Il portafoglio ordini delle rinnovabili è crollato, mentre la società vara nuovi tagli alla flotta per adeguarsi al mercato
I conti del primo semestre 2026 di Fugro, diffusi a fine luglio, raccontano una storia a due velocità. Il margine EBIT è passato dal 2,3% al 4,1%, il free cash flow è molto meno negativo. Ma il backlog a dodici mesi delle rinnovabili è crollato del 47%. Il titolo ha perso circa il 10%.
Il paradosso dei conti: margini su, rinnovabili giù
Nel primo semestre 2026 i ricavi sono cresciuti del 4,3%, con una tenuta dei mercati oil & gas, infrastrutture e acque. Il margine EBIT è salito dal 2,3% di un anno prima al 4,1%, nonostante le pressioni inflazionistiche e le discontinuità in Medio Oriente. La leva è stata la combinazione tra maggiori ricavi e controllo dei costi.
Anche la cassa è migliorata: il free cash flow è passato da -186 milioni di euro nel primo semestre 2025 a -38 milioni, grazie a un taglio delle spese in conto capitale di 87 milioni e a un minore deflusso di cassa dal capitale circolante per 22 milioni. Resta negativo, ma molto meno. Per un’azienda che vive di progetti pluriennali e navi da ricerca, questo progresso conta.
Il rovescio è nel portafoglio ordini. Il backlog a dodici mesi scende del 13,9%, con le rinnovabili giù del 47%. I mercati tradizionali compensano in parte, ma l’area che dovrebbe trainare la crescita futura si è ritirata. È il paradosso che spiega perché un conto economico migliore non sia bastato al mercato.
Sovraccapacità europea: troppe navi per pochi progetti
Per capire perché un margine in miglioramento non basti, bisogna guardare al cuore del business eolico offshore. La caratterizzazione dei siti — le indagini sui fondali che precedono l’installazione — soffre di un eccesso di offerta, soprattutto in Europa. La continua sovraccapacità nella caratterizzazione dei siti eolico offshore, in particolare in Europa, ha intensificato la concorrenza e messo pressione sui prezzi, mentre i clienti restano cauti nell’impegnarsi in nuovi progetti.
È un meccanismo da manuale: quando la capacità disponibile supera i progetti che arrivano a decisione, il potere contrattuale si sposta sui committenti e i prezzi scendono. Non serve che la domanda crolli; basta che cresca meno dell’offerta. Nel caso di Fugro, questo si traduce in un portafoglio ordini che si svuota proprio nella parte rinnovabile: quella con più concorrenza e clienti meno propensi a firmare nuovi impegni.
Lo scarto rispetto alle aspettative si capisce meglio rileggendo a ritroso. Già in occasione dei risultati 2025, a febbraio 2026, il management aveva parlato di «primi segnali di ripresa» per l’eolico offshore e indicato risparmi annualizzati da 120 milioni di euro, con una riduzione di 1.050 posti equivalenti a tempo pieno. A distanza di pochi mesi, la lettura si è fatta più cauta. Secondo quanto riportato da OEDigital, le azioni hanno perso circa il 10% dopo che Fugro ha dichiarato che la fase di debolezza dell’eolico offshore «non ha ancora toccato il fondo».
Tagli, flotta e il numero da tenere d’occhio
Davanti a questo scenario, Fugro non sta a guardare. Il programma di riduzione dei costi da 120 milioni di euro risultava completato, come indicato nell’aggiornamento commerciale. Nel comunicato dei conti semestrali, l’azienda prevede ulteriori risparmi annualizzati da 50 milioni di euro, con azioni che includono la razionalizzazione della flotta. «Restiamo concentrati sulla gestione dei costi in risposta alle realtà di mercato», si legge, «con ulteriori azioni — inclusa la razionalizzazione della flotta — che dovrebbero generare riduzioni annualizzate dei costi per 50 milioni di euro».
Il numero da monitorare nei prossimi trimestri è l’andamento del backlog rinnovabile. Se la contrazione dovesse proseguire oltre il -47%, vorrebbe dire che la crisi dell’eolico offshore non ha ancora toccato il fondo. E a quel punto i margini, per quanto migliorati, da soli non basterebbero a sostenere il titolo.




