Produzione a Penglai e completamento a Odense per i pezzi di transizione; monopali a Rostock.

È passato poco più di un mese da quando Dajin Heavy Industry ha celebrato la cerimonia del primo taglio d’acciaio per il parco eolico offshore Gennaker, il 30 luglio 2026, nella base produttiva di Penglai, in Cina. Il progetto, da 976,5 MW, prevede la produzione in serie di 63 pezzi di transizione destinati alle acque tedesche del Mar Baltico. Il contratto di fornitura esclusiva era stato firmato a novembre 2025. Da quel momento, la fase realizzativa ha un indirizzo preciso: Cina per la produzione, Danimarca per la rifinitura. I pezzi sono progettati su misura per turbine SG DD-236++ da 15,5 MW e profondità operative comprese tra 13 e 20 metri. Ognuno sarà alto circa 20 metri e peserà circa 400 tonnellate.

Il primo acciaio non è a Rostock

Il progetto non nasce ieri: già nel maggio 2019 aveva ottenuto il permesso iniziale. Ma la geografia della fornitura si è definita per contratto. Skyborn ha firmato un accordo di fornitura preferenziale con Dajin Heavy Industry per i 63 pezzi di transizione; la produzione dei pezzi di transizione sarà eseguita a Penglai, in Cina, e completata a Odense, in Danimarca. A Rostock, intanto, la società tedesca EEW Special Pipe Constructions GmbH dovrà produrre le fondazioni monopile, in uno stabilimento che dista 40 chilometri dal sito e che, secondo i dati diffusi da Skyborn, dà lavoro a 1.000 persone.

Se la cerimonia di un parco da 976,5 MW parte da Penglai, è perché l’accordo preferenziale con Dajin Heavy Industry ha spostato lì la produzione dei pezzi di transizione. Non è una questione di costo dichiarata, ma di geografia industriale: il cantiere di Rostock esiste, impiega 1.000 persone, eppure i pezzi di transizione viaggiano altrove. Ma la geografia della fornitura nasconde una frattura più profonda: chi doveva produrre i monopali?

Chi vince e chi perde nella catena di fornitura

La cerimonia raccontava una decisione presa; la realtà è un puzzle di fornitori che cambia a metà strada. Secondo una fonte specializzata pubblicata il 2 marzo 2026, SeAH e Ørsted avevano appena deciso di interrompere il contratto per la fornitura dei monopali, perché la nuova fabbrica non sarebbe stata pronta a rispettare volumi e tempi del progetto. La quota che doveva essere prodotta da SeAH verrà consegnata da Dajin, EEW e Steelwind Nordenham.

Il produttore tedesco EEW resta quindi in gioco per i monopali: il cantiere di Rostock, a 40 chilometri dal sito, dà lavoro a 1.000 persone. Ma i pezzi di transizione non passano da lì: si fabbricano a Penglai e si completano a Odense. Il progetto, sempre secondo Skyborn, rappresenta un investimento di 3 miliardi di euro nell’economia del Mecklenburg-Western Pomerania. La cronologia non aiuta: permesso iniziale nel 2019, contratto esclusivo a novembre 2025, primo taglio d’acciaio a fine luglio 2026. Domanda inevitabile: se l’acciaio chiave arriva dalla Cina, quanta parte di quei 3 miliardi torna davvero al territorio?

Cosa resta aperto per la rete e per il territorio

Il calendario è noto: secondo Seaway7, l’installazione offshore dei 63 monopali e pezzi di transizione inizierà nel 2027; il contratto per il trasporto e l’installazione è stato assegnato all’inizio di quest’anno. Alla rete elettrica tedesca arriveranno fino a 976,5 MW di nuova capacità eolica offshore. Per la rete, la potenza promessa c’è. Per la politica industriale, la domanda resta aperta: si può chiamare tedesco un parco eolico da 3 miliardi di euro se i suoi pezzi chiave nascono in Cina?