Il Comune ha installato 35 impianti fotovoltaici su edifici pubblici, per 835 kW e un milione di kWh l’anno

Succede anche a te: guardi la bolletta e ti chiedi perché, con tutto questo sole, l’energia costi ancora così tanto. A Mantova qualcosa si muove sui tetti delle scuole e degli asili, e non è solo un progetto sulla carta. Lo scorso 21 agosto la Gazzetta di Mantova ha raccontato i numeri di un investimento che sta trasformando gli edifici pubblici in piccoli produttori di energia.

Tetti pubblici, contatore che gira: i numeri di un anno di sole

Ma qualcosa di concreto è già successo. Sono 35 gli impianti fotovoltaici installati o in fase di completamento su edifici e aree di proprietà comunale, per una potenza complessiva di circa 835 kW. L’investimento permetterà di produrre circa un milione di kWh di energia rinnovabile ogni anno, con effetti concreti sulla spesa energetica dell’amministrazione e sulle emissioni in atmosfera: l’energia prodotta equivale al consumo elettrico annuo di circa 330 famiglie composte da 3-4 persone. Già nel 2025 il Comune ha ricevuto dal Gestore dei Servizi Energetici circa 39mila euro per l’energia immessa in rete. Secondo le stime dell’amministrazione, ogni ulteriore kW di potenza installato potrebbe generare in media circa 350 euro tra risparmi e introiti. Il progetto è finanziato dall’Unione Europea Next Generation EU – PNRR – Missione 2 Componente 4 Investimento 2.2 e dal bando AXEL Regione Lombardia, come si legge in una determina del Comune di Mantova. Ma quanto conta davvero questa energia per chi la produce e per chi la usa? Per capirlo serve entrare nel meccanismo.

Dentro la comunità energetica: chi produce, chi condivide, chi incassa

Il punto di partenza è un impianto a Valdaro, ma il quadro è più ampio. La società Sei del gruppo Tea ha realizzato un impianto fotovoltaico da circa 990 kWp nella zona industriale di Valdaro. L’energia prodotta sarà condivisa tra i membri della comunità connessi alla stessa cabina primaria, generando incentivi economici che saranno ripartiti tra produttori e consumatori secondo le regole della Fondazione. In pratica, la cabina primaria è il confine che decide chi può condividere e incassare: se il tuo contatore non è collegato alla stessa cabina, l’energia dell’impianto non ti riguarda. In questo contesto si inserisce anche l’impianto fotovoltaico che sta realizzando Teaper, società del gruppo Tea, sempre a Valdaro e che, messo a disposizione della Cer, a regime fornirà energia green per un quantitativo pari al consumo di 1.200 famiglie.

Il decreto CER prevede una tariffa incentivante sull’energia rinnovabile prodotta e condivisa per tutto il territorio nazionale, e un contributo a fondo perduto fino al 40% dei costi ammissibili, finanziato dal PNRR e rivolto alle comunità i cui impianti sono realizzati nei comuni sotto i cinquemila abitanti; i due benefici sono tra loro cumulabili. Le risorse totali per queste misure ammontano ora a 1.041,5 milioni di euro, come indicato dal Gestore dei Servizi Energetici. Sul fronte lombardo, un’iniziativa specifica finanzia nuovi impianti di produzione a fonte rinnovabile e sistemi di accumulo di proprietà di soggetti pubblici, realizzati su immobili pubblici e messi a servizio di Comunità Energetiche Rinnovabili del territorio, come si legge nel bando RELOad-CER di Regione Lombardia.

Povertà energetica e buone pratiche: cosa può fare il cittadino mantovano

In Italia si stimano circa 5,3 milioni di persone in condizione di povertà energetica, corrispondenti a circa 2,4 milioni di famiglie, secondo le elaborazioni dell’OIPE riportate da Rienergia. Non è un dato astratto: è il motivo per cui l’accesso alle comunità energetiche non può restare una questione tecnica. E qualcosa di simile, su scala più ampia, esiste già: Garda Uno, società pubblica che da 50 anni si occupa di ambiente, gestisce una comunità energetica rinnovabile di area vasta che coinvolge 43 Comuni, 387 edifici e 22 cabine primarie. Il confronto con l’esperienza bresciana serve a capire che la strada non è solo impianti: è fatta di regole, perimetri e capacità di aggregare. Per una famiglia o un’impresa mantovana, la domanda non è se conviene, ma chi può accedervi davvero: il beneficio economico c’è, ma è legato al fatto di essere dentro la cabina giusta e di avere le condizioni per partecipare.

La transizione energetica a Mantova non è più un progetto sulla carta: è una questione di cabine, incentivi e accesso. Il prossimo passo è capire se il tuo tetto o il tuo contatore è dentro il perimetro giusto.