La valutazione di venticinque sistemi elettrici mostra strategie mature ma consegne deboli, con un punteggio di 2,8 su 5
La California è passata da circa 500 megawatt di batterie nel 2019 a più di 13.300 megawatt nel 2024, un’espansione straordinaria. Eppure, nel 2024, ha sprecato 3,4 milioni di megawattora di eolico e solare utility-scale, il 29 per cento in più rispetto al 2023. Il paradosso è tutto qui: più storage, ma anche più energia buttata. Lo scorso 9 agosto, il TFIE Strategy Briefing diffuso da CleanTechnica ha fotografato questo divario con un verdetto secco: la pianificazione della flessibilità corre più in fretta della sua consegna.
Il paradosso californiano: batterie da record, rinnovabili sprecate
I dati operativi confermano il contrasto. A marzo 2025, secondo i dati operativi di CAISO, risultavano 919.020 megawattora di eolico e solare tagliati, prezzi negativi nel 18,13 per cento degli intervalli da cinque minuti e una rampa netta di carico da 19.959 megawatt in tre ore. Non è un’anomalia di un mese. Secondo i dati dell’EIA, nel 2024 il CAISO ha tagliato 3,4 milioni di megawattora di eolico e solare su scala industriale, con un aumento del 29 per cento rispetto al 2023.
Più batterie, più curtailment. La capacità di accumulo cresce in modo vertiginoso, eppure l’energia rinnovabile che finisce inutilizzata continua a salire. Se la California, con oltre 13.300 megawatt di batterie, spreca a questi livelli, cosa succede negli altri sistemi? La risposta arriva da una classifica globale.
La classifica globale: pianificare bene, eseguire male
Il caso californiano non è un incidente isolato. La valutazione TFIE ha esaminato 25 sistemi elettrici e ha trovato che pianificazione, mercati e pipeline di progetto sono costantemente più maturi dei portafogli consegnati necessari a garantire una flessibilità affidabile. Tradotto: le strategie ci sono, i progetti pure, ma la consegna resta il collo di bottiglia. Il criterio più debole è l’allineamento dei portafogli consegnati: 2,8 su 5. È la differenza tra annunciare una strategia di flessibilità e avere risorse che rispondono davvero quando la rete ne ha bisogno. La domanda da regolatore, a questo punto, è semplice: con quali risorse e con quali tempi si porta davvero in rete quella flessibilità promessa?
Non è una questione di quantità di rinnovabili. La Norvegia, nel 2024, aveva un approvvigionamento elettrico rinnovabile al 95 per cento, con l’83 per cento da idroelettrico: la prova che il problema non è produrre elettricità pulita, ma rendere il sistema capace di assorbirla, spostarla ed erogarla quando serve. Con un punteggio di 2,8 su 5 nell’allineamento dei portafogli consegnati, la domanda è inevitabile: chi paga il conto di questa flessibilità mancata?
Chi vince e chi perde quando lo storage avanza senza rete
Il divario tra piani e realtà convive con una corsa all’accumulo senza precedenti. Secondo i dati dell’Electric Reliability Council of Texas (ERCOT), più di 5.200 megawatt — circa 10.500 megawattora — di nuovo accumulo a batteria hanno rappresentato la quota maggiore degli oltre 11.000 megawatt di nuova capacità. Il Texas, come la California, sta scommettendo moltissimo sulle batterie.
Chi vince, in questa fase, è chi installa: produttori di batterie, sviluppatori di progetti, chi firma contratti di capacità. Ma il valore reale dell’accumulo non si misura in megawatt installati. Si misura nella capacità di integrare quella potenza in un sistema che sappia usarla: assorbire il curtailment, erogare flessibilità, evitare che i prezzi negativi diventino l’unica risposta del mercato. Già nel 2021, la valutazione dei vincitori dello stoccaggio di rete seguiva una logica precisa: pompaggio idroelettrico prima, ioni di litio per durate brevi e servizi ancillari, flusso redox come cavallo scuro destinato a guadagnare quota con l’allungarsi delle durate. La tecnologia c’era già. Il problema è farla funzionare dove serve.
La domanda resta aperta: chi trasformerà questa capacità in flessibilità reale — e chi resterà con batterie piene e rete vuota?
I numeri dicono che la prossima frontiera non è installare nuove batterie, ma farle funzionare in un sistema che sappia usarle. Chi riuscirà a trasformare i gigawatt in flessibilità reale avrà vinto la partita; gli altri continueranno a contare megawattora sprecati.




