Quote vincolanti: 1,5% nel 2030 e 10% nel 2040, ma le major partono nel 2030.

1,5% nel 2030, 3% nel 2032, 10% nel 2040. Non sono tassi di sconto, ma la quota minima di idrogeno verde ed e-fuel che la Germania impone ai fornitori di carburante. Il meccanismo, stando a un’analisi pubblicata il 21 agosto 2026 da Hydrogen Insight, sta spingendo gli acquirenti verso operatori più piccoli, mentre le grandi compagnie petrolifere avevano già assicurato le forniture con decisioni prese due anni fa. Le percentuali, vincolanti, sono contenute in un documento della eFuel Alliance e spiegano perché il mercato si stia muovendo: nel 2026 i produttori più piccoli di idrogeno verde ed e-fuel sembrano vederne i benefici.

Il mandato che sposta la domanda

Il mandato tedesco per il trasporto di idrogeno verde ha un effetto immediato sulla domanda di combustibili rinnovabili di origine non biologica, i cosiddetti RFNBO. Le quote vincolanti saliranno all’1,5% nel 2030, al 3% nel 2032 e al 10% nel 2040. Chi vende carburante in Germania dovrà dimostrare di aver immesso quote crescenti di idrogeno verde ed e-fuel. E qui sta la tensione: le major del petrolio avevano già bloccato i grandi volumi con decisioni prese due anni prima, mentre i fornitori di carburante oggi devono trovare prodotto certificato sul mercato. La conseguenza, secondo l’analisi di Hydrogen Insight, è che i produttori più piccoli stanno intercettando una domanda che non può più aspettare.

Non è un dettaglio: il vincolo parte dal 2030, quindi i compratori hanno meno di quattro anni per costruire una filiera di fornitura. I progetti già operativi o in fase avanzata, anche se di scala ridotta, diventano improvvisamente più preziosi. Il caso più citato è quello del progetto e-metanolo di Kassø, con il suo parco solare.

Kassø e la certificazione RFNBO: il vantaggio dei piccoli

Il progetto e-metanolo di Kassø, con il suo parco solare, è l’esempio concreto di come la domanda di conformità RED III stia premiando chi ha già una certificazione europea. L’accordo con OMV per lo smercio della produzione è esplicitamente certificato RFNBO dall’UE ed è presentato come risposta alla domanda di conformità RED III. Non si tratta di una sperimentazione: è un contratto di ritiro reale, legato a un prodotto che rispetta i criteri europei per i combustibili rinnovabili di origine non biologica.

Il punto non è solo il volume, ma la certificazione. Chi produce e-metanolo senza certificazione RFNBO non può soddisfare il mandato tedesco. Chi invece ha già ottenuto il via libera dell’UE può vendere a chi deve rispettare le quote. Per un progetto come Kassø, che produce in scala ridotta rispetto alle major, questa è la finestra di mercato che conta davvero.

Il confronto che spiega i tempi: 2030 e il peso dei grandi contratti

Il caso Kassø diventa più interessante se accostato ai grandi contratti delle major. TotalEnergies ha firmato un accordo con RWE per fornire 30.000 tonnellate all’anno di idrogeno verde alla raffineria di Leuna per quindici anni, con partenza nel 2030, come annunciato dalle società. Sono volumi che equivalgono a circa 2,4 volte l’intera produzione annua di Kassø, pari a 42.000 tonnellate, come risulta dai dati diffusi da HIF Global.

La distanza temporale è il punto. L’accordo TotalEnergies-RWE scatterà solo nel 2030: per quanto imponente, non può soddisfare la domanda di conformità che i fornitori di carburante hanno già oggi, o meglio entro il 2030. Kassø, invece, ha un accordo attivo con OMV, certificato RFNBO, che risponde a una domanda RED III già in essere. Le major hanno prenotato i grandi volumi del decennio; i piccoli riempiono il breve termine, e questo spiega perché il mandato, pur essendo un obiettivo decennale, stia muovendo oggi i flussi di cassa verso progetti più agili.

La domanda aperta è quando il mandato salirà al 10% nel 2040: chi avrà la capacità per servire il mercato? Se i contratti da 30.000 tonnellate all’anno partono solo nel 2030, la scalabilità necessaria per il 2040 non è scontata. E se la produzione certificata non cresce in fretta, il vincolo tedesco rischia di trasformarsi in una corsa a pochi fornitori abilitati.

Il numero da seguire nei prossimi mesi resta l’1,5% del 2030. Quanto idrogeno verde certificato riuscirà davvero a entrare nel sistema tedesco dipenderà dalla capacità dei piccoli produttori di trasformare gli accordi di oggi in capacità operativa, prima che le major consolidino i volumi del decennio. Il mandato ha già cambiato la direzione dei flussi di cassa: ora bisogna vedere se i progetti come Kassø riusciranno a reggere la scala.