L’efficienza record delle celle non basta: a pesare sono i costi di cantiere, manodopera e connessione alla rete
Il fotovoltaico non è mai stato così bravo a convertire la luce in elettricità. Nel 2025, secondo il Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems ISE, l’efficienza delle celle in silicio monocristallino in laboratorio ha raggiunto il 27,9%; nei moduli commerciali, secondo il National Renewable Energy Laboratory, si è arrivati al 26,2%. Eppure, nell’aggiornamento del white paper di ARENA sull’ultra-low-cost solar pubblicato a fine luglio, emerge un dato che stride: nel 2024 il costo medio ponderato di installazione del solare utility-scale in Australia era di 171 centesimi per watt, secondo l’International Renewable Energy Agency. Praticamente lo stesso livello di prima. Il problema non è la cella: è il cantiere.
Il paradosso del 27,9%
Il contrasto è netto. L’efficienza di conversione misura quanta parte della luce incidente diventa elettricità: più alta è questa quota, meno pannelli servono a parità di produzione. Eppure, come osserva ARENA nella pagina di approfondimento sull’ultra-low-cost solar, il costo di implementazione del solare su larga scala in Australia non è sceso allo stesso ritmo del miglioramento tecnologico. Il costo installato di 171 centesimi per watt riferito al 2024 resta quasi fermo, mentre i moduli sono migliorati sensibilmente.
Non è un caso che ARENA abbia esteso di recente i finanziamenti per l’Australian Centre for Advanced Photovoltaics (ACAP) fino ai primi anni 2030: se la fisica delle celle sta facendo la sua parte, il collo di bottiglia è altrove. La domanda da porsi non è quanto efficiente sia il modulo, ma quanto costa metterlo a terra, collegarlo e farlo funzionare.
Il cantiere, non la cella
La spiegazione è nei numeri di sistema. Secondo l’aggiornamento del white paper di ARENA, il costo installato e il costo livellato dell’elettricità (LCOE) sono rimasti sostanzialmente stagnanti negli ultimi anni: pressioni inflazionistiche, requisiti di connessione alla rete e costi di capitale più elevati hanno compensato la riduzione dei prezzi dei moduli. Tradotto: anche se la cella costa meno, il progetto nel suo insieme non scende.
Il punto è che i costi di bilancio di sistema (BOS) — manodopera, opere civili, connessione alla rete e consegna del progetto — rappresentano ora una componente significativa e, in molti casi, dominante del costo totale del progetto. E, scrive ARENA, questi costi sono stati relativamente resistenti alla riduzione. È qui che si sposta la partita: non più solo la chimica del silicio, ma la logistica, i permessi, le opere elettriche e la gestione del cantiere. Se il modulo non basta più a trascinare giù il costo, servono scala e standard di sistema.
Vale la pena distinguere le metriche. Il costo installato si misura in centesimi per watt di capacità; l’LCOE in dollari per megawattora prodotto. Un’efficienza più alta aiuta l’LCOE perché aumenta la produzione a parità di superficie, ma se i costi BOS dominano e non scendono, quel vantaggio si riduce. In Australia il freno non è la fisica della cella: sono i processi e i costi che stanno intorno al pannello.
30-30-30 e la sfida americana
Se il cantiere è il freno, la risposta australiana ha un nome preciso. L’ambizione 30-30-30 di ARENA punta a raggiungere, entro il 2030, il 30% di efficienza dei moduli a un costo installato di 30 centesimi per watt nel solare su larga scala. Se realizzata, il costo livellato dell’elettricità potrebbe scendere sotto i 20 dollari per megawattora: circa un terzo del costo attuale del fotovoltaico, secondo ARENA.
Il confronto con gli Stati Uniti aiuta a leggere l’ambizione australiana. Il Solar Energy Technologies Office del Dipartimento dell’Energia statunitense ha fissato per il fotovoltaico utility-scale un LCOE non sovvenzionato al punto di connessione alla rete di 0,03 dollari per kWh entro il 2025 e 0,02 dollari per kWh entro il 2030. Il programma SunShot 2030 segue la stessa traiettoria. La differenza è nella metrica: gli Stati Uniti si concentrano sull’LCOE, l’Australia sull’efficienza e sul costo installato. Entrambe, però, devono fare i conti con gli stessi costi di sistema che hanno frenato la discesa fin qui.
Il 2030 è tra poco più di quattro anni. Da qui ad allora, il numero da monitorare non è più solo l’efficienza del 27,9%: è se i costi di sistema riusciranno a portare il costo installato sotto i 171 centesimi per watt e l’LCOE sotto i 20 dollari per megawattora.




