Mentre negli Stati Uniti i leasing vengono sospesi, in Germania Amazon, BASF e Google firmano contratti di acquisto di energia

Non è il 99 per cento di Borkum Riffgrund 3 a fare notizia, ma quello che quel dato implica: mentre il Dipartimento dell’Interno ha sospeso i leasing di cinque progetti già in costruzione, Ørsted accelera nel Mare del Nord e ha firmato contratti di acquisto di energia con Amazon, BASF e Google. Lo scorso 20 agosto, nell’aggiornamento sulla costruzione diffuso da Ørsted, la società ha indicato che tre dei suoi parchi eolici offshore in costruzione raggiungeranno la piena entrata in esercizio nella seconda metà del 2026.

Tre parchi, una soglia critica

Secondo le stime fornite da Ørsted nell’aggiornamento, il parco eolico offshore tedesco Borkum Riffgrund 3 da 913 MW è completo per oltre il 99 per cento. Revolution Wind, da 704 MW, supera il 95 per cento e ha 61 delle 65 turbine già installate. Sunrise Wind, da 924 MW, è al 50 per cento di completamento complessivo. In Polonia, Baltica 2 da 1,5 GW è al 40 per cento circa.

Questi numeri vanno letti per quello che sono: percentuali di avanzamento dei lavori, non già energia immessa in rete. La potenza in megawatt non dice quanta elettricità verrà prodotta in un anno, che dipende dal vento e dalle ore equivalenti; dice però la taglia degli impianti e la scala dell’impegno industriale. Borkum Riffgrund 3 e Sunrise Wind sono tra i parchi più grandi del portafoglio di Ørsted, mentre Baltica 2 ha una capacità superiore a quella di Revolution Wind e dello stesso Borkum Riffgrund 3. Raccontano una soglia critica: i progetti sono ormai in una fase in cui il rischio di costruzione diminuisce e il completamento diventa una questione di mesi, non di anni. Non tutti e quattro i parchi raggiungeranno la piena entrata in esercizio nella seconda metà del 2026: l’indicazione di Ørsted riguarda tre dei suoi parchi in costruzione, senza specificare quali restino esclusi dalla scadenza.

Ma mentre questi numeri salgono, dall’altra parte dell’Atlantico il quadro è opposto.

Il paradosso americano: leasing sospesi, capitali in fuga

Il quadro statunitense è di segno contrario. Come riportato dal Guardian in un articolo dei primi di gennaio, il Dipartimento dell’Interno ha sospeso i leasing di cinque grandi progetti eolici offshore già in costruzione nelle acque degli Stati Uniti, con la motivazione di non meglio precisati «rischi per la sicurezza nazionale». Non si tratta di progetti in fase di sviluppo: sono cantieri aperti, fermati da un atto amministrativo. L’assenza di motivazioni tecniche rende difficile per gli investitori calcolare il rischio amministrativo di un mercato che fino a poco prima era considerato tra i più promettenti.

La conseguenza, secondo la ricostruzione di E&E News, è che gli attacchi dell’amministrazione hanno spinto gli sviluppatori a spostare lo sguardo dal mercato statunitense verso i mercati di Europa e Asia. Il risultato è un trasferimento di capitali e di attenzione verso contesti con regole più prevedibili e con contratti di lungo periodo. Non è un dettaglio geopolitico: è il fattore che spiega perché, mentre i leasing americani sono stati sospesi, i progetti europei di Ørsted hanno raggiunto percentuali di avanzamento tra le più alte del suo portafoglio.

Resta però una domanda: chi compra l’energia prodotta da questi nuovi parchi?

Chi firma i contratti: 786 MW e la Germania che si assicura

Se i capitali fuggono dagli Stati Uniti, in Europa i grandi consumatori industriali scommettono sull’eolico. Per Borkum Riffgrund 3, come indicato nel comunicato di Ørsted, sono stati firmati accordi di ritiro dell’energia per un totale di 786 MW: 350 MW con Amazon, 186 MW con BASF, 100 MW con Covestro, 100 MW con Energie-Handels-Gesellschaft/REWE Group e 50 MW con Google.

I contratti hanno durate comprese tra 10 e 25 anni e, sempre secondo Ørsted, contribuiscono all’indipendenza energetica e alla sicurezza dell’approvvigionamento della Germania. Il punto non è soltanto il volume: è la struttura. Un parco come Borkum Riffgrund 3 non nasce sulla scommessa di prezzi di mercato volatili, ma su impegni pluriennali di grandi acquirenti industriali e tecnologici. Una durata di dieci o venticinque anni trasforma un accordo commerciale in una componente della sicurezza energetica tedesca. È il tipo di domanda che manca, o si è interrotta, nei mercati dove i leasing vengono sospesi per via amministrativa.

Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è la piena entrata in esercizio dei tre parchi annunciata per la seconda metà del 2026. Se quel 99 per cento di Borkum Riffgrund 3 diventerà 100 per cento, e se Revolution Wind e Sunrise Wind completeranno il percorso, il baricentro dell’eolico offshore si sposterà definitivamente verso l’Europa. Non per una scelta ideologica, ma per una ragione pratica: i contratti pluriennali e la stabilità delle regole, al momento, stanno altrove.