Il rinvio ha risolto i problemi tecnici; l’Australia ha adottato una granularità più fine.
A quasi un anno dal passaggio del day-ahead europeo a intervalli di 15 minuti, il cambiamento più profondo non è il formato degli scambi, ma la capacità del mercato di assorbire la variabilità delle rinnovabili. Lo scorso 30 settembre, il mercato elettrico day-ahead dell’Unione Europea è passato da intervalli di trading orari a intervalli di 15 minuti. Dietro questo dettaglio tecnico c’è una riscrittura silenziosa del valore dell’energia pulita: con blocchi più corti, il prezzo può seguire più da vicino la disponibilità reale di sole e vento, invece di restare agganciato a un’ora intera.
Il quarto d’ora che riscrive il day-ahead
L’unità di tempo di mercato di 15 minuti non vive isolata: è parte del Single-Day Ahead Coupling, il sistema che collega i mercati elettrici day-ahead tra i paesi dell’UE. Non si tratta di una piattaforma parallela, ma dello stesso SDAC che passa da unità orarie a unità da un quarto d’ora. In pratica, un giorno di negoziazione non è più diviso in 24 blocchi, ma in 96 blocchi da 15 minuti. Nella stessa data del 30 settembre 2025, il trading a 15 minuti nell’accoppiamento intraday singolo è stato completato con l’aggiunta dei confini delle zone di offerta greche. Il perimetro europeo si è così chiuso, allineando il day-ahead e l’intraday alla stessa granularità.
Ma perché il passaggio è arrivato solo il 30 settembre e non prima? La domanda non è banale. La data originale era un’altra e il percorso è stato più accidentato di quanto il risultato finale lasci intendere.
Oltre tre mesi di rinvio, un successo quasi invisibile
La domanda è legittima: il lancio dei prodotti a 15 minuti nel mercato Day-Ahead era stato programmato per l’11 giugno 2025, con prima consegna il 12 giugno. Poi è arrivato il rinvio al 30 settembre 2025, con primo giorno di trading il 1° ottobre. Più di tre mesi di attesa che, in un mercato elettrico interconnesso, avrebbero potuto segnalare fragilità nel coordinamento tra borse, gestori di rete e operatori.
Invece l’esito è stato un successo quasi invisibile. Il NEMO Committee riporta che SDAC è passato con successo da unità di mercato orarie a unità di mercato di 15 minuti. L’aggettivo conta: il passaggio non è stato un salto nel vuoto, ma una transizione completata senza scosse sul funzionamento ordinario degli scambi. Se il mercato ha continuato a incrociare domanda e offerta senza intoppi, è perché il rinvio ha permesso di risolvere i problemi tecnici prima che diventassero visibili a chi compra e vende energia.
Se l’Europa ha impiegato mesi per allinearsi ai 15 minuti, c’è chi è andato oltre. E il confronto non è solo teorico.
E l’Australia ha già deciso i 5 minuti
La regola per il passaggio a cinque minuti in Australia è stata fatta nel novembre 2017. Già allora, il National Electricity Market ha scelto una granularità di regolamento più fine di quella adottata dall’Unione Europea solo a fine settembre 2025. Il 15 minuti europeo è un traguardo, ma forse non il punto d’arrivo: la domanda sulla granularità ottimale resta aperta.
Il passaggio ai 15 minuti ha funzionato. Per chi installa o gestisce impianti rinnovabili, la domanda è se il mercato europeo si fermerà qui o seguirà l’esempio australiano.




