La regione ha la massima capacità di stoccaggio in Italia, ma la rete non assorbe le rinnovabili locali.
La Puglia è la regione italiana con la maggiore capacità di stoccaggio a batterie approvata: 8,5 GWh, secondo i dati raccolti da Energy-Storage.news. È anche la regione che produce più energia solare ed eolica del paese, ma con una domanda locale inferiore: uno squilibrio che ha già prodotto fenomeni di curtailment, la riduzione forzata della produzione rinnovabile quando la rete non riesce ad assorbirla. In questo quadro, lo scorso 5 agosto, OX2 ha annunciato l’acquisto da Hanwha Energy Europe di due sistemi di accumulo a batteria da 100 MW / 400 MWh ciascuno, entrambi impianti standalone situati in Puglia: altri 800 MWh in un territorio che produce più energia rinnovabile di quanta ne consumi. La costruzione dovrebbe iniziare nel secondo trimestre del 2027, con messa in servizio prevista per la fine del 2028.
Il paradosso pugliese: 8,5 GWh approvati e una rete che taglia
I numeri trasformano questa acquisizione da semplice notizia societaria a caso di politica energetica. La Puglia è la regione più presa di mira dagli sviluppatori di batterie: 8,5 GWh già approvati, il dato più alto d’Italia. Ha una popolazione relativamente bassa rispetto ad altre aree del paese, eppure genera più sole e vento di qualunque altra regione italiana. Il risultato è uno squilibrio strutturale tra produzione e domanda che, come riporta Energy-Storage.news, ha già portato a fenomeni di curtailment: impianti rinnovabili spenti o ridotti perché l’energia prodotta non trova spazio in rete.
È questa la cornice dentro cui OX2 ha scelto di muoversi. Non si tratta soltanto di comprare due impianti: si tratta di farlo in una regione che produce più di quanto consuma e che concentra il maggior numero di autorizzazioni per nuovi sistemi di stoccaggio. La domanda che si pone è se aggiungere capacità di accumulo serva a risolvere lo squilibrio o ad alimentare una corsa con logiche proprie.
OX2 e l’ironia di vendere vento per comprare batterie
Se il paradosso pugliese è la cornice, la mossa di OX2 è il quadro. L’azienda ha rilevato i due impianti da Hanwha Energy Europe: sistemi standalone da 100 MW di potenza e 400 MWh di capacità ciascuno, per un totale di 200 MW e 800 MWh, come da comunicato pubblicato sul sito di OX2. Secondo il comunicato, il portafoglio italiano di OX2 comprende 1,5 GW di progetti in fase di sviluppo, mentre quello complessivo, tra sviluppo, costruzione, gestione patrimoniale e operazioni, arriva a circa 33 GW. La quota italiana, secondo quanto riportato da ESS News nell’articolo del 5 agosto, è composta da circa 750 MW di solare, 650 MW di stoccaggio a batteria autonomo e 100 MW di eolico onshore.
Il dettaglio più rivelatore, però, è un altro. OX2 ha firmato un contratto per vendere un parco eolico onshore da 27 MW a Foggia, in Italia, a Glennmont Partners: la prima cessione di progetto dell’azienda nel paese, come si legge nella comunicazione della società. Cedere un impianto eolico e comprare capacità di accumulo non è un dettaglio tecnico: è il segno di una transizione strategica. OX2 è entrata nel mercato italiano nel 2021 costruendo una pipeline di rinnovabili da 1,5 GW. In una regione dove il vento abbonda ma la rete a volte lo rifiuta, l’azienda sembra spostare il baricentro dal produrre energia al poterla immagazzinare e restituire quando serve, o quando conviene.
Se i tempi saranno rispettati, le due batterie entreranno in funzione quando la discussione sull’accumulo pugliese sarà matura ormai da anni. E se funzioneranno, il loro ruolo sarà assorbire l’energia in eccesso e restituirla quando i prezzi o le condizioni di rete lo richiedono. Ma la domanda non è se le batterie si riempiranno. È per chi.
A chi serviranno questi 800 MWh? Il nodo resta aperto
Il quadro si affolla. Encavis ha acquisito il suo primo sistema di accumulo a batteria su scala utility in Italia: un impianto a Ceprano, a sud di Roma, con circa 65 MW e 260 MWh di capacità, comprato dallo sviluppatore italiano ReFeel New Energy, sostenuto da Gresham House Europe. Intorno allo stesso territorio si muovono investitori istituzionali e operatori europei, attratti da un mercato dell’accumulo che cresce ma che non ha risposto alla domanda di fondo: questa capacità servirà a stabilizzare la rete, a remunerare chi la possiede, o a ridurre davvero i costi per chi paga la bolletta? Il comunicato di OX2 non lo dice. E l’ingresso di Encavis, per quanto riguarda un impianto diverso, conferma che il mercato si sta strutturando attorno a logiche di portafoglio, prima ancora che attorno alle esigenze della rete. I numeri sul curtailment pugliese descrivono un nodo non sciolto.
Chi paga il conto del curtailment e chi lo pagherà quando le batterie saranno in funzione? Non è scritto. La Puglia è stata al centro di una corsa all’accumulo che ha prodotto 8,5 GWh di autorizzazioni; nello stesso territorio, la produzione rinnovabile ha già subito tagli perché la domanda locale non la assorbe. L’acquisto di OX2 ha aggiunto 800 MWh a questa corsa. Resta da capire se serviranno a ridurre gli sprechi, o soltanto a spostare il valore da chi produce a chi immagazzina. Il costo della produzione rinnovabile fermata ricade su qualcuno. Chi sia, quando le batterie entreranno in funzione, è tutto da definire.




