Dal 2014 la Cina supera l’UE: il suo 35% al 2030 batte il 32% europeo

Nel 2025 il tasso di elettrificazione della Cina ha raggiunto il 30%, in aumento dal 25,9% del 2020. L’Unione europea è ferma al 23% e si è data come obiettivo il 32% solo nel 2030. Il sorpasso non è recente: la Cina è più elettrificata dell’UE dal 2014, come documenta Ember. Su questo divario si è innestata, lo scorso 17 luglio, la Comunicazione COM (2026) 595 final della Commissione europea, indirizzata al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.

Il sorpasso dimenticato

Il sorpasso della Cina sull’Unione nel 2014 non si è mai riassorbito. Nel 2023 Pechino era già al 28% di elettrificazione, mentre l’Europa restava sotto quel livello. Il prossimo obiettivo cinese, indicato nel 15° piano quinquennale, è il 35% entro il 2030: più alto del 32% che Bruxelles si è data per lo stesso anno.

Il traguardo europeo del 32% al 2030 è in realtà un passo intermedio, perché la Commissione vede il 46% al 2040. Ma la distanza dalla Cina non si misura solo in punti percentuali: si misura in tempi. Pechino ha impiegato cinque anni per passare dal 25,9% al 30%. Bruxelles, partendo dall’attuale 23%, dovrebbe guadagnare nove punti in cinque anni per arrivare al 32%.

La dipendenza cinese dalle importazioni di combustibili fossili, salita da pochi punti percentuali all’inizio degli anni 2000 al 20% entro il 2020 e poi stabilizzatasi, aiuta a capire la determinazione di Pechino. L’elettrificazione è anche una questione di esposizione ai mercati globali.

Come è potuto accadere che Bruxelles insegua? La risposta sta nella natura giuridica dell’atto.

Soft law, hard sorpasso

La Comunicazione COM (2026) 595 final è un tipico atto di soft law, non ancora vincolante per gli Stati membri. È indirizzata a Parlamento, Consiglio, Comitato economico e sociale europeo e Comitato delle regioni, ma non impone obblighi sanzionabili. Con l’Electrification Action Plan la Commissione ha adottato misure in materia di elettrificazione. Un secondo tassello, la Comunicazione COM/2026/600, punta a consentire ai Paesi dell’UE di ridurre gli oneri di rete per alcune categorie di consumatori e le tasse per le imprese energivore.

La pianificazione cinese funziona in modo opposto. Il 15° piano quinquennale fissa obiettivi che orientano investimenti e capacità con una logica di programmazione. Bruxelles, invece, affida il traguardo del 32% a un indicatore chiave di prestazione introdotto dall’Affordable Energy Action Plan. Già a giugno il Centrum für Europäische Politik segnalava che il piano d’azione per l’elettrificazione, atteso entro la metà del 2026, sarebbe stato un elemento fondamentale per gli obiettivi climatici dell’UE. Ma fra un indicatore e un obbligo c’è una differenza di enforcement.

La differenza tra soft law e pianificazione non è solo accademica. Un atto non vincolante può essere recepito in modo disomogeneo, rinviato o ignorato senza conseguenze legali. La Cina, al contrario, collega i propri target alla programmazione industriale e infrastrutturale. È qui che si annida l’ironia: l’Unione, con un’economia di mercato, sceglie raccomandazioni; la Cina, con un’economia pianificata, sceglie target. Chi guadagna dall’inerzia europea sono gli esportatori di petrolio e gas. Chi perde sono le imprese esposte ai prezzi dei fossili e il bilancio commerciale dell’Unione.

260 miliardi di ragioni per accelerare

Il prezzo del ritardo si misura in valuta forte. La Commissione stima che portare l’elettrificazione dall’attuale 23% al 46% entro il 2040 potrebbe far risparmiare all’UE 260 miliardi di euro all’anno di importazioni di combustibili fossili.

È una cifra che dà sostanza alle misure tecniche: la possibilità di ridurre oneri di rete per alcune categorie di consumatori e tasse per le imprese energivore non è un dettaglio regolatorio, ma lo strumento per spostare la domanda verso l’elettricità. Se il 32% al 2030 resta un indicatore senza obblighi, quei 260 miliardi restano una stima, non un risparmio.

Il dato da osservare nei prossimi mesi non è il 32% al 2030: è se l’UE riuscirà a muovere il 23% attuale prima che la Cina tocchi il suo 35%. Ogni punto percentuale vale miliardi.