Sbilanciamenti quartorari in Europa: slitta a fine settembre l’obbligo per tutti i gestori.
Undici mesi fa, lo scorso 30 settembre 2025, alle 13:08, il mercato elettrico europeo ha pubblicato i primi risultati con una risoluzione a un quarto d’ora: 96 prezzi per i quarti d’ora del giorno di consegna del 1° ottobre, contro i 24 a cui il settore era abituato da decenni di contrattazioni orarie. Il day-ahead non si legge più a ore. Si legge a quarti d’ora, e la granularità del segnale di prezzo è quadruplicata in un colpo solo. EPEX SPOT ha annunciato il go-live dei prodotti a 15 minuti sui suoi mercati day-ahead accoppiati, in un rollout che fa parte dell’accoppiamento unico europeo SDAC e che è stato avviato congiuntamente dai NEMO e dai TSO riuniti nel Market Coupling Steering Committee.
I risultati pubblicati quel giorno riguardavano i 96 quarti d’ora del 1° ottobre, con prezzi e volumi che EPEX SPOT ha descritto come in linea con le condizioni di mercato. Il lancio ha coperto, sul lato EPEX SPOT, 11 paesi, con due esclusioni esplicite: Gran Bretagna e Svizzera. Il passaggio al nuovo formato — 96 prezzi al giorno invece di 24 — non è stato un semplice restyling tecnico: ogni quarto d’ora ha ora un proprio prezzo di clearing e quindi un proprio equilibrio tra domanda e offerta. Ma il percorso non è stato lineare. Cosa ha reso i 15 minuti un passaggio obbligato, e perché è arrivato solo alla fine di settembre?
Un percorso partito in ritardo
Il dato dei 96 prezzi è il punto d’arrivo di una strada iniziata prima e andata lunga. Il passaggio a 15 minuti a livello UE era originariamente previsto per l’11 giugno 2025; il lancio è stato poi posticipato al 30 settembre, con il primo giorno di negoziazione fissato al 1° ottobre. Non è stata una scelta discrezionale delle borse: tutti i TSO degli Stati membri dell’UE sono obbligati a utilizzare una risoluzione temporale di 15 minuti per il regolamento degli sbilanciamenti, e da questo obbligo discende quello per tutti i NEMO di offrire prodotti a 15 minuti sui mercati accoppiati SIDC e SDAC. In altre parole, il quarto d’ora era già la misura ufficiale per calcolare gli scostamenti tra programmi e consumi effettivi; il day-ahead si è semplicemente adeguato a quella scala. La pubblicazione di OMIE lo conferma: tutti i mercati day-ahead europei accoppiati sono passati insieme alla nuova unità di tempo il 30 settembre 2025.
A chi serve un prezzo ogni 15 minuti?
Con 96 prezzi al giorno il segnale cambia natura, ma non tutti gli operatori sono pronti a usarlo. La vera novità non è il numero in sé, ma la dispersione: la giornata non si riassume più in una manciata di prezzi orari, ma in una curva di 96 punti che può rivelare rampe, cadute e picchi prima invisibili. Per chi può modulare impianti, batterie o consumi su tempi molto brevi, questa granularità è un’informazione preziosa: permette di posizionare meglio la flessibilità, di valorizzare la capacità di risposta rapida e di esporre con più precisione il rischio di prezzo. Per chi lavora su logiche orarie consolidate, è un problema di adeguamento contrattuale e operativo: portafogli, strumenti di copertura e fatturazioni non possono più essere costruiti sull’ora come unità minima. In questo senso, il passaggio a 15 minuti riallinea il segnale di prezzo alla scala temporale su cui domanda e offerta si spostano realmente.
Per attutire lo strappo, EPEX SPOT pubblica anche un indice di prezzo a 60 minuti, calcolato come media aritmetica pura dei quattro prezzi di clearing a 15 minuti della stessa ora. È un ponte tra il vecchio e il nuovo formato: chi ha contratti indicizzati sull’orario può continuare a usare un riferimento familiare, mentre il mercato a quarti d’ora costruisce il segnale più fine. La media, però, appiattisce esattamente ciò che la granularità rivela. Un’ora con un quarto d’ora a 200 euro e tre quarti a 50 produce la stessa media di un’ora stabile a 87,50, ma racconta una storia di mercato completamente diversa, fatta di tensioni puntuali e opportunità di flessibilità che l’indice orario non mostra.
Il numero da tenere d’occhio non è quindi il prezzo medio orario, ma la dispersione dei 96 prezzi intraday. È lì che si vedrà chi saprà leggere e sfruttare la nuova granularità — e si capirà se il mercato a 15 minuti diventerà davvero uno strumento di flessibilità o se, per molti operatori, resterà soltanto un formato più dettagliato dello stesso segnale.




