Progetto da 60 mln di sterline: 120.000 tonnellate di rifiuti alimentari in biometano e CO2 biogenica.
A Deeside, 120.000 tonnellate di rifiuti alimentari all’anno non diventeranno solo 180 GWh di biometano. Produrranno anche circa 16.000 tonnellate di CO2 biogenica che, secondo indiscrezioni locali riportate a fine agosto da gasworld, Air Liquide dovrebbe trasportare via liquida dal sito. È questo secondo flusso, più del biogas, a spostare i conti di un impianto di digestione anaerobica.
Il doppio flusso di Deeside: biometano più CO2 liquida
Il progetto, noto come Deeside Anaerobic Digestion Clean Energy Plant, ha raggiunto la chiusura finanziaria nel settembre 2024 con un costo totale superiore a 60 milioni di sterline, come indicato da abrdn. La costruzione è partita nel terzo trimestre del 2024 e l’avvio commerciale è previsto per fine 2026. L’impianto è progettato per trattare circa 120.000 tonnellate di rifiuti alimentari all’anno e produrre circa 180 GWh di biometano, oltre a elettricità rinnovabile per utenze industriali locali.
Il trattamento non si limita al gas. Il sistema di digestione anaerobica fornito dalla tedesca BioConstruct usa un processo idromeccanico di digestione e separazione: recupera il biogas e separa la CO2 durante la fase di upgrading del biometano. La CO2 purificata viene poi liquefatta e destinata alla vendita; l’impianto dovrebbe catturarne circa 16.000 tonnellate all’anno. È qui che il progetto smette di essere un semplice produttore di energia: il flusso di anidride carbonica biogenica diventa un prodotto con una logistica propria, affidata secondo i report locali ad Air Liquide.
Il mercato che rende la CO2 un asset: 125 impianti, 14% della domanda
Se Deeside sembra un caso isolato, i numeri europei dicono il contrario. Secondo l’European Biogas Association, 125 impianti catturano 1,17 Mt di CO2 all’anno, pari a circa il 14% della domanda commerciale europea di CO2 liquida e solida. Entro il 2027 la capacità di cattura dovrebbe superare i 2 Mt annui. La CO2 biogenica non è un sottoprodotto di nicchia: è un mercato in espansione, ma ancora lontano dal coprire la domanda.
Il valore di quelle 16.000 tonnellate annue di Deeside dipende però da regole precise. La Regulatory Position Statement 255 britannica richiede un tasso di cattura dell’80% e un contratto di fornitura per il trattamento, lo stoccaggio e l’uso della CO2 da digestione anaerobica. Tradotto: non basta recuperare la CO2, bisogna catturarne una quota significativa e avere un compratore disposto a ritirarla. Il dato tecnico da solo non crea valore; lo creano la resa dell’impianto e la certezza contrattuale.
Questo spiega perché la cattura della CO2 stia diventando una variabile di progetto. Un impianto che non raggiunge l’80% di cattura o che non ha un contratto di fornitura lascia a terra una parte del proprio flusso. In un mercato dove la capacità installata europea è ancora al 14% della domanda commerciale, il vincolo non è solo ambientale: è economico.
Sul campo: da Dungannon a Deeside, il biometano non basta più
La capacità europea cresce, ma i progetti che abbinano biometano e CO2 biogenica si contano ancora sulle dita di una mano. Uno di questi è il Granville Eco Park di Bio Capital Group a Dungannon, in Irlanda del Nord: la società ha annunciato che produrrà anidride carbonica biogenica dal suo impianto di digestione anaerobica. Anche qui il biometano non è più l’unico flusso da vendere.
Il modello è lo stesso: trattare rifiuti alimentari, estrarre biometano e recuperare la CO2. La differenza la fanno la logistica del prodotto liquefatto, i contratti di fornitura e il tasso di cattura che l’impianto riesce a sostenere. Per chi progetta o gestisce un impianto di digestione anaerobica, la domanda non è più soltanto quanta energia produce, ma se il flusso di CO2 ha un compratore, una logistica e un prezzo.
La vera prova arriverà quando le operazioni commerciali di Deeside partiranno, previste per fine 2026: lì si vedrà se i due flussi viaggiano davvero insieme. Fino ad allora il progetto va valutato per quello che è: una piattaforma multi-prodotto con un secondo flusso che può valere più del biogas, a patto che gli 80% di cattura, il contratto e la logistica della CO2 liquida siano davvero in piedi.




