Il primo repowering eolico in Francia segna un cambio di passo dopo anni di vincoli normativi sull’altezza delle pale
Lo scorso 1° settembre, a Montbéliard, nel dipartimento del Doubs, nella Francia orientale, ERG ha completato la costruzione e l’entrata in esercizio del parco eolico di Montbéliard, il suo primo repowering eolico in Francia. Al posto della configurazione precedente, ora girano cinque turbine Vestas V136 da 4,5 MW, con un’altezza totale di 180 metri e una capacità installata di 22,5 MW. La produzione annua attesa è quasi triplicata, la capacità più che raddoppiata. Eppure, per anni, quelle pale in Francia non si potevano installare.
Il salto: 22,5 MW che pesano il triplo
La prima cosa da guardare non è la potenza in sé, ma il confronto. La nuova configurazione porta la capacità installata a 22,5 MW, più del doppio rispetto alla precedente. Ma la grandezza che conta davvero per i ricavi è un’altra: la produzione annua attesa, che quasi triplica. Potenza installata ed energia prodotta non sono la stessa cosa: i megawatt sono la taglia delle macchine, i megawattora attesi sono ciò che quelle macchine dovrebbero generare in un anno. Il fatto che, sullo stesso sito, la produzione attesa cresca quasi tre volte spiega perché il repowering sia considerato una leva di crescita a bassa incertezza: la risorsa ventosa è già nota, la connessione esiste, il progetto deve solo sostituire le macchine.
Il parco beneficia inoltre di un contratto per differenza ventennale, che stabilizza il prezzo di vendita dell’energia. Con questo intervento, la capacità eolica e solare complessiva di ERG in Francia sale a 755 MW. Non è poco, ma la domanda resta: perché un salto così netto arriva solo adesso?
Il paradosso francese delle pale basse
La risposta sta in un paradosso normativo. Secondo WindEurope, le restrittive norme sull’altezza delle pale hanno storicamente impedito alla Francia di installare le turbine onshore più recenti ed efficienti, rallentando il repowering. In pratica, il Paese che oggi mostra il primo repowering di ERG era rimasto indietro proprio sulla tecnologia che serve a invecchiare bene i parchi esistenti: pale più alte, pale più grandi, pale più produttive.
Un passaggio chiave è arrivato con la pubblicazione del decreto sulla Programmazione pluriennale dell’energia, il PPE 3. Lo scorso 12 febbraio, dopo diversi anni di ritardi, il decreto ha fissato il quadro di pianificazione per il periodo 2026-2035. Secondo un’analisi di Bracewell, si tratta di una pietra miliare: stabilisce finalmente un orizzonte programmatico su cui gli operatori possono costruire i progetti. Va detto con cautela: il PPE 3 non cancella da solo i vincoli tecnici del passato, ma definisce il perimetro dentro cui il repowering può essere pianificato. Il primo repowering di ERG è entrato in esercizio a settembre, alcuni mesi dopo quella pubblicazione. Con il quadro finalmente definito, la domanda diventa: chi trasformerà il piano in turbine?
La corsa: Engie, Q Energy e il gigawatt promesso
Il decreto ha definito il quadro: ora i principali operatori francesi annunciano piani e numeri. ENGIE Green prevede di rinnovare quattro parchi eolici all’anno per i prossimi dieci anni, per un totale di circa 1 GW. Il caso di Haute Lys, nel nord della Francia, rende l’idea: il parco produrrà più energia di prima con 17 turbine invece di 25. Non è solo una questione di potenza, ma di efficienza delle macchine nuove, che sfruttano meglio il vento disponibile.
Accanto a ENGIE, Q ENERGY è il principale sviluppatore di repowering in Francia, con un portafoglio che supera 1 GW. ERG, dal canto suo, considera il repowering al centro della propria strategia di crescita. Secondo un profilo pubblicato da IFM Investors, il gruppo intende aumentare la capacità rinnovabile totale sia organicamente sia attraverso acquisizioni, e il repowering rappresenterà una quota significativa di questo piano di espansione.
Il numero da tenere d’occhio nei prossimi anni è il ritmo: quattro parchi all’anno promessi da ENGIE Green per un decennio. Se quel ritmo regge, il repowering francese smette di essere l’eccezione di Montbéliard e diventa un mercato con una sua profondità. Altrimenti resterà un caso ben riuscito, reso possibile da pale alte 180 metri in un Paese che per anni ha tenuto fuori le turbine più efficienti.




