Chi si occupa di transizione energetica in azienda lo sa: i progetti sull’idrogeno verde seguono spesso lo stesso copione — annuncio, rendering, rinvio. Il caso di Plug Power ad Anversa ne è la fotografia più concreta. Stando alla notizia riportata il 19 agosto scorso, l’azienda americana ha abbandonato il progetto per un impianto di idrogeno verde da 100 MW in Belgio, che dopo quattro anni di annunci non era ancora arrivato all’avvio dei lavori. Il cantiere, in pratica, non è mai iniziato.

Il cantiere fantasma di Anversa

All’origine c’era un accordo di concessione trentennale per costruire l’impianto nel porto belga di Anversa-Bruges, il secondo più grande d’Europa. Il piano prevedeva un impianto da 100 MW in grado di produrre fino a 12.500 tonnellate all’anno di idrogeno verde liquido e gassoso per il mercato europeo. Numeri da grande progetto, sulla carta.

La realtà racconta un’altra storia. Secondo EnergyTech, il progetto non era mai partito, nonostante quattro anni di annunci, ed è stato abbandonato. Secondo i rapporti locali, Plug Power punta a mantenere la concessione trentennale sul sito all’interno del porto di Anversa. L’impatto finanziario dell’abbandono, sempre secondo EnergyTech, aumenta l’incertezza sulla futura redditività dell’azienda nel mercato dell’idrogeno verde. In sintesi: c’è un sito, c’è una concessione, c’è una potenza annunciata, ma il cartello “in costruzione” non è mai stato appeso.

La matematica dell’idrogeno verde

Per capire se quello di Anversa sia un incidente isolato conviene guardare i numeri di settore. Secondo un report citato da Innovation News Network, solo circa 3 GW dei 31 GW di capacità pianificata in Europa per il 2030 hanno raggiunto la decisione finale di investimento, la cosiddetta FID: il momento in cui un progetto smette di essere un’idea e diventa denaro impegnato. In proporzione, circa un decimo della capacità annunciata ha superato il punto di non ritorno finanziario.

I dati di EICDataStream raccontano lo stesso fenomeno in modo ancora più diretto. Dal 2020 sono stati annunciati 624 progetti sull’idrogeno, inclusi impianti di produzione, condotte, stoccaggio e altre infrastrutture. Di questi, solo 59 sono operativi, mentre 74 sono stati cancellati. Tra i progetti rimanenti, quasi la metà è ancora in fase di fattibilità e un ulteriore 15% è sospeso. Tradotto: la grande maggioranza dell’idrogeno europeo vive ancora nei documenti, non nei cantieri.

Visti così, i numeri di Anversa smettono di sembrare un caso isolato. Sono piuttosto un sintomo di un settore che annuncia molto e costruisce poco. Non è la tecnologia a mancare: è il passaggio dalla carta al cantiere.

Cosa guardare prima di investire

Se anche un nome come Plug Power fa marcia indietro, per imprese e investitori cambia il metro di giudizio. Il primo filtro è la decisione finale di investimento: un progetto senza FID resta un’intenzione, e le intenzioni possono essere sospese o cancellate, come mostra quel 15% di progetti in attesa. Il secondo filtro è lo stato di avanzamento: quante parti dell’opera sono già finanziate, quante hanno un cantiere aperto, quante hanno contratti di fornitura reali. La potenza annunciata, da sola, non dice nulla: 100 MW ad Anversa erano un numero rilevante, ma non sono bastati a far partire i lavori.

La vicenda belga insegna anche che una concessione trentennale non è un impegno di costruzione. Può convivere con un progetto fermo per anni. Per chi deve decidere se investire, comprare o semplicemente farsi un’idea, il criterio pratico è guardare dove sono già stati impegnati i soldi e dove esistono date reali di costruzione. Non dove esistono presentazioni.

Il punto non è se l’idrogeno avrà un futuro. È quali progetti hanno già le fondamenta per arrivarci. La differenza non si vede nella potenza dichiarata, ma nella decisione finale di investimento e nelle date di cantiere: è lì che i progetti veri si separano dai rendering.