Piano Ue al 46% entro il 2040, ma la revisione ETS rischia di indebolire i prezzi del carbonio.
23 per cento. È ferma lì da cinque anni la quota di elettricità negli usi finali di energia in Europa. Lo scorso 17 luglio, dopo una consultazione pubblica e un evento con le parti interessate nell’autunno 2025, la Commissione europea ha presentato l’Electrification Action Plan per accelerare la transizione energetica. L’obiettivo dichiarato è portare quella quota al 46% entro il 2040. Ma mentre Bruxelles promette di raddoppiare, la stessa macchina legislativa frena il segnale di prezzo che dovrebbe spingere la transizione.
Il 23% che non si muove
Il punto di partenza è il dato più scomodo. Negli ultimi cinque anni, il tasso di elettrificazione degli usi finali di energia in Europa è rimasto fermo intorno al 22-23 per cento. Un’inerzia che il piano deve rovesciare, ma che racconta anche quanto sia difficile muovere un sistema costruito per decenni sui combustibili fossili.
Il percorso è stato lungo. La Commissione aveva lanciato una consultazione pubblica e una call for evidence, aperte il 28 agosto 2025 e chiuse rispettivamente il 9 ottobre e il 20 novembre 2025, poi un evento con le parti interessate nell’autunno 2025, prima di pubblicare il piano lo scorso 17 luglio 2026. Nel documento, Bruxelles punta a ridurre progressivamente la dipendenza dal gas, a colmare il divario di elettrificazione tra gli Stati membri e a rendere il sistema energetico più competitivo, riducendo nel tempo il costo dell’energia. L’obiettivo formale è portare l’elettrificazione dal 23% al 46% del consumo energetico entro il 2040.
Numeri ambiziosi, sulla carta. Ma cosa propone concretamente Bruxelles per superare questa palude?
Un piano ambizioso, un freno nascosto
La risposta arriva dall’Electrification Action Plan, ma porta con sé un elemento che stride. Da un lato la Commissione insiste sulla competitività: l’elettrificazione dovrebbe rendere il sistema energetico più efficiente e ridurre i costi nel tempo. Dall’altro, il dossier parallelo sulla revisione del sistema di scambio delle quote di emissione si muove in direzione opposta. La We Mean Business Coalition ha avvertito che le modifiche proposte all’ETS — riduzione più lenta del tetto, con un fattore di riduzione lineare fissato al 3,7%, e la continuazione delle quote gratuite — potrebbero minare l’integrità del sistema.
Il cortocircuito è evidente. L’elettrificazione conviene quando l’elettricità è conveniente rispetto ai combustibili fossili, e il prezzo del carbonio è uno dei principali segnali che spingono famiglie e imprese a cambiare. Se il tetto scende più lentamente e le quote gratuite restano in circolazione, il segnale si indebolisce. Il piano chiede di raddoppiare la quota elettrica, ma il meccanismo che dovrebbe rendere conveniente farlo viene ammorbidito.
Il contesto non aiuta. Già nel settembre 2024, il rapporto Draghi aveva sottolineato che la competitività europea è legata alla disponibilità di elettricità sicura, conveniente e affidabile. Se il carbonio costa meno, chi paga il costo della transizione?
260 miliardi di risparmi: per chi?
È qui che i numeri si fanno concreti per famiglie e imprese. Secondo la Commissione europea, raggiungere l’obiettivo del 46% potrebbe far risparmiare all’UE 260 miliardi di euro all’anno in importazioni di combustibili fossili. Una cifra che, se distribuita bene, potrebbe alleggerire le bollette e ridurre l’esposizione ai prezzi internazionali del gas.
Ma il piano promette anche di colmare il divario di elettrificazione tra gli Stati membri, e proprio qui si annida il nodo. La Commissione ha un obiettivo e una cifra: resta da capire se i benefici arriveranno a tutti gli Stati membri e non solo a quelli già elettrificati. Se non si chiariscono i meccanismi di redistribuzione, il rischio è che i 260 miliardi restino una media europea, non un risparmio per chi parte da dietro.
Il piano esiste, ma la vera partita si gioca sulla coerenza tra ambizione dichiarata e regole operative. Se l’ETS viene indebolito, il 46% rischia di restare un numero sulla carta — e i 260 miliardi di risparmi una promessa non mantenuta.




