La filiera solare resta concentrata in Cina, tra dazi e capacità produttiva che sfiora il 95% dei wafer

Due installatori, stesso tetto, stesso fabbisogno: i preventivi possono divergere di migliaia di euro. La spiegazione non sta solo nei pannelli o negli inverter scelti. Sta nei dazi, nella geografia della produzione e in una catena di fornitura sempre più concentrata. Lo scorso 4 agosto, un’analisi pubblicata da IEU Monitoring ha messo in fila i numeri del mercato globale: nel 2025 il mercato delle principali tecnologie energetiche ha superato i 1.100 miliardi di dollari, dopo una crescita media annua di circa il 20% nell’ultimo decennio. Si parla di fotovoltaico, eolico, batterie, veicoli elettrici, pompe di calore ed elettrolizzatori.

Il preventivo che non quadra

Immaginate di chiedere due preventivi per lo stesso impianto. Il primo installatore propone moduli di un produttore, il secondo di un altro; tra i due ballano migliaia di euro. Eppure il mercato globale non è in crisi: cresce a doppia cifra. Allora perché il costo finale per il cliente non scende? Una parte della risposta sta nel commercio. Nel 2024 la tariffa media globale ponderata lungo la catena di fornitura del solare fotovoltaico è aumentata di nove volte rispetto all’anno precedente, arrivando intorno al 36%. In altre parole, una quota maggiore del prezzo che si vede in fattura dipende da dazi e barriere commerciali, non dalla qualità del pannello.

Dazi e concentrazione: il paradosso del solare

La risposta non sta nei listini, ma nella geografia della produzione. Già nel 2012 il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha imposto dazi antidumping e compensativi (AD/CVD) su moduli e celle in silicio cristallino provenienti dalla Cina; nel 2014 ha esteso le misure anche a Taiwan. Eppure nel 2025 le esportazioni lorde cinesi nelle categorie di prodotti tecnologici energetici chiave hanno superato i 160 miliardi di dollari, con un aumento dell’11% rispetto all’anno precedente. I dazi non hanno fermato l’export. Hanno semmai reso più cara la catena di fornitura.

Nel frattempo la Cina ha rappresentato circa il 70% della spesa cumulativa globale in investimenti manifatturieri per queste tecnologie dal 2020. Dati dell’IEA Energy Technology Perspectives 2026, ripresi da PV Magazine Australia, indicano che la Cina rappresenta circa l’85% della capacità produttiva della catena di fornitura solare e il 95% dei wafer fotovoltaici; per le batterie agli ioni di litio la quota è circa l’80% e per i materiali anodici il 97%. Il paradosso è che questa macchina produttiva è al tempo stesso in forte sofferenza. Il settore solare cinese ha subito pesanti perdite tra il 2024 e il 2025 dopo una guerra dei prezzi e un eccesso di capacità produttiva. I principali produttori di moduli e celle hanno ridotto la forza lavoro quando i tassi di utilizzo sono scesi ben al di sotto dei livelli sani. In pratica, la Cina domina le quote di produzione ma brucia margini per mantenere volumi e quote di mercato.

Se i dazi non riducono la dipendenza e la Cina continua a esportare a pieno ritmo, per chi oggi deve scegliere un impianto cosa resta? Un prezzo finale che riflette questa tensione.

Cosa guardare prima di firmare

I numeri del mercato dicono una cosa, i listini un’altra. Nel 2023 gli investimenti nella produzione di tecnologie energetiche chiave avevano raggiunto quasi 220 miliardi di dollari; nel 2025 sono scesi sotto i 200 miliardi. Non è un crollo, ma è un segnale: si produce ancora moltissimo, ma si investe meno in nuova capacità. Nel frattempo le esportazioni lorde cinesi hanno superato i 160 miliardi di dollari. Per cittadini e imprese il costo finale riflette questa tensione: concorrenza globale, dazi e una filiera concentrata si scaricano su chi firma il preventivo.

Prima di firmare, conviene fare una domanda semplice: da dove vengono le celle e i wafer? Con la Cina a circa il 95% dei wafer fotovoltaici e circa l’85% della capacità produttiva solare, la risposta non è scontata e non è solo una curiosità. Chiedere la provenienza aiuta a capire se il prezzo include dazi, se ci sono tempi di consegna più lunghi o se l’installatore sta scaricando sul cliente l’incertezza di una filiera concentrata. Vale anche per chi mette una batteria agli ioni di litio: circa l’80% della capacità produttiva è in Cina, e il 97% dei materiali anodici.

Chi firma un preventivo oggi non compra solo pannelli: compra una geografia della produzione. Chiedere da dove vengono celle e wafer non è una curiosità, è il primo passo per non pagare due volte la transizione.