Eolico e solare al 22% del mix: cala la generazione da fossili, prima volta dal 2015.
Vi siete mai chiesti se il mondo stia davvero lasciando il carbone, o se la Cina continui a pompare CO2 come se nulla fosse? La risposta, secondo il profilo nazionale della Cina pubblicato da Ember, è più netta di quanto immagini: nel 2025 il 42% dell’elettricità cinese è arrivato da fonti pulite, in linea con la media globale del 43%, mentre la generazione a carbone è scesa di 71 TWh, la prima riduzione dal 2015.
La Cina smette davvero di bruciare carbone?
Il dubbio è legittimo: per anni la Cina ha aggiunto capacità fossile su larga scala. Ma i numeri del 2025 raccontano un cambiamento che non è soltanto simbolico. Non solo il carbone è calato di 71 terawattora, ma l’intera generazione da fonti fossili è diminuita di 56 TWh (-0,9%), il primo anno senza incrementi dal 2015. Secondo l’analisi di Wood Mackenzie, il calo del carbone è stato dell’1,9% nel 2025, guidato da nuova generazione non fossile che ha finalmente superato la crescita della domanda.
Cosa dicono davvero i dati del 2025
Dietro questi numeri c’è una dinamica più profonda, non un singolo anno fortunato. Già nel 2024, la crescita della generazione pulita guidata da solare ed eolico aveva coperto l’84% dell’aumento della domanda; nel primo semestre del 2025 ha superato la crescita della domanda, tagliando del 2% l’uso di combustibili fossili. In termini pratici, la Cina sta installando rinnovabili più velocemente di quanto cresca la sua fame di elettricità.
La Cina ha inoltre portato la quota di eolico e solare al 22%, oltre la media globale e asiatica del 17%. L’altro segnale arriva dal confronto con l’India. Secondo l’analisi di Carbon Brief firmata da Lauri Myllyvirta, nel 2025 la generazione a carbone è diminuita sia in Cina sia in India, la prima volta in 52 anni; l’ultimo calo simultaneo risaliva al 1973. Wood Mackenzie sottolinea che il calo del 2025 suggerisce che le emissioni del settore elettrico cinese potrebbero aver toccato il picco nel 2024. Da un punto di vista storico, il dato India-Cina è quello che pesa di più: dal 1973 non accadeva che i due Paesi arretrassero insieme. Non vuol dire che il carbone sparirà domani; ma il fatto che la crescita pulita abbia smesso di inseguire la domanda e abbia cominciato a superarla su base semestrale cambia il punto di equilibrio.
Che cosa cambia per noi: pannelli, bollette, data center
Ma cosa significa per chi paga una bolletta o gestisce un’azienda? Una Cina che riduce il carbone e accelera su solare ed eolico sposta i mercati globali dei componenti e delle materie prime. Non è una questione ideologica: se la generazione pulita cresce più della domanda, la pressione sui combustibili fossili cala, con effetti sui prezzi e sulla stabilità dell’offerta. Allo stesso tempo c’è un fattore nuovo da tenere d’occhio: la domanda dei data center. Secondo Wood Mackenzie, in Cina la capacità richiesta da intelligenza artificiale e data center potrebbe raggiungere 78 GW entro il 2030.
La prossima volta che valuti un impianto fotovoltaico o leggi di data center, ricorda: la partita del carbone si sta giocando in Cina, e la direzione dei dati 2025 ti dice che la transizione non è più una promessa ma una condizione da cui dipendono le tue scelte.




