Vestas e GE chiudono le dispute sui brevetti negli USA
Quando accendiamo la luce o paghiamo la bolletta, il vento che muove le turbine ci sembra l’unica parte davvero gratuita della transizione energetica. In realtà dietro ogni pala c’è una battaglia legale che può fermare interi cantieri: lo racconta bene la ricostruzione di Windpower Monthly pubblicata nell’agosto 2026, che mette in fila cause, accordi e numeri del mercato dei brevetti eolici. Il punto non è tecnico ma economico: chi possiede i diritti su un componente può decidere, di fatto, se un progetto miliardario parte o resta sulla carta.
Il paradosso del vento: pulito fuori, conteso dentro
L’esempio più concreto arriva dal Regno Unito. GE ha avviato una causa brevettuale per bloccare la costruzione di almeno due grandi progetti offshore britannici, con una spesa in conto capitale combinata stimata di quasi 8 miliardi di dollari. Non si tratta di una disputa simbolica: i brevetti sull’energia eolica possono essere usati per fermare progetti offshore da miliardi di dollari e contratti di fornitura di turbine. In pratica, anche se il vento soffia e i finanziamenti ci sono, la partita può spostarsi nelle aule di tribunale.
Che questa sia una strada già battuta lo mostra l’accordo amichevole tra Vestas Wind Systems A/S e General Electric Company, che hanno chiuso tutte le dispute relative a molteplici accuse di violazione di brevetti negli Stati Uniti. Secondo l’annuncio di Vestas, l’intesa ha portato all’interruzione del caso presso la U.S. District Court for the Central District of California e degli altri procedimenti pendenti. Due colossi che si contendono il mercato, insomma, possono scegliere di accordarsi: per chi sviluppa un parco eolico è comunque un rischio da mettere nel conto economico.
Il mercato dei brevetti: numeri che spostano il vento
Se un singolo brevetto può fermare un progetto da miliardi, il paesaggio complessivo delle domande diventa strategico. Tra il 2000 e il 2019 l’energia eolica ha generato circa 17.000 famiglie di brevetti internazionali, i cosiddetti IPF, un volume secondo solo al solare fotovoltaico, che nello stesso periodo ne ha prodotti 46.500. Il dato, attribuito a EPO/IEA e citato da Osborne Clarke, racconta una realtà precisa: l’eolico ha prodotto più attività brevettuale di carburanti alternativi, tecnologie di combustione efficiente e nucleare, che risultano molto indietro.
Chi comanda in questa classifica? Sul fronte dei brevetti, Goldwind rivendica il primo posto tra i produttori globali di turbine eoliche sia per domande di brevetto totali sia per brevetti concessi. Nella propria dichiarazione aziendale, la società cinese si presenta come leader globale per domande e concessioni di brevetti sulle turbine eoliche. È un segnale: il baricentro della proprietà intellettuale non coincide necessariamente con quello delle installazioni storiche.
Sul fronte delle installazioni cumulative, invece, il quadro è diverso. Già nel 2025 Vestas era il primo produttore a superare il traguardo dei 200 GW, con più di 201 GW, secondo il GWEC, che registra le installazioni cumulative. Envision, a sua volta, entro la fine del 2025 ha raggiunto 103 GW, diventando il produttore più recente a entrare nel club dei “100+ GW”. Tradotto: si può essere primi per turbine installate ma non necessariamente per brevetti, e viceversa. Chi compra energia eolica o sviluppa un progetto deve quindi guardare entrambe le classifiche.
La prima cosa da controllare (non è il vento)
Dai numeri globali alle decisioni locali il passo è breve. Se i brevetti possono bloccare contratti di fornitura e progetti, chi progetta un impianto deve aggiungere una voce nuova alla checklist: la due diligence sui brevetti. Non basta valutare la scheda tecnica della turbina, la produzione attesa o il costo di installazione. Bisogna chiedersi: quali diritti coprono i componenti che stiamo per comprare? Quali cause sono in corso? C’è il rischio di un’ingiunzione che fermi il cantiere per mesi o anni?
Questo non elimina il rischio, ma permette di negoziare con consapevolezza: si può chiedere una garanzia contrattuale, valutare un fornitore alternativo, prezzare il rischio legale nel business plan. Illuminare i brevetti non serve a spaventare, serve a non farsi trovare impreparati.
La prossima volta che firmate un contratto per energia eolica o valutate un progetto, accanto alle domande su ventosità, distanza dalla costa e tempi di autorizzazione, aggiungete una domanda semplice: «Chi possiede i brevetti?». Perché nel vento, come nel sole, la proprietà intellettuale può pesare più del meteo.




