Centrale A2A ferma per sciopero, ma il nodo resta il piano di riconversione bloccato da anni.
Agosto in Sicilia: il condizionatore acceso, la bolletta che sale. Un mese fa, lo scorso 24 luglio, per quasi 24 ore la paura di restare al buio è stata più di una metafora. Dalle 22 del 23 luglio alle 21:59 del giorno dopo i tre gruppi della centrale A2A di San Filippo del Mela, in provincia di Messina, ultimo grande impianto a olio combustibile italiano, si sono spenti per uno sciopero dei dipendenti, preoccupati per il futuro del sito e del personale. La mobilitazione era stata annunciata nella circolare della FLAEI CISL dal titolo “Un silenzio che vale più di mille parole”, diffusa al termine dell’incontro del 22 luglio tra A2A e le organizzazioni sindacali.
Aria condizionata accesa, centrale spenta
La scena racconta un’apparente contraddizione: sono stati gli stessi lavoratori a fermare un impianto che, a distanza di un anno, Terna continua a ritenere essenziale per il 2027. L’incontro del 22 luglio era dedicato all’approfondimento del piano industriale della BU Generazione di A2A, con un focus proprio sulla centrale siciliana. È lì che i tre segretari nazionali di categoria di Flaei Cisl, Filctem Cgil e Uiltec hanno chiesto con determinazione la riapertura della cabina di regia, mentre l’azienda si è detta pronta ad aprire un tavolo permanente. Sul breve periodo resta il gesto di chi lavora nella centrale: uno sciopero di un giorno dichiarato da Terna compatibile con la rete, quasi a sottolineare che il problema non è tecnico ma di prospettiva.
La domanda che resta aperta è semplice: se un impianto è davvero essenziale per il 2027, come è possibile che a fine luglio si sia arrivati a spegnerlo per protesta? La risposta non sta nello sciopero, ma nelle date e nei numeri che lo hanno preparato.
Dodici mesi senza progetto, seicento milioni altrove
A distanza di 12 mesi da quanto illustrato nel 2025, per San Filippo del Mela non si è realizzato alcun progetto, come si legge nell’aggiornamento sindacale sul piano industriale di A2A. Non è un ritardo qualunque: l’istanza per ottenere l’autorizzazione alla riconversione è stata presentata nel 2019 e il via libera è arrivato solo a novembre 2023. Lo ha ricostruito il sindaco di San Filippo del Mela, Gianni Pino: dall’istanza all’autorizzazione sono trascorsi quattro anni; e il Comune ha verificato che A2a non ha più quello slancio per attuare l’iniziativa, a causa di problemi legati alla distribuzione della produzione che si andrebbe a fare.
Il tempo, in questa storia, non è neutro. Quattro anni per un’autorizzazione sono quattro anni in cui l’impianto resta in attesa mentre Terna continua a considerarlo essenziale per il 2027, cioè tra poco più di un anno. Se la rete lo dà per necessario, l’assenza di un progetto non è una questione solo sindacale: riguarda chi quella rete la usa, dalle famiglie con il condizionatore acceso in agosto alle imprese che pagano la corrente nei mesi di picco.
Il confronto diventa impietoso guardando dove i capitali invece arrivano. Per la centrale di Monfalcone A2A ha messo in campo un investimento da oltre 600 milioni di euro e ha fatto sapere, lo scorso maggio, di contare sul completamento nel secondo trimestre del 2027. In Sicilia, nello stesso arco di anni, il risultato è stato un’autorizzazione arrivata dopo quattro anni e, a dodici mesi dall’illustrazione del 2025, nessun progetto realizzato. I numeri dicono che la riconversione di San Filippo del Mela non è mai partita; i capitali, intanto, sono andati altrove.
Settembre: il tavolo che può dire se aspettare ancora
Dal confronto tra i numeri si passa all’unico impegno concreto che resta sul tavolo. I segretari nazionali di categoria hanno richiesto la riapertura della cabina di regia e A2A si è detta pronta ad aprire un tavolo permanente: l’azienda comunicherà a breve alcune date per organizzare il primo incontro entro settembre. Non c’è altro, per ora: nessun cronoprogramma, nessun cantiere, soltanto la promessa di un confronto ravvicinato.
Per chi paga la bolletta in Sicilia, la notizia non è più lo sciopero di fine luglio ma questa scadenza. Se a settembre dal tavolo uscirà un cronoprogramma e non un’altra promessa, si capirà se l’attesa è davvero finita.



