Budget da 20 milioni assegnato in 33 secondi, 25.000 richiedenti esclusi.
Pensate a una famiglia austriaca che ha appena montato un impianto fotovoltaico e decide di aggiungere una batteria per usare l’energia solare anche la sera. Si collega al portale degli incentivi: in 33 secondi il budget da 20 milioni di euro è già esaurito. Fuori restano circa 25.000 richiedenti, che avrebbero voluto in tutto 100 milioni di euro. È il quadro che emerge dall’annuncio del ministero dell’Economia e dell’Energia, che lo scorso 20 agosto ha presentato i piani per un’offensiva sullo stoccaggio: l’ultima tornata di finanziamento si è chiusa con il budget esaurito in 33 secondi.
Trentatré secondi per un incentivo
La frustrazione di chi resta fuori non è un caso isolato. In Austria, la finestra di candidatura tra il 16 e il 30 giugno per gli incentivi a fotovoltaico e accumuli si è chiusa in pratica dopo 33 secondi: il budget di 20 milioni di euro era già stato assegnato. Circa 3.000 domande sono state presentate in quel lasso di tempo; i successivi 25.000 richiedenti, che avrebbero voluto complessivamente 100 milioni di euro, non hanno ricevuto nulla.
Lo stesso squilibrio si è visto in un’altra tornata. Il secondo bando di sovvenzione per solare e accumulo, aperto tra il 23 giugno e il 7 luglio e dotato inizialmente di 12 milioni di euro, ha ricevuto così tante richieste che il fondo è salito a 48,8 milioni di euro, come annunciato dal ministero austriaco degli Affari economici. L’agenzia di finanziamento OeMAG ha ricevuto 9.327 domande per nuovi impianti fotovoltaici; di queste, 7.708 includevano un sistema di accumulo a batteria.
Il divario tra domanda e obiettivi
Dietro i 33 secondi c’è una distanza molto più ampia tra la domanda e la capacità di finanziamento. Secondo la fotografia diffusa ad agosto 2026, l’Austria disponeva di circa 3,2 GWh di accumulo a batteria installato, per lo più in sistemi con capacità inferiore a 50 kWh, a cui si aggiungono 6,2 GW di pompaggio idroelettrico. Il divario con gli obiettivi è ampio: uno studio sull’accumulo commissionato dal ministero dell’Economia indica che fino a 8 GW di capacità di accumulo orientata al mercato entro il 2030 sarebbero economicamente vantaggiosi per il Paese.
E non è ancora il traguardo. Le proiezioni sulla domanda di accumulo a batteria indicano che dovrà aumentare di otto volte, fino a 8,7 GW entro il 2040. Il mercato, intanto, corre: già nel primo trimestre 2026, in Germania sono state messe in funzione più di due gigawattora di nuova capacità di accumulo, con un incremento del 67% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati della Bundesnetzagentur.
La risposta del ministero (e cosa aspettarsi)
Di fronte a questi numeri, lo scorso 20 agosto il ministero dell’Economia e dell’Energia ha dettagliato i piani per un’offensiva sullo stoccaggio. Il ministro dell’Economia Wolfgang Hattmannsdorfer ha spiegato che il problema non è produrre poca elettricità nazionale a basso costo in estate: «La sfida è renderla disponibile quando serve. Usato correttamente, l’accumulo porta l’energia solare a basso costo dalle ore centrali della giornata alle più costose ore serali».
Ma le parole del ministro cozzano con l’esperienza pratica dei bandi. L’ultima tornata di finanziamento si è chiusa con il budget esaurito in 33 secondi; il secondo bando ha richiesto di alzare il fondo da 12 a 48,8 milioni di euro e comunque non ha coperto tutte le richieste. Il dibattito sulla struttura degli incentivi si è intensificato dopo l’ultima tornata: il ministero riconosce il valore dello stoccaggio, ma i fondi restano limitati e l’accesso è questione di secondi. Per chi arriva dopo, non conta quanto sia valido il progetto: resta fuori.
Chi ha un impianto fotovoltaico o un’azienda deve prepararsi: gli incentivi per gli accumuli si esauriscono in secondi e la domanda è destinata a crescere di otto volte entro il 2040. La partita si gioca sulla rapidità di accesso ai bandi e su una pianificazione chiara, perché la frustrazione del click mancato è destinata a ripetersi se l’offensiva annunciata non si traduce in budget all’altezza del fabbisogno.




