La California guida con 21.112 MW di batterie, ma il Texas punta al sorpasso entro il 2026

Nel ranch solare California Flats — un’area di 2.900 acri nel centro della California coperta di pannelli solari — il sole non va sprecato: l’energia in eccesso scorre direttamente in ottantaquattro unità Tesla Megapack. A metà settembre, un servizio di NPR raccontava questo meccanismo. Intanto, due terzi della capacità di stoccaggio su scala utility installata negli Stati Uniti nel 2025 è stata costruita in stati vinti da Donald Trump, inclusi 9 dei 15 principali stati per nuove installazioni. E il Texas si prepara a superare la California nel 2026.

Il ranch che non butta via il sole

California Flats non è solo una distesa di pannelli. È la dimostrazione di cosa succede quando il solare smette di dipendere dal meteo. Il progetto si estende su quasi 3.000 acri del Jack Ranch e, come racconta Arevon, è un esempio di doppio uso del territorio. Arevon, proprietaria dell’impianto, gestisce un sistema di accumulo a batteria da 60 megawatt completato alla fine del 2021, che immagazzina l’elettricità prodotta dai pannelli e la immette nella rete durante i periodi di domanda di picco.

Ma è solo l’inizio. L’accumulo sta ridisegnando la mappa politica dell’energia americana, e non nella direzione che ci si aspetterebbe.

Il +2.500% che nessuno ha raccontato

Dalla valle del Jack Ranch al resto del paese, i numeri raccontano un’altra storia. Quando Gavin Newsom è entrato in carica nel 2019, meno di 700 MW di stoccaggio servivano la rete elettrica della California. Secondo i dati pubblicati ad agosto dalla California Energy Commission, la capacità totale è arrivata a 21.112 MW: un aumento di oltre il 2.500% in sette anni e mezzo. L’energia da batterie è spesso la seconda più grande fonte di energia in un dato giorno nello stato. E, secondo il servizio di NPR, la California dispone di una capacità di stoccaggio su scala di rete sufficiente ad alimentare milioni di case per alcune ore. È il risultato di una crescita che non ha molti paragoni, in nessun settore energetico.

Il dato nazionale sposta però il baricentro. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno installato 57,6 GWh di nuova capacità di stoccaggio energetico, il maggiore incremento annuo mai registrato. E il Texas, in particolare, è destinato a superare la California nel 2026 come più grande mercato di stoccaggio del paese.

È una geografia che rovescia il racconto abituale. Lo stoccaggio, a lungo presentato come una scommessa delle coste democratiche, cresce dentro il cuore trumpiano del paese: due terzi della capacità installata lo scorso anno è finita in stati vinti da Donald Trump. Il sorpasso del Texas non è un dettaglio statistico. È il segnale che la convenienza economica sta dettando il ritmo più dei mandati politici. Se la politica non può più fermare lo stoccaggio, allora il conto arriva a gas e carbone. Ma chi vince davvero, e chi perde?

La vera partita non è tra stati

Se lo stoccaggio cresce a prescindere dal colore politico, allora la domanda non è più se la transizione avverrà, ma chi ne controllerà il ritmo. Le batterie permettono di immagazzinare l’elettricità prodotta dal solare nelle ore di picco, tipicamente a mezzogiorno, e di renderla disponibile per i picchi serali o notturni. Sono ciò che consente al solare di sostituire la generazione a gas naturale e carbone.

Qui sta il punto. La California ha aperto la strada e i suoi numeri restano il riferimento. Ma la pioniera è tallonata, e il sorpasso texano è una questione di mesi. Le batterie non hanno bisogno di un mandato politico per crescere. Quando il Texas supererà la California, chi scriverà le regole?

Cosa succede ora a chi produce elettricità da gas e carbone? Se lo stoccaggio consente al solare di sostituire la generazione fossile, la pressione competitiva smette di essere una questione ideologica e diventa una questione di costi. E la California, che ha aperto la strada, accetterà di essere solo il primo capitolo di una storia scritta altrove?