Il regime olandese combina un contributo fino all’80% dei costi e un premio variabile legato alla produzione reale degli impianti
Ogni volta che in azienda si parla di idrogeno verde, la domanda è la stessa: «Sì, ma quando si parte davvero?». Lo scorso 6 agosto, mentre l’Europa era in pausa estiva, la Commissione europea ha approvato un regime di aiuti di Stato olandese da 780 milioni di euro per sostenere la produzione di idrogeno rinnovabile. Un segnale concreto, non un comunicato. Per capire se questo annuncio cambia qualcosa per un’impresa, conviene partire dal dubbio più comune.
Il dubbio che frena le imprese
L’idrogeno rinnovabile è da anni il classico argomento di cui si parla più di quanto si faccia. Le imprese continuano a chiedersi se convenga davvero investire in elettrolizzatori, se i costi scenderanno abbastanza, se ci sarà qualcuno disposto a comprare l’idrogeno prodotto. È uno scetticismo legittimo, alimentato da annunci che spesso restano sulla carta. Ma dietro i 780 milioni approvati a inizio agosto non c’è solo un numero: c’è un meccanismo preciso, che merita di essere letto nei dettagli.
Il meccanismo dietro i 780 milioni
Il meccanismo, infatti, è tutto nei dettagli. Il regime olandese non è un assegno in bianco: prevede una sovvenzione diretta che combina un contributo agli investimenti fino all’80% dei costi e un premio variabile su 5-10 anni. In pratica, due forme di sostegno: una parte copre subito gran parte della spesa per costruire l’impianto, l’altra accompagna la produzione negli anni, legata al funzionamento reale dell’impianto.
Questo schema non nasce dal nulla. La Commissione europea ha adottato il Clean Industrial Deal State Aid Framework (CISAF) il 25 giugno 2025, un quadro di regole che ha sostituito il precedente Temporary Crisis and Transition Framework. Il regime olandese si inserisce in questo contesto nuovo. E non è nemmeno il primo: la Commissione aveva già approvato due schemi olandesi per l’idrogeno rinnovabile, uno nel luglio 2023 da 246 milioni di euro e un altro nel luglio 2024 da 998 milioni. I 780 milioni di quest’estate sono il terzo tassello di una linea che i Paesi Bassi stanno portando avanti con costanza.
Quanto produrrà davvero questo regime? Le stime indicano che dovrebbe aggiungere circa 400 MW di capacità di elettrolisi, con una produzione fino a 40 kt di idrogeno rinnovabile all’anno e circa 324 kt di CO2 evitate ogni anno. Non sono numeri che risolvono da soli la transizione, ma danno un’idea concreta della scala: impianti reali, produzione misurabile, emissioni evitate.
Cosa fare ora (e cosa aspettarsi)
Qui emerge il paradosso che ogni impresa dovrebbe tenere a mente. Da un lato, le risorse ci sono: 780 milioni di euro, con un contributo agli investimenti che può arrivare fino all’80% dei costi. Dall’altro, non è denaro che arriva in automatico: il regime sarà assegnato tramite una procedura di gara competitiva che si concluderà entro il primo trimestre del 2027.
Tradotto in termini pratici: chi vuole cogliere questa opportunità non deve chiedersi «mi conviene?», ma «ho un progetto che regge una gara?». Il contributo copre gran parte dell’investimento, ma solo per chi presenta una proposta giudicata competitiva. E il premio variabile su 5-10 anni premia gli impianti che funzionano davvero, non quelli che restano sulla carta.
Non aspettatevi un assegno automatico: l’idrogeno rinnovabile va conquistato in gara, con progetti solidi e tempistiche chiare. I prossimi mesi sono il momento di preparare la candidatura, non di chiedersi se conviene. Più risorse ci sono, più la competizione diventa il vero banco di prova.




