Il parco eolico Urleasca da 77 MW nasce già venduto: il CfD copre solo 43 MW
Il parco già venduto
Lo scorso 3 agosto 2026 il gruppo Nordex ha annunciato di aver ricevuto un ordine da OX2 per la fornitura e l’installazione di 11 turbine N175/6.X in Romania. Il contratto riguarda il parco eolico Urleasca, da 77 MW complessivi, e include un accordo di servizio Premium di 35 anni. In parallelo, la società svedese OX2 ha ceduto il progetto ready-to-build alla norvegese Scatec ASA, fornitore di soluzioni per l’energia rinnovabile: il parco, in altre parole, nasce già venduto prima ancora che i cantieri entrino nel vivo.
Il perimetro tecnico, però, dice poco sulle garanzie economiche. Il Nordex Group ricorda di avere commissionato più di 64 GW di capacità eolica in oltre 40 mercati dal 1985 e di avere generato vendite consolidate per circa 7,6 miliardi di euro nel 2025. Alla data dell’annuncio, l’azienda dichiarava di avere contrattato più di 500 MW in Romania nei mesi precedenti, e spiegava che Urleasca ne rafforza ulteriormente la posizione. La cessione a Scatec e l’ordine a Nordex viaggiano in parallelo: chi compra il parco non eredita solo le turbine, ma anche il problema di far quadrare i ricavi. Resta da capire cosa garantisca davvero il ritorno economico a chi ora possiede l’impianto.
43 MW su 77: la matematica del sostegno
La risposta, per ora, è parziale. Secondo quanto comunicato da Scatec, il parco è supportato da un Contratto per differenza (CfD) che copre circa 43 MW della capacità a un prezzo medio di 71,3 euro/MWh. Il calcolo è immediato: 43 MW su 77 corrispondono a poco più della metà dell’impianto. La quota restante non gode di un prezzo garantito e resta esposta all’andamento del mercato elettrico. Il fatto che la copertura sia espressa su una parte della capacità, e non sull’intero parco, è il dettaglio che separa un annuncio da un piano finanziario.
Il meccanismo non nasce dal nulla. Il CfD a due vie è stato sviluppato con il supporto della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (EBRD) per dare stabilità dei ricavi di lungo termine agli sviluppatori e rafforzare l’integrazione di mercato delle rinnovabili. L’annuncio, insomma, descrive la parte garantita del progetto, non il suo intero conto economico. Un sostegno di questo tipo stabilizza, ma non elimina l’esposizione alla quota non coperta.
Il precedente rumeno aiuta a misurare la posta. Il progetto Pestera II da 392 MW, associato al quarto trimestre 2025, è stato il singolo maggiore contributore ai contratti romeni di Nordex: 56 turbine N163/6.X da 7 MW ciascuna, installate su torri in acciaio da 138 metri per Copenhagen Infrastructure Partners. Se quella scala ha trainato gli ordini, Urleasca viaggia su numeri molto più piccoli e con una copertura parziale. Chi si assume il rischio sulla quota scoperta?
Il convitato da 1,5 GW
Eppure, nel mercato rumeno, un altro nome pesa più di tutti. Vestas dichiara di essere il principale produttore di turbine eoliche del Paese, con oltre 1,5 GW di capacità installata e in costruzione, e di fornire servizi per più di 1,2 GW, con cinque hub di servizio e un centro di formazione regionale. Il confronto con i 500 MW recenti rivendicati da Nordex dà la misura dello squilibrio: il gruppo tedesco porta a casa un ordine rilevante, ma il territorio resta presidiato dall’operatore dominante.
Il passaggio di Urleasca non è solo un ordine di turbine: è una scommessa sul fatto che un CfD che copre poco più della metà dei megawatt basti a far sopravvivere un progetto in un mercato dominato da Vestas. Ora per Scatec e Nordex la sfida è trasformare 77 MW e un sostegno parziale in un progetto che regga. Chi paga davvero se il vento non basta?




