Il progetto nasce nel sito dove fino al 2021 bruciava carbone e si prepara a ricevere idrogeno dal corridoio olandese
Il nuovo H₂-Connector di Amburgo potrà esportare fino a 200.000 metri cubi normali all’ora di idrogeno verso la rete di trasporto, ma importarne fino a 360.000 verso la città. È il dato che emerge dall’annuncio di Hamburger Energienetze dello scorso 20 agosto: l’infrastruttura nasce sbilanciata sull’importazione, non sulla produzione. E sorge dove, fino al 2021, bruciava carbone.
Le cifre non sono equivalenti: 360.000 metri cubi normali all’ora in ingresso superano dell’80% la capacità di uscita. Un simile squilibrio non è un dettaglio tecnico. È il segnale che Amburgo si prepara a consumare idrogeno altrui, non a produrne in proprio.
Da carbone a idrogeno: un cantiere che chiude un ciclo
Quello squilibrio ha una geografia precisa. Il cantiere sorge a Moorburg, dove uno dei più moderni impianti a carbone d’Europa entrò in funzione nel 2015 e fu spento già nel 2021. Secondo Hamburg Green Hydrogen Hub, Vattenfall aveva avviato lì la produzione di elettricità e calore dal carbone dopo otto anni di costruzione; la chiusura arrivò nel luglio 2021 a seguito di un’asta per l’uscita dal carbone.
Su quel sito, l’H₂-Connector sarà l’infrastruttura centrale per l’esercizio della rete, non un semplice raccordo. Il progetto HH-WIN, la rete di distribuzione dell’idrogeno per l’industria di Amburgo, dovrebbe partire nell’autunno 2027 con circa 40 chilometri di condotte e una pressione di esercizio fino a 25 bar, al servizio dei principali areali industriali intorno al porto.
L’import olandese e la rete dei 18,9 miliardi
Se il connettore importa più di quanto esporti, il motivo è semplice: Amburgo si aggancia a un corridoio pensato per portare molecole dal nord Europa. Secondo Gasunie, dal confine olandese l’idrogeno potrà essere trasportato ad Amburgo passando per Brema entro la fine del 2027. Gran parte di quel percorso sarà ottenuta senza scavare nuove condotte: la rete Hyperlink da 1.000 chilometri, attesa in funzione entro il 2032, sarà realizzata per circa il 70% riconvertendo gasdotti esistenti.
Questo corridoio si innesta su un sistema nazionale di idrogeno in costruzione. Secondo i dati della Bundesnetzagentur, si tratta di 9.040 chilometri di condotte, che entreranno in esercizio progressivamente fino al 2032, con un costo complessivo stimato in 18,9 miliardi di euro. Per Amburgo questo significa che la disponibilità di idrogeno non dipenderà soltanto dalla capacità di accesso alla rete, ma dalla possibilità di assorbire una molecola importata a condizioni economiche sostenibili.
La bolletta climatica: 1,4 milioni di tonnellate
Secondo i dati di Hamburg Green Hydrogen Hub, il consumo industriale di gas naturale di Amburgo è stimato in circa 6,4 terawattora all’anno. Se quel consumo venisse sostituito da idrogeno climaticamente neutro attraverso la rete HH-WIN, dal 2032 si potrebbero evitare, su base annua, circa 1,4 milioni di tonnellate di CO₂. È un potenziale, non un risultato già certo: vale come massimo teorico, non come traguardo garantito.
Il costo del connettore, al netto della stazione di compressione ancora in progettazione, è di circa 22,6 milioni di euro; la parte prevalente, 16,3 milioni, è coperta dal finanziamento IPCEI. È una cifra piccola se confrontata con il sistema nazionale da 18,9 miliardi, ma il suo rendimento ambientale dipenderà dal prezzo dell’idrogeno importato e dalla disponibilità dell’industria a sostituire davvero il gas naturale.
Da qui al 2032, il dato da osservare non è soltanto la CO₂ evitata, ma la curva dei flussi all’H₂-Connector. Se l’import non si avvicinerà ai 360.000 metri cubi normali all’ora di capacità, i 18,9 miliardi della rete nazionale resteranno in larga parte una promessa: infrastrutture pronte a trasportare idrogeno che nessuno, o quasi, userà.




