La proposta Ue rafforza la competitività, ma sposta il peso della transizione su famiglie e trasporti.

Quando arriva la bolletta dell’energia, pochi pensano a un mercato delle quote di emissione nato nel 2005. Eppure dallo scorso luglio quel mercato è di nuovo al centro del tavolo europeo, e la partita riguarda più da vicino di quanto sembri i costi di imprese e famiglie. Il 17 luglio 2026 la Commissione europea ha proposto una revisione mirata del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE, l’EU ETS, per rafforzare la competitività industriale europea e sostenere l’obiettivo climatico dell’UE per il 2040.

Il mercato dietro la bolletta

È proprio questo meccanismo, nato nel 2005 e arrivato alla quarta fase, che la Commissione vuole rivedere. L’EU ETS è stato il primo sistema internazionale di scambio di emissioni al mondo e oggi opera nella sua quarta fase di scambio, che copre il periodo 2021-2030. In questo mercato il prezzo del carbonio è lo strumento che orienta gli investimenti industriali: un costo che, direttamente o indirettamente, finisce nei prezzi dell’energia che pagano anche le famiglie.

La proposta di luglio definisce il quadro giuridico per la Fase 5 dell’ETS UE (2031-2040), allineando il sistema all’obiettivo di una riduzione netta del 90% delle emissioni di gas serra entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. Un obiettivo non improvvisato: già lo scorso febbraio la legge europea sul clima ha fissato quel traguardo come passaggio necessario per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. La domanda, però, è se la revisione regga davvero questo percorso o sia soprattutto una risposta alla pressione politica dei settori industriali.

Chi vince e chi perde con la revisione

Se l’obiettivo dichiarato è rafforzare la competitività, il primo banco di prova sono le reazioni di chi osserva il quadro climatico da vicino. A fine luglio, il centro studi E3G ha pubblicato un’analisi critica della proposta: la Commissione ha mantenuto alcune fondamenta essenziali del sistema, «ma ha ceduto alla pressione politica per indebolirlo come soluzione rapida a problemi più ampi». Il risultato, scrive ancora il centro studi, «tira in due direzioni»: da un lato rafforza il sostegno agli investimenti per la decarbonizzazione industriale, dall’altro indebolisce parte del quadro pensato per guidarli.

Per E3G, il Parlamento e il Consiglio europei dovranno ripristinare la capacità dell’ETS di generare un prezzo del carbonio credibile e entrate robuste da investire nella competitività di lungo periodo. Il punto che tocca più da vicino famiglie, agricoltura e trasporti è un altro: secondo il centro studi, la revisione rischia di spostare su questi settori ulteriori sforzi di riduzione delle emissioni, il che potrebbe mettere a rischio il raggiungimento degli obiettivi climatici complessivi per il 2040 e il 2050. In parole povere: se il peso delle riduzioni si sposta dall’industria alle famiglie, il costo della transizione cambia forma, non scompare.

Resta da capire se questa revisione sia un caso isolato o il segnale di una tendenza più ampia. Ed è qui che conviene allargare lo sguardo oltre l’Europa.

Il contesto globale: 41 mercati e la mossa cinese

La revisione europea non avviene nel vuoto: il mondo delle emissioni è già un mosaico di sistemi. Secondo il rapporto annuale di ICAP sul commercio di emissioni, 41 sistemi di scambio di quote coprono oggi il 26% delle emissioni globali di gas serra. E le regole si stanno muovendo anche altrove: la Cina, secondo lo stesso rapporto, passerà a un tetto assoluto di emissioni entro il 2027. Per chi osserva dal basso, il punto non è il numero di mercati ma quale direzione prenderanno le regole nei prossimi mesi.

Per chi non fa politica climatica di professione, il consiglio è semplice: non serve diventare esperti di quote e prezzi del carbonio, ma vale la pena tenere d’occhio i negoziati sulla Fase 5 nei prossimi mesi. Le regole del mercato delle quote toccheranno costi e scelte di imprese e famiglie — dall’industria ai trasporti, fino alle bollette. Meglio seguire i prossimi passaggi, non subirli.