Solo un quinto degli accordi firmati ha impegni contrattuali solidi, mentre il resto dipende da sussidi pubblici e domanda locale

Il numero da cui partire non è la capacità produttiva. È il 20 per cento. Secondo l’analisi di settore pubblicata lo scorso 12 agosto, il Global Hydrogen Review 2026 dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) stima che i nuovi accordi di acquisto di idrogeno a basse emissioni siano rimasti pressoché stabili nel 2025, attorno a 1,7 milioni di tonnellate. Di questi volumi firmati, solo il 20 per cento è coperto da impegni contrattuali vincolanti. Il restante 80 per cento non ha ancora la solidità di un contratto fermo.

La questione, insomma, non è produrre idrogeno ma trovare chi lo compra a condizioni accettabili per chi deve finanziare gli impianti. Il caso olandese di Holthausen Energy Points lo mostra con chiarezza.

Il paradosso del 20 per cento

Il dato IEA andrebbe letto insieme a un altro, arrivato già nel 2025. Il rapporto dell’Innovation Fund della Commissione europea osservava che i progetti idrogeno faticano a ottenere accordi di acquisto di lungo termine, che i clienti mostrano poca disponibilità a pagare il sovrapprezzo verde e che l’assenza di un mercato liquido rende difficile la scoperta dei prezzi. Parole che descrivono un meccanismo: senza contratti pluriennali, non c’è un prezzo di riferimento stabile; senza prezzo stabile, è difficile per una banca valutare il rischio di un impianto.

È qui che entra Holthausen. Secondo l’agenzia regionale olandese NOM, un giro di colloqui con le banche non ha prodotto nulla: nemmeno la banca di riferimento dell’azienda ha voluto finanziare l’espansione degli elettrolizzatori, a causa delle perdite operative. Non si tratta di un problema tecnologico. L’impianto esiste e produce. Il punto è che la domanda contrattuale è troppo debole per convincere un creditore tradizionale.

Ma se la domanda non c’è, chi paga per questi progetti? La risposta arriva guardando chi riesce davvero a finanziarsi.

Il divario dei finanziamenti: chi presta a OMV, chi nega a Holthausen

Se il paradosso sta nei contratti, il divario si vede nei bilanci. A luglio, la Banca europea per gli investimenti ha concordato un prestito di 450 milioni di euro a OMV per un impianto di idrogeno verde da 140 megawatt in Austria, su un investimento complessivo di 600 milioni. Dall’altra parte c’è Holthausen Energy Points, parte del gruppo Holthausen: azienda familiare con una cinquantina di dipendenti, nata nel settore dei gas industriali, del propano e del butano.

La differenza non sta solo nella scala. Sta nella capacità di offrire alle banche una controparte solida e un flusso di ricavi prevedibile. Il progetto OMV ha alle spalle un gruppo industriale e un finanziamento BEI. La piccola realtà olandese resta invece esposta alle perdite operative e a una domanda ancora incerta. Il quadro descritto dal rapporto della Commissione europea aiuta a capire perché: se i clienti non vogliono pagare il sovrapprezzo verde e non esiste un mercato liquido, per una banca è difficile stabilire il prezzo del rischio. Senza contratti di acquisto di lungo termine, il credito tende a concentrarsi dove ci sono garanzie esterne o bilanci abbastanza robusti.

Resta una domanda: i sussidi bastano a colmare questo divario, o servono solo a mantenere in vita progetti senza mercato?

Il prossimo numero da osservare

Cosa resta a Holthausen? I sussidi e un uso locale dell’idrogeno nel porto. Holthausen Energy Points lavora alla produzione di idrogeno sostenibile e conveniente con l’aiuto di sussidi. L’idrogeno prodotto sarà utilizzato per alimentare le operazioni industriali esistenti nel porto di Anversa-Bruges e per il rifornimento di veicoli nella zona.

È una prospettiva concreta ma circoscritta. Finché la quota di contratti fermi non cresce, progetti così continuano a reggersi su denaro pubblico e domanda locale, non su un mercato in grado di camminare da solo.

Non è una partita di capacità produttiva: è una partita di firme. Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è la quota di accordi di acquisto con impegni contrattuali vincolanti. Se resta al 20 per cento, l’idrogeno verde continuerà a dipendere dai sussidi, non dal mercato.