La vendita in Dorad libera capitale per lo stoccaggio italiano, dove le batterie da 4 ore competono col gas.

207 MWh divisi per 51,75 MW fanno quattro ore esatte. Non è un dettaglio tecnico: è la durata di accumulo del progetto BESS italiano di Ellomay, come si legge negli annunci ufficiali della società. In questa cifra si nasconde la scommessa strategica dell’operazione annunciata lo scorso 28 luglio: un impianto da 51,75 MW e 207 MWh nel Nord Italia, quattro ore di capacità di scarica, l’unità di misura con cui le batterie provano a competere con gli impianti a gas. La società non parte da zero: a marzo ha già connesso alla rete un impianto solare da 10 MW in Italia.

Quattro ore che ridisegnano il perimetro

Il progetto annunciato lo scorso 28 luglio è un accordo per l’acquisizione di un progetto nel Nord Italia: 51,75 MW di potenza e 207 MWh di capacità, per un rapporto di quattro ore esatte. È la medesima durata che gli operatori usano come ipotesi standard nelle aste italiane: quattro ore di scarica a piena potenza. Accanto a questo cantiere, la società ha già messo a terra un impianto solare da 10 MW, connesso a marzo. Non è una taglia enorme, ma definisce il perimetro tecnico: batterie di durata, non sistemi di breve respiro.

Dal gas alle batterie: una rottura non solo finanziaria

Il punto di partenza è una doppia uscita. A fine marzo Ellomay ha annunciato di voler cedere le partecipazioni indirette in Dorad Energy sulla base di una valutazione di Dorad di 4,4 miliardi di NIS; a maggio l’operazione è stata completata con un prezzo di acquisto di circa 559,8 milioni di NIS. Secondo la documentazione depositata, la vendita della quota del 16,9% in Dorad, a una valutazione implicita di 4,4 miliardi di NIS, genera proventi netti significativi e una grande plusvalenza ante imposte.

La quota del 33,75% di Ellomay Luzon Energy in Dorad Energy — l’asset principale della controllata — era stata in parte finanziata con circa 424 milioni di NIS di prestiti bancari. C’è poi il cambio di controllo: i principali azionisti storici — S. Nechama Investments (2008) Ltd., Kanir Joint Investments (2005) LP e Anat Raphael, che complessivamente detenevano circa il 45,9% delle azioni ordinarie — hanno informato di aver completato la vendita di tutte le azioni detenute a O.Y. Nofar Energy Ltd. Uscire dal gas e passare di mano nello stesso momento non è neutro: libera capitale e sposta il baricentro sul nuovo perimetro.

L’aritmetica del mercato italiano: da 1 GW a 15 GW

Per capire se le quattro ore di Ellomay hanno spazio, bisogna fare i conti con la rete italiana. A marzo 2025 l’Italia aveva 1 GW di capacità BESS su scala di rete online, il terzo posto in Europa condiviso con l’Irlanda, dietro a Germania (1,6 GW) e Regno Unito (5,6 GW). Ma l’asticella è molto più alta: partendo da 1 GW a marzo 2025, l’obiettivo dichiarato per il 2030 è di circa 15 GW.

In questo contesto l’asta di capacità con consegna nel 2027 segna un passaggio. Secondo i risultati dell’asta di capacità Terna con consegna 2027, i sistemi di accumulo a batteria hanno gareggiato attivamente con gli impianti a gas esistenti per la prima volta. Secondo gli addetti ai lavori, i progetti BESS avrebbero totalizzato cumulativamente 900 MW, assumendo durate di quattro ore. Non è una quota simbolica: è la prima volta che le batterie entrano nel recinto competitivo del gas sulla durata, non solo sulla potenza.

Il divario tra 1 GW e 15 GW non è solo un numero: è la finestra entro cui chi entra per tempo può posizionarsi prima che l’offerta si affolli. Ellomay, da parte sua, ha dichiarato di valutare ulteriori opportunità di progetto nel breve termine nel mercato italiano dello stoccaggio. Per chi installa o gestisce, il segnale non è la taglia ma la durata: quattro ore è l’unità con cui le batterie sfidano il gas nelle aste capacità. La vera partita ora è trasformare 207 MWh in ricavi ricorrenti prima che il mercato si affolli.