Il traguardo del mercato elettrico nazionale convive con l’avvertimento di Squadron Energy sui limiti di solare e batterie.

51% e 5x: due numeri che non dovrebbero stare nella stessa frase. Eppure descrivono lo stesso sistema elettrico australiano. Nel quarto trimestre del 2025, per la prima volta, rinnovabili e stoccaggio hanno coperto più della metà del fabbisogno energetico totale nel mercato elettrico nazionale australiano, il NEM. Ma secondo l’analisi di Squadron Energy, costruire l’intera rete affidandosi esclusivamente a ibridi solari richiederebbe un’infrastruttura cinque volte più grande.

Il 51% che riscrive la curva

Il dato più preciso arriva dal Clean Energy Regulator: secondo i dati diffusi dall’agenzia governativa, nel quarto trimestre 2025 le rinnovabili hanno fornito il 51% dell’elettricità complessiva nel NEM. È la prima volta che la penetrazione media delle fonti rinnovabili supera il 50% in un trimestre. Non si tratta di un picco isolato di una singola ora favorevole, ma di una media trimestrale che per la prima volta ha superato la metà della domanda.

A rendere possibile il sorpasso c’è anche una spinta dallo stoccaggio. Secondo un rapporto del Clean Energy Council, nel quarto trimestre 2025 sono stati aggiunti 1 GW / 2,3 GWh di capacità utility-scale. Il record precedente, fissato appena tre mesi prima, era di 541 MW / 1.766 MWh: il nuovo dato lo ha più che triplicato. L’anno si è chiuso con 1,9 GW / 4,9 GWh di batterie utility-scale installate nel 2025, una quantità superiore alla produzione cumulata dei precedenti otto anni, pari a 2,2 GW / 3,8 GWh.

Ma se il traguardo è storico, perché proprio ora Squadron Energy mette in guardia contro un sistema basato solo su ibridi solari?

Il paradosso dell’ibrido solare

Proprio mentre il NEM registra il primo trimestre sopra il 50%, a fine luglio l’analisi di Squadron Energy introduce una tensione. L’azienda ha quantificato uno scenario limite: se l’intero sistema elettrico nazionale fosse costruito esclusivamente su ibridi solari, servirebbero cinque volte più infrastrutture rispetto a un mix più ampio. Il dato non entra nei dettagli ingegneristici, ma dà l’ordine di grandezza della monocultura tecnologica: per coprire la stessa domanda affidandosi a una sola tipologia di impianto servirebbe una rete molto più estesa, con più generazione, più accumulo e più connessioni.

Il messaggio è esplicito. «Non si può costruire un intero sistema elettrico basato esclusivamente su ibridi solari», ha avvertito Rob Wheals, CEO di Squadron Energy. La soglia del 51%, in altre parole, non è una licenza a semplificare il mix: è la prova che il sistema sta diventando più pulito, ma anche più complesso da pianificare. L’avvertimento arriva mentre solare e batterie sono le tecnologie più visibili della transizione, e proprio per questo rischiano di diventare la risposta automatica a ogni problema di nuova domanda.

Se il solare puro non è la risposta, da dove arrivano i capitali per costruire il mix giusto di tecnologie?

Australia contro India: la gara per i capitali e i 12 TWh

La risposta non è solo tecnica: è finanziaria. Secondo James Katsikas, l’Australia deve competere con giurisdizioni come l’India per attrarre il capitale estero necessario ad ampliare il mix tecnologico oltre gli ibridi solari. Nel caso indiano, ha osservato Katsikas, i siti vengono individuati, i finanziamenti collegati e le tempistiche di consegna fissate in sei anni. È una concorrenza diretta sui tempi e sulla prevedibilità, non solo sui costi.

A rendere più urgente la partita c’è la domanda dei data center. Rob Wheals ha indicato che la domanda prevista fino al 2030 vale circa 12 TWh di elettricità aggiuntiva. È una cifra da confrontare con la generazione esistente: non è un dettaglio di nicchia, ma un pezzo di domanda che può assorbire rapidamente la nuova capacità rinnovabile e mettere sotto pressione il sistema se i capitali non arrivano in tempo. Il dato da osservare, da qui in avanti, non è più solo la quota rinnovabile, ma la capacità di attrarre investimenti prima che la domanda si materializzi.

Il 51% è un punto di partenza, non un punto di arrivo. Nei prossimi mesi il numero da tenere d’occhio non è più solo la penetrazione delle rinnovabili, ma 12 TWh: la domanda aggiuntiva dei data center che metterà alla prova la capacità dell’Australia di finanziare un mix elettrico davvero sostenibile.