Il progetto da 77 MW è stato ceduto a Scatec ASA prima dell’avvio dei cantieri, previsto per il 2026

Hai presente i parchi eolici che spuntano lungo le strade? Spesso sono già stati comprati e venduti prima ancora di entrare in funzione. È il caso del parco eolico di Urleasca, nel sud-est della Romania: il 31 luglio scorso OX2 ha completato la vendita di un parco eolico pronto a costruire a Scatec ASA, fornitore norvegese di soluzioni rinnovabili. La notizia è passata in sordina, ma racconta bene come funziona oggi il mercato eolico romeno: capitali che si muovono, aste pubbliche che assegnano contratti di lungo periodo e pale che entreranno in funzione solo tra anni.

Un parco eolico cambia padrone prima di entrare in rete

L’impianto da 77 MW avrà 11 turbine Nordex N175/6.X MW. OX2 supervisionerà l’intera costruzione: il cantiere aprirà nel terzo trimestre del 2026 e la messa in servizio è prevista per la seconda metà del 2028. In pratica, il parco non è ancora in funzione: chi lo compra scommette su un progetto già autorizzato e su un contratto a lungo termine. Il parco eolico dispone di un Contratto per differenza (CfD) con lo Stato romeno. Nel 2025 OX2 si era aggiudicata un CfD di 15 anni su 43 MW di capacità installata del progetto Urleasca. Non è un dettaglio: avere un CfD già firmato rende il progetto molto più semplice da valutare per un compratore, perché riduce l’incertezza sui ricavi futuri.

Il vento romeno vale più dei target nazionali

Per capire perché un progetto romeno faccia gola a Scatec bisogna guardare le aste pubbliche. La seconda asta CfD romena, tenuta nell’agosto 2025, ha ricevuto offerte per circa 5.500 MW, quasi il doppio della capacità messa a gara; ha assegnato 2.751 MW di capacità, portando il totale tra prima e seconda asta a 4,2 GW. Questo supera l’obiettivo nazionale di 3,5 GW fissato dal Piano di ripresa e resilienza della Romania (RRP). La sovrasottoscrizione è un indicatore di quanto il mercato sia conteso e maturo. Non sorprende che Scatec descriva l’acquisizione di Urleasca come l’ingresso nell’eolico onshore in Europa.

OX2 è entrata in Romania intorno al 2021 e a fine 2025 aveva già un portafoglio locale superiore a 1,1 GW; nel 2024 e nel 2025 ha firmato transazioni con Nala Renewables (progetto Green Breeze da 99 MW) e con HELLENiQ Renewables (progetto Ansthall da 96 MW). Anche i fornitori lo confermano: Nordex Group ha dichiarato di aver contrattato più di 500 MW in Romania negli ultimi mesi. E non è finita: secondo un’analisi di Energynomics, OX2 risulta presente nelle aste con due progetti, Brăila Green Energy e South Wind, rispettivamente da 12,4 MW a 69,86 €/MWh e 25,6 MW a 74,49 €/MWh. Sono valori che danno un’idea concreta del mercato: l’eolico romeno si vende con contratti a prezzo definito, non con scommesse senza rete.

Il conto alla rovescia per 71mila famiglie

Ma l’euforia delle aste non si traduce subito in bollette più leggere. A regime, il parco Urleasca produrrà circa 244 GWh all’anno, equivalenti al fabbisogno di 71.000 famiglie, evitando circa 101.000 tonnellate di emissioni di CO2 equivalente l’anno. Sono numeri solidi, ma vanno letti insieme alla data: messa in servizio prevista nella seconda metà del 2028. La macchina delle compravendite gira veloce; la rete elettrica e i cantieri no. La turbina non produce energia per decreto, ma per tempi tecnici: permessi, allacciamento, montaggi e collaudi. Per i cittadini il beneficio arriva solo quando il primo chilowattora entra in rete. Per chi guarda alla bolletta, quindi, il punto non è se il parco sia stato venduto, ma quando sarà in grado di consegnare energia alla rete.

Se oggi la bolletta non scende, non è perché il vento manca. È perché tra un annuncio di vendita e un parco in funzione passano anni. La prossima volta che leggi “ceduto un parco eolico”, chiediti: quando entrerà in rete?