L’ondata di caldo di giugno ha fatto crollare la produzione solare mentre la domanda di elettricità italiana schizzava del 10%

Sei rientrato a casa alle sette di sera, a giugno, con l’afa che non molla. Accendi il condizionatore e pensi: «Tanto ormai il sole regala energia». Poi arriva la bolletta e l’illusione finisce. Nella settimana più calda dell’anno la domanda di elettricità in Italia è cresciuta del 10%, mentre il fotovoltaico produceva il 5% in meno.

Risultato: prezzi all’ingrosso schizzati fino a 155,46 €/MWh proprio il 26 giugno, come rileva l’analisi sulle rinnovabili in un giorno feriale critico. E dire che la media mensile del PUN a giugno era già di 131,26 €/MWh, stando a i dati energetici su rinnovabili, PUN e CO₂ di QualEnergia.

Non è un incidente isolato. Francia, Italia, Belgio e Germania erano strette nella stessa ondata di caldo nella seconda metà di giugno: le medie settimanali dei prezzi hanno superato ovunque i 115 €/MWh, e secondo l’aumento di domanda e prezzi in Europa per l’ondata di caldo, il mercato italiano è arrivato a toccare 144,67 €/MWh. Mentre la domanda nazionale saliva più di tutte — +10% — la produzione solare scendeva del 5,1%, proprio. Lo confermano anche i dati di AleaSoft sui prezzi europei: i mercati oscillavano tra 115,75 e 144,67 €/MWh, con l’Italia sul gradino più alto.

L’illusione del pannello lontano

La tentazione è di pensare che servano più maxi-impianti. Ma i numeri raccontano un’altra storia: nel momento in cui il caldo fa partire i condizionatori, grandi parchi solari distanti possono incontrare più ombre, temperature dei moduli meno performanti e colli di bottiglia sulla rete. La soluzione è più vicina di quanto sembri. A Taranto, con mezzo milione di euro si può realizzare un impianto fotovoltaico a terra da 400-500 kWp, come dimostra la transizione giusta a Taranto. È il tipo di generazione distribuita che le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rendono finalmente concreta: energia prodotta e consumata nello stesso perimetro, senza aspettare che arrivi da chissà dove.

Quando il bando paga il tuo impianto

La Regione Puglia ha deciso di spingere proprio su questo, con lo stanziamento di 7,9 milioni per le CER a Taranto e un avviso pubblico che finanzia chi si associa. Possono partecipare enti pubblici, società a partecipazione pubblica maggioritaria e le PMI con sede nella provincia di Taranto, come si legge ne il bando da 7,9 milioni per le CER a Taranto. Il contributo massimo per singola iniziativa è di 500.000 €, esattamente la cifra che serve per un impianto come quello citato prima.

Significa che un gruppo di cittadini, una piccola azienda o un Comune può presentare domanda e coprire il costo dell’impianto quasi per intero, abbattendo le bollette future. Non è beneficenza: è una scelta di convenienza, perché l’energia prodotta e condivisa riduce il prelievo dalla rete proprio nei momenti in cui il PUN sale. E il rientro dell’investimento, per chi mette la quota residua, si misura in pochi anni.

Però non è per tutti (e va bene così)

Chi abita in un condominio senza spazi o in un’area dove non c’è aggregazione, oggi, potrebbe non vedere subito un vantaggio. Non conviene buttarsi su un impianto isolato sperando nel miracolo, perché senza comunità il surplus si vende ai prezzi ritirati dal GSE, che non sono quelli da record. La CER funziona se c’è un gruppo stabile e consumi simultanei. Altrimenti, meglio aspettare o guardare ad altre detrazioni come l’ecobonus per l’efficientamento.

La settimana nera del solare ci ha mostrato una cosa semplice: la generazione distribuita non è un optional, è l’antidoto allo stress dei prezzi. E oggi a Taranto c’è un’occasione concreta per trasformare un problema in un impianto pagato. Per chi ha i requisiti, il momento di informarsi è adesso, prima che i 7,9 milioni siano assegnati.