Stessa area e ministero, ma parere negativo per il 40,3 MW, via libera ad Acea Solar.
All’inizio di agosto, la fonte specializzata Staffetta Online riferiva che negli ultimi giorni il ministero dell’Ambiente aveva pubblicato quindici decreti di valutazione ambientale per altrettanti progetti eolici e fotovoltaici. Dentro quel pacchetto c’è un caso che si fa notare da solo. Nello stesso comune di Gravina in Puglia, in provincia di Bari, due impianti agrivoltaici hanno ricevuto esiti opposti. Il progetto da 32,06 MW proposto da Acea Solar ha ottenuto il giudizio positivo di compatibilità ambientale. Un progetto più grande, da 40,3 MW, ha invece ricevuto dal Mase un parere negativo di compatibilità ambientale nello stesso comune. Stessa area, stesso ministero, esiti opposti.
Due progetti, due verdetti
Il contrasto non richiede molte spiegazioni per essere colto. Da una parte c’è Acea Solar, società del gruppo Acea, che si porta a casa un via libera su un impianto di taglia media. Dall’altra c’è un progetto più grande — 40,3 MW contro 32,06 — che si ferma prima ancora di arrivare alla fase realizzativa. Entrambe le valutazioni arrivano dallo stesso ministero, nello stesso periodo, per impianti della stessa natura: agrivoltaici. Non è in discussione chi abbia ragione: il punto è chiedersi come si spieghi una divergenza del genere.
La risposta, nella misura in cui esiste, sta nei dettagli del decreto. E i dettagli, quando si parla di autorizzazioni ambientali, raccontano quasi sempre più dei titoli. Per questo vale la pena entrare nei numeri, senza fretta.
I numeri dietro il via libera
Il via libera ad Acea Solar è formalizzato nel decreto n. 487/2026, che a fine luglio ha dato parere positivo di compatibilità ambientale al progetto agrivoltaico da 32 MW nei comuni di Gravina e Altamura. Il numero di registro, MASE_VA_DEC_2026-0000487, risale al 30 luglio 2026. La scheda progettuale depositata presso il ministero descrive un impianto agrivoltaico dalla potenza di 32,06 MW sito nei comuni di Gravina e Altamura, entrambi in provincia di Bari. L’impianto, cioè, non è confinato a un solo comune: attraversa Gravina e Altamura, e questo rende la decisione rilevante per un’area più ampia di quella indicata nel nome del progetto.
Dietro quei numeri c’è anche la posizione di chi li presenta. Acea arriva a questa autorizzazione con una base installata che non è da principiante. A fine 2024, secondo quanto dichiarato dal gruppo sul proprio sito, la capacità installata ha raggiunto circa 170 MW, di cui 153,6 MW in esercizio nello stesso anno. È il dato che Acea rivendica in prima persona: circa 170 MW di capacità, in gran parte già in esercizio a fine 2024. Serve a collocare il singolo decreto dentro una traiettoria industriale più ampia, quella di un gruppo che nel fotovoltaico è già presente da tempo.
Poi va detta una cosa elementare. Un decreto di valutazione ambientale è un atto, non un comunicato: condiziona la possibilità stessa di costruire. I numeri del decreto raccontano cosa è stato autorizzato e a chi. Non spiegano, da soli, perché un impianto analogo — anzi più grande — nello stesso comune sia stato fermato. Qui i numeri si fermano e cominciano le domande.
Chi vince, chi perde e le domande che il decreto non ha chiuso
Con quei numeri in mano, il bilancio non è neutro. Acea Solar incassa un via libera che vale, sulla carta, 32 MW di nuova capacità. Il progetto da 40,3 MW è rimasto fuori: il parere negativo del Mase, di cui dava conto pv-magazine in un articolo pubblicato lo scorso 29 maggio, lo ha bloccato nella sua configurazione di allora. Il divario tra i due impianti è di circa 8 MW, ma la differenza di esito è netta. E attorno ai terreni di Gravina si apriva una domanda che il decreto sul progetto Acea non ha sciolto: quali criteri hanno separato il sì dal no?
La domanda non è retorica, o almeno non soltanto. Il ministero ha pubblicato quindici decreti nel giro di pochi giorni: una mole di decisioni che ha reso difficile ricostruire, caso per caso, il peso di ciascun criterio ambientale, paesaggistico o agricolo. Il risultato è che due progetti simili, nello stesso territorio, sono finiti su binari diversi senza che la ragione fosse immediatamente leggibile. E questo è il punto su cui si gioca la credibilità di una transizione che, per essere accettata, deve saper spiegare perché un sì è un sì e un no è un no.
Se due impianti simili, nella stessa area, hanno ricevuto verdetti opposti, la domanda vera non riguarda soltanto i due progetti. Riguarda le regole: quali criteri pesano davvero nella transizione autorizzativa? E chi decide cosa conta davvero a Gravina?




