Manutenzione straordinaria da 2,08 milioni: il divario tra 1,9 MW esistenti e 8 MW promessi resta da colmare.
La scadenza è passata da tre giorni. Martedì scorso, 18 agosto, si è chiuso il termine per presentare offerte per la manutenzione straordinaria degli impianti fotovoltaici sugli edifici pubblici di Roma Capitale: un bando pubblicato lo scorso 20 luglio, con un importo a base d’asta di 2.079.455 euro. Il numero scomodo, però, non è la data. È il divario tra gli 1,9 MW già installati su scuole e uffici pubblici e gli 8 MW promessi entro la fine del 2026. E mentre la gara per riparare l’esistente è già chiusa, resta aperta la domanda su chi costruirà il resto.
Due milioni per riparare, non per crescere
Roma Capitale si è data un obiettivo preciso: arrivare a 8 MW di fotovoltaico su edifici pubblici entro il 2026. La realtà, per ora, è un’altra: si contano 1,9 MW di impianti già installati su scuole e uffici pubblici. La distanza tra i due numeri si misura in infrastruttura da costruire, autorizzazioni da ottenere, progetti da finanziare.
Eppure, la gara appena chiusa non serve a costruire nulla di nuovo. L’accordo quadro riguarda i lavori di manutenzione straordinaria degli impianti fotovoltaici esistenti. In pratica: due milioni e passa per riparare ciò che già c’è, mentre l’obiettivo dichiarato richiederebbe più che quadruplicare la potenza installata nell’arco di pochi mesi. Il bando è scaduto, le offerte sono sul tavolo. Ma la domanda di fondo resta: quanto costa davvero tenere in vita l’esistente?
Il 40% che non vedi
La risposta è nascosta in un dettaglio dell’atto di gara: i costi della manodopera ammontano a 831.782,03 euro. Circa il 40% dell’importo a base d’asta di 2.079.455 euro. Non è una voce accessoria: è il segnale che la manutenzione straordinaria di impianti fotovoltaici è un lavoro ad alta intensità di personale qualificato, con costi che non si comprimono facilmente.
E non riguarda solo Roma. Secondo Wood Mackenzie, in Europa più di 16 GW di sistemi solari hanno attualmente oltre 10 anni di vita, e la stima indicava un balzo fino a 100 GW entro il 2025. Già nel 2025, in altre parole, il parco impianti europeo è entrato nell’età in cui la manutenzione cessa di essere un’eccezione e diventa un costo strutturale della transizione. Per Roma il messaggio è chiaro: i 2,08 milioni stanziati ora non sono una tantum, ma la prima rata di un impegno destinato a ripetersi. Se il parco installato invecchia e i tempi della transizione non accelerano, la spesa in manutenzione crescerà insieme alla potenza da mantenere. Il bando di luglio racconta questo paradosso: si spende per non perdere terreno, non per guadagnarne.
Se la manutenzione costa così tanto, la domanda si sposta dall’altra parte della filiera: chi sta investendo per il nuovo?
Tre milioni per sognare 8 MW
Per avere un termine di paragone basta guardare a un’altra città italiana. A Sassari, la realizzazione e la gestione di 24 impianti fotovoltaici nelle scuole comunali, insieme alla presa in carico della gestione degli impianti elettrici di 70 edifici, vale un investimento da 3 milioni di euro. Qui la cifra copre non solo la manutenzione, ma la costruzione di impianti nuovi e la gestione completa dell’infrastruttura elettrica. A Roma, con 2,08 milioni, si ripara soltanto l’esistente.
Il confronto non è perfetto — dimensioni, complessità e mercati della manodopera cambiano — ma indica la direzione: i 2,08 milioni per riparare equivalgono a circa due terzi dei 3 milioni che a Sassari servono per costruire, gestire e prendere in carico impianti nuovi insieme agli impianti elettrici. La manutenzione sta diventando una voce che erode la capacità di investimento sul nuovo. Il bando di Roma Capitale suggerisce che la transizione del settore pubblico viaggia su due binari separati: da una parte risorse per non far morire quel poco che c’è, dall’altra un obiettivo — 8 MW — che per ora resta un numero su un documento.
Il bando è chiuso da tre giorni. Ora tocca a chi ha vinto dimostrare che la manutenzione può tenere in vita l’esistente, mentre qualcun altro trova i progetti e i finanziamenti per i MW che mancano. Resta aperta la domanda: chi realizzerà davvero il salto da 1,9 a 8 MW entro il 2026? E con quali tempi, se la gara per la sola manutenzione è già scaduta tre giorni fa?




