Domande da fine settembre, chiuso il bando nazionale per le PMI.

C’è un capannone, una bolletta energetica che pesa e un tetto che resta lì a prendere il sole senza restituire nulla. Il pensiero di installare i pannelli c’è da mesi, ma spesso si ferma davanti alle stesse domande: quanto costa, quanto si recupera, da dove si comincia. Con i costi dell’energia che oscillano, quel tetto inizia a sembrare un asset fermo. Per le imprese dell’Emilia-Romagna, a fine luglio la Regione ha messo a disposizione 3.000.000,00 euro per progetti di utilizzo di fonti rinnovabili nelle imprese. Non è la soluzione a tutta la bolletta, ma è una quota che non va restituita. I dettagli, però, fanno la differenza: quanto si può ottenere e come si fa?

Il meccanismo del contributo: 35, 40, 100 mila

Il contributo è a fondo perduto: la Regione copre fino al 35% della spesa ritenuta ammissibile, con un tetto massimo di 100.000,00 euro. In parole povere, su 100 euro di spesa riconosciuta, 35 arrivano dal bando e 65 restano a carico dell’impresa. Per arrivare al massimale serve una spesa ammissibile di circa 285.700 euro. Il 35% è la base, ma la percentuale può salire di cinque punti, fino al 40%, se l’impresa soddisfa almeno uno dei requisiti premiali previsti dal bando, come riportato da pv magazine Italia.

Facciamo un conto semplice. Su un progetto da 200.000 euro di spesa ammissibile, il contributo base è di 70.000 euro; con il requisito premiale sale a 80.000. Oltre la soglia dei 285.700 euro, il tetto di 100.000 euro ferma tutto: non serve presentare cifre più alte sperando in un assegno maggiore. Il bando finanzia fonti rinnovabili in generale, ma per un capannone con un tetto libero il primo pensiero va quasi sempre al fotovoltaico.

Le domande vanno presentate tramite l’applicativo Sfinge 2020, dalle ore 10.00 del 30 settembre 2026 alle ore 13.00 del 15 novembre 2026. Non è una scadenza da prendere alla leggera: i fondi sono limitati e la piattaforma richiede passaggi precisi. Inoltre, il bando è stato rettificato per un errore materiale, con modifiche all’art. 5, commi 6 e 7. Un errore materiale può sembrare un dettaglio burocratico, ma in un bando a sportello dove contano tempi e requisiti, avere davanti la versione sbagliata del testo può costare caro. Prima di compilare qualsiasi documento conviene scaricare la versione aggiornata e verificare che i requisiti corrispondano a quelli indicati.

Fuori regione: il treno nazionale è già passato (ma c’è un’altra porta)

Mentre in Emilia-Romagna la finestra si aprirà a fine settembre, a livello nazionale la situazione è diversa. La finestra per le domande del programma nazionale FER per l’autoproduzione di energia nelle PMI si è chiusa lo scorso 10 novembre 2025, secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Chi ha aspettato l’incentivo statale, oggi non trova più quella porta aperta. Questo significa che l’occasione regionale non è una delle tante: per molte imprese è la strada rimasta per ottenere un contributo pubblico sull’investimento.

Non è nemmeno l’unica via. Lo scorso dicembre, la Regione ha approvato anche la call per le comunità energetiche (Azione 2.2.3) con la Delibera 2105 del 15 dicembre. È un’altra porta, pensata per realtà che vogliono condividere l’energia invece di investire da sole. Chi non ha i requisiti per il bando sulle rinnovabili può valutare se rientra in una comunità energetica, ma i tempi e le modalità sono diversi.

Per chi sta valutando, il consiglio pratico è semplice: non aspettare l’ultimo giorno su Sfinge 2020. Preparare la documentazione nelle prossime settimane permette di presentare domanda con margine e, se si hanno i requisiti premiali, di puntare al 40% di contributo a fondo perduto. Con la finestra nazionale ormai chiusa, quella regionale è una delle poche occasioni concrete per trasformare un tetto fermo in una voce attiva del bilancio.