I wafer n-type G10L sono scesi a 0,80 RMB, sotto i costi di produzione del settore

Un wafer monocristallino n-type G10L venduto a 0,80 RMB: meno di quanto costa produrlo. È il dettaglio tecnico che spiega perché l’industria fotovoltaica cinese sta correndo oltre il punto di non ritorno. Lo scorso 30 luglio il prezzo medio di transazione di quel formato è sceso a 0,80 RMB al pezzo, pari a 0,12 dollari, con un calo del 3,61 per cento su base mensile, il ribasso più marcato tra i prodotti mainstream. Secondo l’analisi della Silicon Industry Branch, i prezzi medi di transazione di tutti i formati di wafer sono scesi al di sotto dei costi di produzione del settore. In pratica, ogni fetta venduta lascia margini negativi.

Il quadro dei prezzi è uniforme: i wafer n-type G12R hanno registrato una media di 0,90 RMB al pezzo, con un calo del 3,23 per cento. Le celle mainstream si sono attestate a 0,25–0,26 RMB/W, giù dell’1,92 per cento mensile, mentre i moduli standard sono a 0,67–0,68 RMB/W, in diminuzione dell’1,46 per cento. Con questi numeri, la risposta produttiva non è stata un taglio drastico. I due maggiori produttori tier-one di wafer hanno ridotto l’utilizzo degli impianti di appena due punti percentuali su base mensile, portandolo rispettivamente al 52 e al 54 per cento. Significa che, anche a prezzi che non coprono i costi, più della metà della capacità restava accesa.

Perdite strutturali e risposta politica: il paradosso della sovraccapacità

Se i prezzi stanno sotto i costi, la domanda è chi regge e per quanto. I bilanci del 2025 raccontano una condizione strutturale, non un singolo trimestre debole. Già nella prima metà del 2025 LONGi, Jinko Solar, Trina Solar e JA Solar hanno registrato perdite nette combinate di quasi 11 miliardi di RMB, equivalenti a 1,54 miliardi di dollari, due volte e mezzo in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Non è un margine ridotto: è una filiera che produce in perdita su larga scala.

I numeri di Jinko Solar danno la misura del crollo della domanda. Nella prima metà del 2025 la società ha riportato un fatturato operativo di 31,831 miliardi di RMB, in calo del 32,63 per cento su base annua, e perdite nette attribuibili agli azionisti per 2,909 miliardi di RMB. La spiegazione è diretta: i prezzi globali dei moduli sono rimasti persistentemente bassi, e il fatturato si è contratto di un terzo.

Di fronte a questi numeri, anche la politica cinese si è mossa. Una riunione congiunta del Ministero dell’Industria e dell’Information Technology, della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma, dell’Amministrazione Statale per la Regolazione del Mercato e dell’Amministrazione Nazionale dell’Energia è stata convocata per mettere ordine nella concorrenza del settore fotovoltaico. All’incontro hanno partecipato l’Associazione Cinese dell’Industria Fotovoltaica e i grandi gruppi energetici statali: China Huaneng Group, China Datang Group, China Huadian Group, State Power Investment Group, National Energy Investment Group e China National Nuclear Corporation. Il paradosso resta: mentre i prezzi scendono sotto i costi, i principali attori sono chiamati a coordinare una filiera che non riesce a ripagarsi.

Comprare a prezzi bassi: un affare o un rischio nascosto?

Questi prezzi non resteranno confinati ai bilanci dei produttori. Per chi installa o gestisce un impianto, un modulo a 0,67–0,68 RMB/W può sembrare un affare: il costo iniziale scende e il tempo di rientro si accorcia. Ma il vantaggio immediato va pesato contro una filiera più fragile. Gli Stati Uniti hanno imposto tariffe aggressive sui prodotti solari cinesi e l’Unione Europea sta diversificando la propria catena di approvvigionamento allontanandosi da Pechino. Se i produttori sono costretti a vendere sotto costo, senza margini per innovare o mantenere capacità stabile, il prezzo di listino non racconta tutto il rischio.

Il vero interrogativo non è il prezzo del wafer o del modulo oggi, ma quanto a lungo la filiera potrà reggere un mercato in cui nessuno guadagna. Il calo dei prezzi non è un affare lineare: per chi installa, il costo iniziale non è il costo totale se la filiera collassa.