La rinuncia alle celle SOEC pesa 30 milioni sull’EBIT, ma la cassa da 627 milioni sostiene la transizione.

Nei conti pubblicati il 12 agosto da thyssenkrupp nucera c’è un numero che salta all’occhio: la raccolta ordini nei primi nove mesi dell’anno fiscale 2025/2026 è quasi raddoppiata, passando da 241 a 471 milioni di euro. Ma nel secondo trimestre dello stesso anno fiscale i ricavi sono scesi del 77 per cento. Non è una contraddizione: è la fotografia di una ritirata strategica.

Il conto che non torna: ordini raddoppiati, ricavi a picco

Il bilancio dei primi nove mesi dell’anno fiscale 2025/2026, chiusi il 30 giugno, dice che la raccolta ordini è passata da 241 a 471 milioni di euro: quasi un raddoppio. Nel terzo trimestre fiscale, sempre chiuso il 30 giugno, la crescita è stata del 29 per cento, con ordini per 81 milioni rispetto ai 63 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Sono numeri che, presi da soli, raccontano un’azienda in espansione.

Ma se si guarda al conto economico, il quadro cambia. Nel secondo trimestre dell’anno fiscale, il periodo gennaio-marzo 2026, thyssenkrupp nucera aveva registrato ordini per 316 milioni di euro, quasi quattro volte gli 83 milioni dell’anno prima, ma i ricavi erano diminuiti del 77 per cento a causa di effetti straordinari, come riportato da H2 International. Lo scollamento tra portafoglio ordini e fatturato non è un incidente: è la spia di una scelta strategica maturata nell’ultimo anno.

L’addio alla SOEC e il dietrofront americano

Il mercato premia gli ordini, ma l’azienda ha scelto di togliere dal tavolo tecnologie e geografie che non ritiene più sostenibili. Nella stessa comunicazione del 12 agosto, thyssenkrupp nucera ha annunciato che non perseguirà più la produzione di massa di celle a ossidi solidi, le cosiddette SOEC. L’impatto sull’EBIT sarà negativo per circa 30 milioni di euro, in gran parte legato alla svalutazione dell’impianto pilota e dei costi di sviluppo capitalizzati. Per dare un ordine di grandezza: nel terzo trimestre la raccolta ordini è stata di 81 milioni, quindi la rinuncia vale più di un terzo degli ordini del trimestre. Non è una scommessa tecnologica interrotta per caso: è un costo che l’azienda ha deciso di assumersi per riposizionare il portafoglio.

La ritirata non inizia con la SOEC. Già nell’agosto dello scorso anno il CEO Werner Ponikwar aveva detto, come riportato da Power Magazine, che l’azienda avrebbe cancellato i progetti statunitensi sull’idrogeno non più ritenuti sostenibili a causa dei cambiamenti fiscali e di spesa del governo federale. In pratica, il dietrofront americano era stato annunciato un anno fa; ora si estende a una tecnologia, la SOEC, che evidentemente non ha raggiunto la scala attesa. Le risorse liberate da questa doppia ritirata non vengono disperse: restano in cassa, pronte a essere reindirizzate altrove.

La scommessa su Europa meridionale e India

La risposta al dove finiranno le risorse sta in tre contratti. Il più rilevante è quello con Moeve: a marzo 2026, thyssenkrupp nucera si è aggiudicata la commessa per un impianto da 300 megawatt destinato a diventare il più grande impianto di produzione di idrogeno verde dell’Europa meridionale, con un pacchetto di servizi completo. A questo si aggiunge l’accordo con Cepsa per un pacchetto di progettazione ingegneristica di base relativo a un impianto da 300 MW. Se il contratto Moeve copre anche i servizi, quello con Cepsa ha un perimetro più circoscritto, ma conferma la direzione: l’azienda punta sull’Europa meridionale, dove la scala dei progetti è sufficiente a giustificare l’investimento industriale. Infine, c’è uno studio FEED per un progetto a idrogeno da 260 MW in India, segnale che il portafoglio si sta spostando verso mercati in cui la domanda di idrogeno è legata alla decarbonizzazione industriale piuttosto che agli incentivi fiscali.

La cassa aiuta a gestire la transizione. Al 30 giugno 2026, thyssenkrupp nucera aveva attività finanziarie nette per 627 milioni di euro, in calo rispetto ai 656 milioni del 30 settembre 2025. Non è un dettaglio: è l’ammortizzatore che consente all’azienda di attraversare la fase in cui gli ordini si accumulano ma i ricavi non arrivano ancora. Il prossimo numero da monitorare non sarà il valore assoluto della raccolta ordini, ma la velocità con cui Moeve e il progetto indiano si tradurranno in fatturato. Con 627 milioni di cassa, l’azienda ha tempo; il mercato guarderà al prossimo trimestre per capire se la ritirata strategica produce margini.