Produzione quasi raddoppiata sul 2025, ma outlook 2026 tagliato e costruttori cinesi avanzano.

A fine luglio 2026 Sif ha pubblicato i risultati del primo semestre 2026: 141 kton di monopile prodotte contro le 80 del primo semestre 2025 e un EBITDA adjusted cresciuto del 236%. Nello stesso documento, però, l’outlook per l’intero 2026 è stato rivisto da almeno 135 milioni a 95 milioni di euro, con circa 40 milioni di EBITDA adjusted spostati dal 2026 al 2027. Sembrano due storie diverse, e in parte lo sono.

Il dettaglio tecnico che le tiene insieme non è la produzione ma il ramp-up. Già nel 2025 Sif spiegava che il ramp-up di Maasvlakte 2 richiedeva più tempo del previsto per la formazione della nuova forza lavoro, la stabilizzazione delle attrezzature e l’implementazione di procedure operative migliorate; il ritardo veniva quantificato in 6-9 mesi. Quella fase spiega gli effetti di calendario che si vedono nello spostamento di EBITDA tra esercizi.

Il paradosso del semestre: la fabbrica ora gira, l’EBITDA scivola

I dati del primo semestre 2026 raccontano una linea produttiva che ha ingranato: 141 kton di monopile, quasi il doppio delle 80 kton dello stesso periodo del 2025, e un EBITDA adjusted in crescita del 236%. Anche la sicurezza è migliorata: l’LTIF è sceso a 4,31, rispetto al 5,37 registrato nell’intero 2025. Al 30 giugno 2026 la società rispettava i covenant finanziari con un indice di solvibilità del 35,6% e una leva di 1,98x.

Se a metà 2026 la fabbrica produce, il punto non è più la capacità del cantiere. La questione aperta è un’altra: da dove arriveranno gli ordini per riempirla nel 2027 e nel 2028?

La domanda che manca e il sorpasso cinese

Un indizio arriva dalla decisione di Sif di non procedere con l’emissione obbligazionaria contemplata. La mossa non è isolata: la domanda di monopile nel 2027 e 2028 è attesa in calo a causa della scarsità di progetti eolici offshore che raggiungono la Final Investment Decision.

Il vuoto di domanda si salda con la concorrenza cinese. Nel 2025, il 26% di tutte le fondazioni installate a livello globale (esclusa l’Asia Pacifico) è stato fornito da produttori cinesi, rispetto a quasi zero nel 2020. L’analisi di Westwood Energy indica produttori come Dajin Heavy Industry in rapida conquista di quote globali di monopile, battendo sul costo fabbricanti europei come Sif proprio mentre la domanda si indebolisce.

Il trade-off per chi sviluppa: capacità europea o prezzo cinese?

Quei dati lasciano un interrogativo concreto per chi deve firmare contratti di fornitura per i prossimi parchi eolici: pagare di più per una filiera europea affidabile o accettare il prezzo cinese? Non è una crisi di sopravvivenza per Sif, ma una partita di prezzo e affidabilità. La capacità produttiva europea c’è, la fabbrica di Maasvlakte 2 è tornata a produrre a ritmo sostenuto; il nodo è se la domanda sarà disposta a riconoscerne il valore.

Sif ha risolto il problema tecnico dell’impianto, ma ora deve affrontare un problema di mercato. La capacità produttiva europea è pronta, la domanda è debole e i produttori cinesi vincono sul costo. Chi sviluppa parchi eolici deve decidere se pagare di più per la resilienza europea.