un pattern. La filiera dell’idrogeno verde europea ha annunciato più velocemente di quanto sappia costruire. La domanda che resta aperta è semplice: se la capacità annunciata non si materializza nei tempi, che fine fa la pipeline prevista per il 2030?

L’asta europea e la matematica che non torna

Il problema non è soltanto il ritardo. Secondo l’International Energy Agency (IEA), nel Global Hydrogen Review 2025 la produzione potenziale di idrogeno a basse emissioni che si potrebbe raggiungere entro il 2030 sulla base dei progetti annunciati è scesa a 37 milioni di tonnellate all’anno, contro i 49 milioni stimati nel Global Hydrogen Review 2024, pubblicato un anno prima. È la prima volta che la pipeline prevista per il 2030 si riduce, spinta da cancellazioni e ritardi.

E il sostegno pubblico, per quanto rilevante sulla carta, copre solo una frazione minima dei volumi necessari. La prima asta della EU Hydrogen Bank ha assegnato 720 milioni di euro a sette progetti. Anche se tutti i progetti avessero ricevuto il sostegno richiesto, si sarebbe coperto soltanto 0,8 milioni di tonnellate all’anno: una piccola frazione dei volumi di idrogeno rinnovabile che l’Europa dovrebbe raggiungere per gli obiettivi del Green Deal al 2030.

La matematica non torna. La pipeline europea si è ridotta proprio nel momento in cui avrebbe dovuto accelerare; se l’Europa arretra, la domanda è consequenziale: chi avanza?

La Cina e il conto per chi installa

Mentre Bruxelles calibra aste e correttivi, Pechino scala la produzione di elettrolizzatori. Secondo quanto riportato da E&E News, la Cina guida il mondo nella produzione di elettrolizzatori, la tecnologia essenziale per ottenere idrogeno verde da fonti rinnovabili, mentre Stati Uniti ed Europa corrono per costruire filiere domestiche e ridurre i costi.

Il riflesso sui costi è diretto. Secondo l’IEA, l’idrogeno rinnovabile in Cina potrebbe diventare competitivo sui costi entro la fine del decennio grazie ai bassi costi della tecnologia e del capitale. L’Europa, dal canto suo, è destinata a ridurre il divario solo in condizioni specifiche: dove i prezzi della CO2 pesano sul conto economico, dove c’è alto potenziale rinnovabile e dove i prezzi del gas naturale per gli utenti industriali resteranno più elevati che altrove.

Per chi oggi deve decidere dove installare, il calcolo non si fa sugli annunci ma sui fondamentali: costo dell’elettricità rinnovabile, costo del capitale, prezzo della CO2 e del gas per l’industria. Su questo campo, la Cina fa da benchmark. La partita dell’idrogeno verde è industriale, non tecnologica: l’elettrolisi funziona, i cantieri no.