Non è una questione di sostenibilità. Secondo la sala stampa di Assocarta, l’89% delle materie prime impiegate proviene da fonti rinnovabili o secondarie, il 99% dell’acqua viene riciclato, il 91% dell’energia elettrica è autoprodotta tramite cogenerazione e il 98% delle fibre vergini è certificato da catene di custodia sostenibili. Eppure, nel 2025 i consumi di carta in Italia sono cresciuti del 3,3%, mentre la produzione è calata del 2,2% e le importazioni sono aumentate del 7,5%.
È il paradosso di un comparto che contribuisce per il 2,4% al valore aggiunto del manifatturiero nazionale, con un’incidenza superiore a quella registrata in Germania e Francia, e che genera un valore di oltre 26 miliardi di euro, pari all’1,2% del PIL, coinvolgendo oltre 162.000 addetti in circa 15.400 imprese. Se questi numeri ambientali e industriali non bastano a evitare la caduta della produzione, la spiegazione va cercata altrove: nei costi.
Il paradosso: consumi in crescita, produzione in calo
I dati di dettaglio del 2025, riportati da ANSA, mostrano la dimensione del cortocircuito: i consumi nazionali hanno raggiunto 10 milioni di tonnellate, ma la produzione si è fermata a 7,8 milioni di tonnellate. Il fatturato è diminuito del 5,2% a 7,9 miliardi di euro, lasciando sempre più spazio alle importazioni cresciute del 7,5%. In altre parole la domanda interna esiste, cresce, ma si traduce sempre meno in produzione nazionale.
Il settore cartario italiano presenta credenziali ambientali di primo piano: la cogenerazione autoproduce il 91% dell’energia elettrica, utilizzando il calore di processo invece di disperderlo, e il riciclo dell’acqua raggiunge il 99%. È un’architettura industriale efficiente sotto il profilo dei materiali e dell’energia. Ma l’efficienza nei materiali non protegge i margini quando a salire sono le voci di costo che arrivano dall’esterno.
Il costo nascosto: gas e quote ETS
La risposta non sta nella domanda, ma nei costi. Il 22 settembre scorso, secondo Carlo De Iuliis, il prezzo del gas era passato dai circa 30 euro/MWh di febbraio 2026 agli oltre 80 euro/MWh correnti, più che raddoppiando in pochi mesi. Non un dettaglio tecnico: per una cartiera il gas è la fonte principale di calore per l’essiccazione della carta e per la cogenerazione, quindi ogni rialzo del metano si trasferisce direttamente sul costo di produzione.
Un quadro più ampio arriva dai dati diffusi all’apertura di MIAC 2026 a Lucca: già a febbraio 2026 i costi energetici risultavano più che raddoppiati rispetto all’inizio dell’anno, con un aumento del 127% e un prezzo medio passato da 35 a circa 80 euro/MWh. La bolletta del gas del settore è aumentata del 50,6% rispetto al 2025, raggiungendo 1,3 miliardi di euro, con un’incidenza sul fatturato cresciuta del 63%. Il costo dell’energia morde proprio mentre il fatturato cala.
Non c’è solo il gas. Le quote di emissione, secondo il documento di Assocarta, sono arrivate a incidere per il 4% sui fatturati delle cartiere italiane. E la revisione dei parametri per l’assegnazione gratuita delle quote proposta dalla Commissione Ue aumenterà ulteriormente i costi. In pratica ogni tonnellata di carta prodotta in Italia si trova a dover assorbire due voci crescenti: l’energia comprata sul mercato e i permessi di emissione regolati a Bruxelles. Il vantaggio ambientale non compensa questo doppio colpo sui conti.
Chi vince (e chi perde) nel secondo mercato europeo
Se il costo del gas e delle quote pesa sui margini, la posizione del Paese rende la questione ancora più delicata. L’Italia è il secondo produttore europeo di carta, al pari della Svezia e dietro la Germania, e il primo nel segmento igienico-sanitario. La filiera genera oltre 26 miliardi di euro di valore, pari all’1,2% del PIL, e dà lavoro a 162.000 persone.
Essere primi nella circolarità e secondi nella produzione non mette al riparo quando i costi energetici e regolatori crescono più rapidamente di quelli dei concorrenti. Resta una domanda aperta: tra interventi politici su gas e quote ETS e strategie industriali di lungo periodo, quale mossa impedirà che il paradosso diventi un declino strutturale? La prossima mossa, più dei dati ambientali, dirà se il settore cartario italiano riuscirà a restare un protagonista europeo o se continuerà a cedere quote a chi produce dove l’energia costa meno.




