Il lago ha toccato meno 191 centimetri a fine agosto, mentre il fotovoltaico galleggiante cresce nel mondo

Meno 191: la soglia che non doveva essere superata

A fine agosto il lago Trasimeno è sceso a meno 191 centimetri rispetto allo zero idrometrico. Lo ha segnalato Nilo Arcudi, indicando il rischio concreto di toccare quota meno 200 entro la fine del mese. La cifra non è un dettaglio tecnico: è la soglia del collasso, quella che nessuno vuole nominare ad alta voce. Eppure la risposta istituzionale non si è mossa con l’urgenza di un’emergenza. Si è presentata come una vetrina. Il progetto si chiama Basin4energy, un’ipotesi di fotovoltaico galleggiante sul lago Trasimeno che Regione Umbria aveva presentato già durante la Cop30 del 2025. Il progetto promette di ridurre l’evaporazione — secondo Thomas De Luca, tra 0,8 e 2,2 metri cubi all’anno per ogni metro quadrato coperto, creando anche micro-habitat favorevoli alla biodiversità — ma la domanda vera è un’altra: quanto costa davvero questa soluzione, e chi la sta già usando?

Da 10 MW a 400 GW: i numeri della scommessa

Per rispondere serve uscire dai centimetri e guardare ai megawatt. Il fotovoltaico galleggiante non è più un azzardo sperimentale. Le stime indicano un sovraccosto medio complessivo del 20-30% rispetto a un impianto onshore, contro il 40-50% di dieci anni fa: il divario si è ridotto, ma per un ente pubblico che deve rendere conto di ogni euro speso resta comunque un costo aggiuntivo da giustificare. Il mercato, intanto, è cresciuto. Secondo il rapporto Where Sun Meets Water della Banca Mondiale, la capacità globale installata è passata da 10 MW alla fine del 2014 a 1,1 GW nel settembre 2018, più che centuplicata in meno di quattro anni. Il potenziale è stimato in 400 GW, pari alla capacità fotovoltaica totale installata nel mondo alla fine del 2017.

La competizione è già operativa. La Cina ha commissionato il progetto FPV di Dezhou Dingzhuang, il più grande impianto FPV al mondo con 320 MW di capacità installata. In Corea del Sud, un progetto nella contea di Hapcheon prevede pannelli Q CELLS Q.PEAK DUO Poseidon Edition e un design ispirato al fiore di pruno, simbolo della zona. Non si tratta più di dimostrazioni su piccola scala: sono impianti che si misurano su centinaia di megawatt, mentre il Trasimeno aspetta.

Il paper del 2013 e le spiagge che cambiano perimetro

La risposta non sta nei listini, ma in un paper scientifico e nelle spiagge che hanno cambiato perimetro. Già nel 2013, Ludovisi e altri colleghi dell’Università di Perugia applicavano le previsioni dell’IPCC — l’Intergovernmental Panel on Climate Change, l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamento climatico — al caso Trasimeno, evidenziando i rischi strutturali per il lago legati al cambiamento climatico. Il team di ricerca ha calcolato che, senza interventi, il lago potrebbe scomparire entro la fine di questo secolo.

Il dato non era un’astrazione accademica. Secondo la fonte pubblicata il 21 agosto, il Trasimeno si trovava a circa un metro e ottanta al di sotto della sua soglia di riferimento. Le spiagge hanno cambiato il loro perimetro, con sabbia dove prima c’era acqua. Il potenziale globale di 400 GW non cancella il fatto che, a livello locale, il lago era a meno 191 centimetri a fine agosto. Il cambiamento tocca direttamente chi vive e lavora intorno al lago: stabilimenti balneari, ristoranti, operatori turistici, agricoltori che dipendono dall’acqua per irrigare. Non è solo una questione ambientale: è una questione economica e sociale, che la politica non può trattare come un annuncio da Cop30. La domanda aperta è se il lago possa aspettare i tempi della politica e della burocrazia.

Se il Trasimeno tocca meno 200, la scelta non sarà tra fotovoltaico sì o no, ma tra coprire il lago o accettare che le sue spiagge continuino a camminare. E il tempo per decidere non è quello delle vetrine Cop30.