Il progetto di Perth è l’unico in cantiere, mentre i grandi impianti verdi sono sospesi o cancellati.
Se vi siete chiesti quando l’idrogeno smetterà di essere un titolo e diventerà un pieno, guardate Perth: lì sta nascendo il progetto Hydrogen Refueller @H2Perth, il primo progetto idrogeno di Woodside arrivato alla fase di costruzione. L’obiettivo iniziale è di 235 chilogrammi al giorno, con la prima produzione di idrogeno prevista per questo secondo semestre 2026. Nel frattempo, gli impianti verdi miliardari sono stati sospesi o cancellati.
Un distributore da 235 kg al giorno
L’intesa con lo Stato dell’Australia Occidentale risale al luglio 2023: il progetto Hydrogen Refueller @H2Perth è finanziato nell’ambito del programma Hydrogen Fuelled Transport Program, che vale 10 milioni di dollari australiani. Secondo il tracker HyResource di CSIRO, è il primo progetto idrogeno di Woodside a raggiungere la fase di costruzione ed è cofinanziato dal programma di trasporto a idrogeno del governo dell’Australia Occidentale.
Numeri alla mano, 235 kg al giorno sono una goccia. Non cambiano il bilancio energetico di una città: servono a tenere acceso un cantiere e ad alimentare un numero limitato di mezzi dimostrativi. E allora la domanda diventa: dove stanno andando davvero i miliardi promessi per la transizione?
Miliardi promessi, progetti tagliati: la matematica che non torna
Per capire quella sproporzione servono i numeri, non gli slogan. Woodside ha un obiettivo di investimento di 5 miliardi di dollari USA in nuovi prodotti energetici e servizi a basse emissioni di carbonio entro il 2030, e dichiara una spesa cumulativa di 2,5 miliardi di dollari dal 2021. Nel frattempo, la parte verde del portafoglio si è sgonfiata: già nel settembre 2024 Woodside Energy ha sospeso due progetti di idrogeno verde in Australia e Nuova Zelanda con una capacità combinata di 2,3 GW, come riportato da la testata PV Magazine Australia.
Nel luglio 2025 è arrivata la cancellazione formale di H2OK, il progetto di punta dell’idrogeno verde di Woodside negli Stati Uniti, per motivi di costi e domanda inferiore alle attese: lo documenta la testata specializzata gasworld. In altre parole, mentre il contatore della spesa sale, i progetti verdi che dovevano produrre idrogeno rinnovabile su larga scala vengono accantonati. Per un’impresa che deve scegliere come muoversi, 2,5 miliardi già spesi non sono una garanzia di idrogeno verde: sono la prova che i progetti si selezionano sulla base di costi e domanda reale, non degli annunci.
Ammoniaca, navi e distributori: dove guardare davvero
Arrivati qui, la domanda non è più se l’idrogeno arriverà, ma in quale forma conviene scommettere. Il progetto di ammoniaca di Woodside si chiama Beaumont New Ammonia, in Texas: punta a 1,1 milioni di tonnellate all’anno, con la prima produzione di ammoniaca indicata per la seconda metà del 2025. Non sono i 235 kg al giorno del distributore di Perth: è chimica industriale, con una scala che interessa i grandi consumatori.
Sempre a Beaumont, in Texas, l’impianto OCI Clean Ammonia a Beaumont è considerato il primo impianto di ammoniaca a basse emissioni su larga scala al mondo: costruzione iniziata nel dicembre 2022, produzione inizialmente attesa per il 2025 e una prima fase capace di catturare e sequestrare 1,7 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. La concorrenza, intanto, corre sulla stessa strada: nell’aprile 2025 CF Industries, JERA e Mitsui hanno annunciato la joint venture Blue Point One in Louisiana, presentata come il più grande impianto di ammoniaca a basse emissioni al mondo.
La partita logistica è altrettanto concreta. Nel 2023 Woodside, con HD Korea Shipbuilding & Offshore Engineering e Hyundai Glovis, ha completato uno studio dettagliato per una nave destinata al trasporto di idrogeno liquido su larga scala. Anche qui il punto non è la singola stazione di rifornimento, ma la capacità di spostare grandi volumi in modo affidabile.
Non misurate la transizione dagli annunci: guardate i chilogrammi di idrogeno davvero prodotti, le tonnellate di ammoniaca in cantiere e le date di avvio. È lì che si decide se i miliardi diventano energia o restano promesse.




