La riforma EEG introduce un CfD bidirezionale obbligatorio sopra i 100 kW, ma l’ok UE scade nel 2026
Duemilacentotrentaquattro megawatt e mezzo assegnati a 4,79 centesimi per kilowattora: l’asta solare tedesca del 1° luglio 2026 ha funzionato. Peccato che il sistema di aiuti che l’ha resa possibile abbia una data di scadenza, il 31 dicembre 2026. Secondo i dati pubblicati dalla Bundesnetzagentur sull’asta solare, il volume messo a gara per quella tornata era di 2.134.567 kilowatt, con un valore massimo offerto di 5,90 centesimi per kWh. Ne sono stati aggiudicati 2.134.657 kW, distribuiti su 261 offerte, e il valore medio ponderato delle aggiudicazioni è sceso a 4,79 centesimi.
L’asta di luglio: numeri che scendono, domanda che sale
Il 4,79 centesimi è inferiore al valore della tornata precedente di 4,94 centesimi. Il calo non è verticale, ma conferma una direzione: i prezzi medi si muovono verso il basso mentre la domanda resta alta. L’asta ha ricevuto 406 offerte per una capacità combinata di 3.170 MW, a fronte di poco più di 2,1 GW assegnati. In totale sono state accettate 261 offerte, con prezzi medi in leggero calo rispetto alle aste precedenti.
Questa sovrasottoscrizione racconta un mercato tedesco del fotovoltaico utility-scale ancora vivace, nonostante anni di discussione sui costi e sulle regole. A fine marzo 2026 la capacità installata registrata su terreni agricoli risultava di 17,7 GW. Il dato, ripreso dallo stesso annuncio della Bundesnetzagentur, spiega meglio di molte dichiarazioni perché l’asta di luglio non sia un episodio isolato: c’è una base reale di impianti e di operatori pronti a competere.
Ma quei numeri non raccontano cosa succede al quadro regolatorio che li produce. Il mercato tira, i prezzi scendono, eppure la cornice europea che consente questo sistema di aste ha un orizzonte sempre più corto.
Il paradosso: un regime di successo con la data di scadenza
Eppure, proprio mentre i prezzi scendono e le offerte arrivano in eccesso, il fondamento giuridico del sistema si avvicina alla scadenza. L’approvazione europea degli aiuti al sistema EEG attuale scade il 31 dicembre 2026: lo ricorda un parere legale commissionato dalla federazione tedesca delle energie rinnovabili. Non si tratta di un passaggio formale. Quella approvazione è ciò che consente, in termini di aiuti di Stato, di bandire le aste e di riconoscere i sostegni agli impianti che le vincono.
Il punto non è solo la data. La riforma in discussione cambia la natura del sostegno pubblico. Secondo un’analisi dello studio legale Freshfields, uno dei pilastri della riforma è l’introduzione di un meccanismo obbligatorio di Contracts for Difference bidirezionale per tutti i nuovi impianti incentivati con una capacità installata pari o superiore a 100 kW. In concreto: la nuova architettura disegnata per il cosiddetto EEG 2027 non si limita a garantire un prezzo minimo, ma impone un meccanismo che guarda in entrambe le direzioni.
Qui il paradosso diventa visibile. L’asta di luglio dimostra che il vecchio regime funziona: prezzi bassi, concorrenza, volumi assegnati. Ma quello stesso regime ha una scadenza giuridica ravvicinata e viene progressivamente sostituito da un meccanismo diverso. Chi ha vinto a luglio può contare su una certezza relativa; chi progetta un impianto sopra i 100 kW deve invece confrontarsi con un quadro in trasformazione.
Chi vince e chi perde con il passaggio al CfD
Mentre l’asta di luglio è già storia, la partita vera si gioca sul futuro regolatorio. I 261 vincitori di quella tornata hanno un prezzo medio ponderato di 4,79 centesimi per kWh, con un valore massimo di aggiudicazione che resta comunque sotto il tetto di 5,90 centesimi previsto dal paragrafo 37b del EEG. Per loro il confronto è con i costi di realizzazione e con i tempi di connessione. Per i progetti nuovi sopra i 100 kW, invece, il confronto sarà con il meccanismo obbligatorio di CfD bidirezionale: un cambio di logica, non soltanto di tariffa.
La sfida per gli operatori è aperta: a poco più di tre mesi dalla scadenza europea, resta da capire chi riuscirà a navigare la transizione dal vecchio EEG al nuovo regime di CfD bidirezionali. La domanda, per il fotovoltaico tedesco, non è più soltanto quanto costa costruire un impianto. È anche quanto pesa sapere, in anticipo, quali regole dureranno abbastanza da rendere l’investimento sensato.




