HyScale 100: dopo 194 milioni, costi troppo alti e secondo addio degli investitori.

181 megawatt installati contro 10 gigawatt promessi per il 2030. Il divario è di 55 volte. E lo scorso 17 agosto, nel nord della Germania, un progetto da 500 megawatt già finanziato con 194 milioni di euro è stato cancellato per la seconda volta. Secondo la ricostruzione della testata Energy News Beat, il progetto HyScale 100 presso la Raffinerie Heide, nello Schleswig-Holstein, è stato abbandonato di nuovo. La transizione tedesca all’idrogeno verde non è in ritardo: è ferma, mentre il denaro pubblico resta appeso a un impianto che non c’è.

HyScale 100 avrebbe dovuto installare 500 megawatt di elettrolizzatori entro il 2030, con una possibile espansione fino a 2,1 gigawatt. Non era un’idea astratta: nell’aprile 2022 il progetto aveva ricevuto un finanziamento statale di 194 milioni di euro, circa 224 milioni di dollari. Un finanziamento statale, assegnato, che non è bastato a evitare la rinuncia.

Il cantiere fantasma di Heide

Per misurare la portata di questo stop conviene fare un passo indietro. HyScale 100 non nasceva dal nulla: era, secondo la ricostruzione di gasworld, una versione reinventata di Westküste 100, il progetto portato avanti da Raffinerie Heide, Ørsted e Hynamics. E Westküste 100 era già stato cancellato nel 2023, deragliato soprattutto dai costi elevati nonostante i finanziamenti assegnati in precedenza.

La sequenza è questa: il consorzio — raffineria, Ørsted e Hynamics — aveva già staccato la spina alla costruzione di un elettrolizzatore da 30 megawatt, come riportato dalle pagine di Clean Energy Wire, con una motivazione che suona familiare: costi troppo alti e rischio economico. Poi il progetto è risorto con un nome nuovo e ambizioni molto più grandi. Ora anche quelle ambizioni si sono fermate.

Il paradosso sta tutto qui: i soldi pubblici c’erano — 194 milioni di euro assegnati nell’aprile 2022 — ma non bastano. Perché l’idrogeno verde costa, tipicamente, da due a quattro volte di più dell’idrogeno grigio. E quando il mercato non regge quel differenziale, nemmeno un contributo federale convince gli investitori a costruire.

La matematica del fallimento

Il caso di Heide non è un incidente isolato: è un sintomo. Per misurarlo bastano pochi numeri nazionali.

Secondo EWI, la Germania aveva in funzione solo 181 megawatt di capacità di elettrolizzatori, contro un obiettivo di 10 gigawatt al 2030. Serve moltiplicare per più di 55 volte la potenza che risulta in funzione. E la pipeline non offre consolazioni: sono in costruzione, o hanno già preso una decisione finale di investimento, 22 progetti per un totale di 1,3 gigawatt di capacità di elettrolisi, come emerge dai dati ripresi da Clean Energy Wire. Sommati ai 181 megawatt già in funzione, si arriva a poco più di 1,4 gigawatt: meno del 15 per cento del target dichiarato.

Bisogna però leggere questi numeri con attenzione. Un progetto “in costruzione” o “con decisione finale di investimento” non è un progetto completato: è un impegno. Tra l’impegno e i megawatt reali restano tempi di costruzione, connessioni alla rete, contratti di fornitura. E la cronaca di Heide dimostra che neanche lo snodo che dovrebbe sbloccare tutto — il finanziamento statale ottenuto — mette al riparo dalla rinuncia.

Poi c’è la questione del costo. L’idrogeno verde è tipicamente da due a quattro volte più caro di quello grigio. Un conto è annunciare un target, un altro è stabilire chi si farà carico di quel differenziale per un decennio e oltre. Con queste premesse, il piano tedesco non è semplicemente in ritardo: poggia su un’equazione che, per ora, non torna.

Chi resta a terra

A Heide, a restare a terra sono la raffineria — che avrebbe dovuto consumare l’idrogeno —, Ørsted e Hynamics, i partner industriali, e lo Stato tedesco, che aveva già impegnato i 194 milioni di euro. Il progetto HyScale 100 è stato cancellato, la raffineria non avrà i 500 megawatt previsti e il denaro assegnato nell’aprile 2022 resta legato a un cantiere che non aprirà.

La domanda, a questo punto, è se un obiettivo che risulta coperto per meno del 15 per cento dalla capacità in funzione e già avviata — con un progetto già finanziato abbandonato due volte — possa ancora chiamarsi un piano, o sia ormai una promessa senza copertura.

Ora tocca a Berlino decidere se rilanciare i sussidi o rivedere al ribasso l’obiettivo. Nel frattempo, i 10 gigawatt restano un numero su un foglio, e chi ha investito due volte a Heide aspetta di sapere se la terza volta sarà quella buona.