Asta stoccaggio: premio ridotto e quota dimezzata, sotto il fabbisogno Terna.

La seconda asta per la capacità di stoccaggio elettrico, in programma il prossimo 24 novembre 2026, nasce con un premio ridotto e con una quota dimezzata rispetto al fabbisogno indicato da Terna. Non è una gara per la transizione: è una scommessa su un mercato che corre più veloce della regolazione.

Un’asta a metà: premio ridotto, fabbisogno dimezzato

La decisione è lineare solo nei numeri. A inizio agosto Arera ha rivisto il costo complessivo di investimento per i sistemi di accumulo a batteria da 209.500 a 125.000 euro per MWh. Il calo non arriva dal cielo: a dicembre 2025, secondo lo studio BloombergNEF, il costo complessivo medio delle batterie per applicazioni stazionarie, al netto dei costi dell’elettronica di potenza, era sceso a circa 70.000 dollari per MWh, il 45 per cento in meno rispetto al 2024. Con i dati al 30 giugno 2026, il WACC nominale ante imposte per l’asta con consegna 2029 era pari all’8,0 per cento.

Il vero problema non è il prezzo. Il fabbisogno della seconda asta, approvato con il decreto del 20 maggio 2026, è pari a 16 GWh, la metà dei 32 GWh che Terna ritiene necessari al 2030. Nella prima asta, chiusa a settembre 2025, erano stati approvvigionati 9.968 MWh su un fabbisogno di 10 GWh: un risultato quasi pieno, in un contesto molto diverso. Oggi si mette a gara solo metà del necessario, come se il sistema potesse permettersi di fermarsi a metà strada.

Ma il vero nodo non è il premio: è la concorrenza che si prepara a contendersi una torta troppo piccola.

La fila per la torta: concorrenza oltre il doppio della quota

Per capire la posta in gioco, basta guardare i numeri della concorrenza. Già nel 2025, la capacità non assegnata risultava più del doppio della quota massima di 16 GWh. Nella zona Sud e Calabria, dove il tetto superiore sarà di 11,5 GWh, la competizione si preannuncia intensa. Non è una gara teorica: la quota finale MACSE 2029 sarà ridotta dalla capacità assegnata tramite l’asta CM 2028 nelle zone ammissibili MACSE, con un collegamento meccanico diretto tra i due meccanismi. La comunicazione della quota finale arriverà venti giorni prima dell’asta del 24 novembre 2026.

Anche i prezzi della prima asta avevano mandato un segnale preciso. I prezzi di assegnazione si erano fermati a una media ponderata di 12.959 euro per MWh all’anno, molto al di sotto del premio di riserva di 37.000 euro per MWh all’anno fissato da ARERA. Concorrenza e prezzi bassi sono la prova che il mercato vede opportunità: ma se la quota a gara è dimezzata, quella concorrenza rischia di trasformarsi in un imbuto.

Due incognite restano sul tavolo: quanto l’asta CM 2028 eroderà la quota finale e se la prudenza di ARERA non finisca per lasciare scoperto il fabbisogno.

Il paradosso della prudenza: chi vince e chi perde

Dal quadro dei numeri emerge una contraddizione profonda. Da un lato si tagliano i costi e si riduce il premio; dall’altro si congela metà del fabbisogno, lasciando che la concorrenza si accapigli su una quota più piccola. ARERA ha pubblicato il 31 luglio 2026 una consultazione sulle modalità di determinazione del premio massimo per la seconda asta MACSE, con osservazioni attese entro il 7 settembre 2026. Il punto però non è soltanto il prezzo: è la quantità. L’autorità ha ribadito l’importanza di un approccio prudente nel definire i volumi messi a gara, per tenere conto della capacità di stoccaggio che potrebbe arrivare o essere già stata procurata attraverso il Capacity Market tra la pubblicazione della timeline dei fabbisogni e quella dei volumi d’asta.

Questa prudenza ha un costo. Per le imprese che investono in batterie, una quota dimezzata significa contratti più contendibili e ricavi da premio più incerti. Per i cittadini, il rischio è un’infrastruttura di accumulo più piccola di quella che Terna ritiene necessaria al 2030. È esattamente il paradosso di una transizione che corre con i costi e rallenta con i volumi.

La risposta arriverà solo il 24 novembre, ma una domanda resta aperta. A novembre non si assegnerà solo capacità di stoccaggio: si deciderà se la transizione italiana accelera davvero o si accontenta di fare metà strada. Chi resterà senza batterie?