Il fenomeno si lega alla crescita di solare ed eolico, mentre l’accumulo destinato alla rete arriverà solo nel 2028
Lo scorso 1° maggio, tra le 11 e le 17, il prezzo unico nazionale dell’elettricità è rimasto inchiodato a zero euro per megawattora. Sei ore consecutive. L’effetto sul prezzo medio giornaliero è stato immediato: da 106 euro per MWh del 30 aprile a 87 euro per MWh del giorno successivo. Non è stato un guasto, né un errore di rilevazione: è il funzionamento normale di un mercato che, nei giorni festivi di primavera, si ritrova con più produzione rinnovabile di quanta riesca ad assorbire.
Per capire se si tratta di un’anomalia, però, serve un precedente.
Sei ore a zero, e non è la prima volta
La prima volta che i prezzi sono scesi a zero in tutta Italia è stato il 1° maggio dell’anno precedente. Non un giorno qualsiasi: lo stesso giorno festivo, lo stesso momento dell’anno in cui la domanda industriale si ferma e il sole, a primavera inoltrata, spinge sulla generazione. Che l’azzeramento si sia ripetuto esattamente dodici mesi dopo è il segnale che non stiamo osservando un incidente isolato, ma una ricorrenza stagionale destinata a ripresentarsi. Ma sei ore non fanno una tendenza. Il semestre, però, racconta un’altra storia.
La rincorsa iberica (e il paradosso italiano)
Nel primo semestre del 2026, il mercato all’ingrosso italiano ha registrato 88 ore con prezzi dell’energia pari a zero, contro le 20 dello stesso periodo del 2025: quattro volte in più. Secondo l’ENEA, l’aumento è direttamente collegato alla crescita delle fonti intermittenti: nello stesso periodo la produzione solare è cresciuta del 19% e quella eolica del 16%. È una distinzione importante: non si tratta di potenza installata, ma di energia effettivamente immessa in rete nelle ore centrali della giornata. Ed è proprio lì che il prezzo si comprime.
Il confronto con la penisola iberica aiuta a capire dove sta andando il mercato. Nel primo trimestre del 2026 la Spagna ha registrato 397 ore di prezzi negativi, contro le 48 dello stesso periodo del 2025, e il Portogallo 222 ore sotto zero, secondo i dati riportati da Euronews. Attenzione alla distinzione: qui si parla di prezzi negativi, non semplicemente pari a zero. Chi produce è disposto a pagare per immettere energia in rete, perché fermare un impianto può costare più che vendere in perdita. L’Italia, nel primo trimestre, non ha mai registrato un’ora con prezzi negativi nell’intera serie storica di otto anni, come emerge da un’analisi sui prezzi negativi in Europa.
L’Italia, insomma, sta inseguendo il modello iberico nella crescita delle rinnovabili, ma non nell’infrastruttura che quel modello presuppone. Le ore a zero si moltiplicano, i prezzi negativi restano rari, e l’accumulo è in ritardo. Il quadro europeo del 2025 lo conferma: secondo Gem Energy Analytics, nel 2025 la Spagna ha registrato circa 550 ore di prezzi negativi, la Francia oltre 500 e la Germania quasi 600. Numeri che da soli non dicono se un mercato è più efficiente, ma indicano quanto spazio c’è per assorbire i picchi di generazione senza mandare in tilt i prezzi.
Se il prezzo crolla, chi ci perde? La risposta del mercato arriva nel 2027, ed è una risposta scomoda.
Il conto del 2027
Secondo l’associazione Italia Solare, un forte calo dei prezzi di cattura solare potrebbe verificarsi già nel 2027. Il prezzo di cattura misura quanto incassa in media un impianto per l’energia immessa in rete nelle ore in cui produce. Se i prezzi si azzerano proprio quando il sole è più forte, i ricavi scendono anche quando la produzione aumenta. È il paradosso del fotovoltaico: più capacità si installa, più il valore dell’energia che produce tende a comprimersi nelle ore centrali.
Nel frattempo, la risposta di sistema è in ritardo. Lo scorso autunno Terna ha tenuto la prima asta del Macse, lo strumento che remunera i sistemi di accumulo necessari alla rete, soprattutto al Sud dove lo sviluppo delle rinnovabili è maggiore. Le prime consegne, però, sono previste per il 2028. Tra il calo dei prezzi atteso per il 2027 e l’ingresso dell’accumulo nel 2028 si apre una finestra in cui gli impianti fotovoltaici potrebbero trovarsi a vendere a prezzi sempre più bassi senza ancora avere una valvola di sfogo per spostare l’energia nelle ore di punta.
Il 2027 dirà se l’Italia saprà trasformare le ore a zero in un’opportunità di accumulo o se il solare diventerà vittima del suo stesso successo. Il numero da tenere d’occhio è il prezzo di cattura solare, con le prime consegne del Macse previste per il 2028. Per ora, le sei ore dello scorso 1° maggio restano un promemoria: il mercato elettrico italiano ha smesso di trattare l’azzeramento come un evento eccezionale.




